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  • domenica 24 settembre 2017

Le deliziose torte in scatola dell’Alaska

Sono le uniche che si riescono a preparare in molti paesini isolati, sostituendo la maionese alle uova e adattandole ai gusti locali (per esempio l'insalata di lardo)

Sarah Nugent prepara una torta per raccogliere fondi per una chiesa luterana a Kodiak, in Alaska, nel luglio 2011 (James Brooks/Kodiak Daily Mirror)

Le torte fatte coi preparati, quelle che si comprano in scatola e si preparano aggiungendo ingredienti freschi come latte, burro o uova, non sono esattamente succulente: spesso sono preparate all’ultimo momento per occasioni semplici e da cuochi non molto esperti. C’è chi però le considera una vera prelibatezza: nei paesini isolati dell’Alaska, dove le temperature toccano i meno 30 gradi, una torta in scatola è un lusso che richiede maestria per essere cucinata.

Per raggiungere la città di Gambell, sull’isola di Saint Lawrence, ci vogliono 90 minuti di volo da Anchorage, la città più grande dell’Alaska, e poi un’altra ora di volo sul mare di Bering. La città si può raggiungere solo via mare e via aria, non ci sono impianti idraulici né acqua potabile, e trasportare beni a breve scadenza è complicato e inutile. I negozi sono poco guarniti, vendono soprattutto cibo sottovuoto, in latte o barattoli, che le persone comprano soprattutto nei momenti di magra, negli anni poco floridi in cui non sono riusciti a cacciare, pescare e conservare abbastanza carne di renna, caribù, salmone e mammiferi marini, e non hanno raccolto abbastanza bacche. Nonostante questo, racconta Julia O’Malley sul New York Times, «troverete sempre ovunque un preparato per torta».

Cookie

Un preparato per biscotti in un supermercato a Chicago (Scott Olson/Getty Images)

Mentre in Europa e nel resto degli Stati Uniti i preparati per torta vendono sempre meno, e chi vuole un buon dolce lo compra in pasticceria o se lo fa a casa, nelle comunità rurali dell’Alaska sono spesso le uniche torte possibili, quelle che non mancano mai nelle occasioni importanti e che vengono vendute per raccogliere fondi. Cynthia Erickson, proprietaria dell’unico negozio di alimentari di Tanana, un paesino di 300 persone lungo il fiume Yukon, ha spiegato a O’Malley che «le torte in scatola sono al centro del nostro piccolo mondo. Ne ho ben quattro maledetti scaffali pieni». La sua bottega è un tipico mini market poco fornito, dove i prodotti vengono trasportati con piccoli aerei e chiatte e costano il triplo che nel resto degli Stati Uniti. Il latte e le uova vanno a male troppo presto, gli scaffali sono pieni di conserve e barattoli e i preparati per torta sono praticamente l’unica cosa in vendita che bisogna cucinare prima di mangiare.

Il risultato è che le torte in scatola vengono preparate in modo inventivo, sostituendo quel che manca con quel che si ha a disposizione, adattandolo al gusto locale e mescolandolo al volo con i prodotti che si rovinerebbero in poco tempo. Preparare torte è diventata un’arte e quasi ogni paesino ha una sua “signora delle torte”, la più abile di tutte, spesso l’unica, a prepararle, che sia per hobby, per affari o per beneficenza. Nel nord le torte ricoperte di zucchero e decorate con le foto di squadre di Inuit (cioè di eschimesi, come si chiamano loro) a caccia di balene, che vengono servite con la mikigaq, carne di balena fermentata. Nella costa occidentale i preparati sono mescolati a uova di gabbiano; nell’interno le torte di ananas sono accompagnate con insalata di lardo, zucchero, bacche e pesce.

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Una torta preparata per il candidato repubblicano al Senato Joe Miller a un evento di campagna elettorale ad Anchorage, nel 2010 (Eric Engman/Getty Images)

«A volte non hai abbastanza ingredienti per fare una torta normale» spiega Erickson, che spesso cucina torte per una chiesa cattolica. «Magari non hai il burro, o il latte», ma in un modo o nell’altro da una torta in scatola si tira sempre fuori qualcosa: la maionese può essere usata al posto delle uova, altre ricette richiedono solo un preparato e una bottiglia di Sprite. Erickson è famosa per la sua torta al rum, una ricetta ereditata dalla madre, fatta mescolando un preparato (per la precisione, il yellox cake mix, fatto con farina, lievito e zucchero), budino istantaneo alla vaniglia e mezzo bicchiere di Bacardi. A Unalakleet, 500 chilometri a ovest di Tanana, Donna Erickson è un’altra famosa “signora dalle torte”. Il suo maggior successo l’ha inventato in fretta e furia mentre preparava un pasto alla buona, ed è una specie di torta margherita cotta in teglia per fare prima. «Ho mescolato la gelatina all’arancia con due tazze di salmonberry (un frutto simile al lampone, ndr). L’ho versata sulla torta e l’ho buttata in frigo. Tutti poi mi dicevano “wow, me ne puoi fare una?». Il salmonberry è uno dei gusti più diffusi insieme al mirtillo della tundra e al cranberry, un’altra bacca rossa.

Nella città più a nord dell’Alaska, Utqiagvik (prima conosciuta come Barrow) la pasticciera Mary Patkotak è un’esperta di come sfornare torte spendendo poco e guadagnando molto: da un miscuglio per una torta al cioccolato tira fuori la sua richiestissima torta di cioccolato e ciliegie. Acquistare una scatola di preparato in negozio costa 4,59 dollari, 3,89 euro, su Amazon, dove la ordina, bastano 1,29 dollari, poco più di un euro. I preparati non arrivano mai in tempo ma per Patkotak è ancora meglio, dato che può chiedere il rimborso ad Amazon Prime. Cucina le sue torte e i suoi cupcake nel giorno di paga in base agli ordini ricevuti sulla sua pagina Facebook; ne spedisce anche molte, su piccoli aerei e cargo: «Non abbiamo pasticcerie. Abbiamo pochi ristoranti. La gente desidera da morire una torta appena fatta».

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Alfred John e Diana Coffin, una coppia di eschimesi Inupiat appena sposati, in posa davanti agli amici con la torta di nozze, Noorvik, Alaska, 22 gennaio 2010 (AP Photo/Carolyn Kaster)

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