Il più famoso sito americano di fact-checking ha dei problemi

Sono iniziati col divorzio dei due soci fondatori, e proseguiti con una criptica campagna di "salvataggio" del sito

Snopes non è molto famoso in Italia ma è uno dei migliori siti di fact-checking al mondo: uno di quelli che provano, riuscendoci spesso, a smentire bufale, leggende metropolitane, dichiarazioni false e dati inesatti. Esiste dal 1995 e da qualche mese è stato scelto da Facebook per collaborare, insieme ad altri siti, al controllo delle notizie pubblicate sul social network. Come ha scritto su Wired Michelle Dean, Snopes «è un ottimo modo per spegnere le bufale piazzate in giro per Facebook dagli amici di vostra sorella». Negli Stati Uniti Snopes è famoso (lo citano pure i Griffin) e considerato molto affidabile. Non ha smesso di esserlo, ma negli ultimi mesi ha avuto problemi societari dovuti alla gestione di certe quote e alla divisione dei tanti soldi ricavati grazie alla pubblicità.

Dean ha raccontato su Wired come è nato Snopes, come è cresciuto e come sono nati i recenti e non ancora risolti problemi. È una storia interessante perché inizia «prima che Google diventasse un verbo», passa attraverso l’11 settembre e arriva fino a Donald Trump, uno che ha dato molto da fare al sito. È interessante anche che la storia di un influente sito con milioni di lettori si sia sovrapposta al matrimonio e al successivo divorzio tra due persone. Come spiega Dean, sembra che sia proprio dal loro divorzio che siano iniziati i recenti problemi societari.

Le due persone più importanti nella storia di Snopes sono David Mikkelson, fondatore e attuale responsabile del sito, e Barbara Hamel, che l’ha creato insieme a lui ma se ne è andata dopo il loro divorzio. Mikkelson è un ex programmatore che gestisce dalla sua casa di Los Angeles le 16 persone che lavorano per Snopes in remoto, da varie parti degli Stati Uniti.

La parola “Snopes”, che non significa niente di preciso, deriva dal nickname che Mikkelson si scelse nei primi anni Novanta per partecipare su Usenet (una specie di antenato dei forum online) al gruppo alt.folklore.urban, che provava a smentire falsi miti di vario tipo. Il nome deriva da una trilogia di Willam Faulkner ma Mikkelson ha detto di averlo scelto perché era «corto, accattivante e capace di farsi notare».

Nei primi Novanta Hamel aveva trent’anni, viveva in Canada col suo marito e faceva la segretaria e la bibliotecaria. Lei e Mikkelson si conobbero su Usenet, nel 1994 lei andò a vivere con lui in California e due anni dopo si sposarono. In quel periodo era anche arrivato internet come lo conosciamo oggi, più o meno, e i due aprirono Snopes rimettendo in ordine tutti i falsi miti già smentiti su alt.folklore.urban. All’inizio gestire il sito era un hobby, e più che smentire false dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti si occupava di catene di Sant’Antonio e cose simili. Cercavano di smentire cose bizzarre-e-basta, più che fare fact-checking su notizie ben più importanti. Nel farlo si fecero notare da qualche lettore e qualche giornale locale, ma niente di grosso.

Le cose cambiarono improvvisamente l’11 settembre 2001. Il giorno seguente Snopes pubblicò un articolo per dire che no, non era vero che nel Sedicesimo secolo Nostradamus aveva previsto l’attacco, e da lì in poi iniziò ad occuparsi di cose sempre più serie. Da argomenti frivoli passò a cose come «il debunking della leggenda metropolitana sui 4mila israeliani che rimasero a casa la mattina dell’11 settembre». I giornali iniziarono a prendere Snopes molto più sul serio, così come i lettori.

Nel 2003 Mikkelson lasciò il suo lavoro per dedicarsi al sito a tempo pieno e insieme ad Hamel creò la società Bardav (dalle prime tre lettere di Barbara e David), dividendosi le quote a metà. Lei si occupava della gestione amministrativa, lui della parte tecnica del sito; entrambi continuarono a fare ricerche e scrivere articoli. Iniziarono anche ad assumere dipendenti e, tra il 2008 e il 2009, furono tra quelli che smentirono le bufale sul certificato di nascita di Barack Obama.

Nel maggio 2014 Mikkelson e Hamel si separarono: nessuno dei due ha mai spiegato perché, ma sembra che c’entri il fatto che a un certo punto – «prima che lei lasciasse lui», ha scritto Dean – lui iniziò a vedersi con Elyssa Young, una donna che aveva lavorato come escort, e che in seguito è diventata sua moglie (nonché impiegata amministrativa di Snopes). Dean ha spiegato così le questioni alla base dei recenti problemi di Snopes:

Dai documenti si vede che, come in ogni brutta fine di un matrimonio, ci sono battaglie per i soldi e il controllo delle cose. Per almeno alcuni mesi del 2016, ci sono documenti che dicono che Snopes guadagnava più di 200mila dollari al mese grazie alla pubblicità. E sebbene ci fossero dipendenti da pagare, molti di quei soldi avanzavano per creare profitto. Barbara [Hamel] e David [Mikkelson] avevano ancora fette uguali di Bardav, il che vuol dire che Barbara [anche dopo il divorzio] continuava ad avere il 50 per cento dei guadagni. Sembra che David fosse infastidito dalla fetta di proprietà controllata da Barbara e nei documenti del divorzio scrisse che «da ormai molti anni lei non aveva fatto altro che controllare i conti del sito» mentre lui si occupava di tutti gli altri aspetti.

Nel luglio 2017 Hamel ha poi venduto il suo 50 per cento in Bardav alla società Proper Media, ottenendo in cambio 3,6 milioni di dollari. A incasinare le cose c’è il fatto che fino a pochi mesi prima Proper Media si occupava di vendere gli spazi pubblicitari del sito, ma che la collaborazione si era interrotta per via di alcuni disguidi.

Al momento ci sono almeno tre cause legali che girano intorno a Snopes e al suo controllo e ognuno dice la sua: Mikkelson si lamenta dell’ambigua posizione di Proper Media, Proper Media dice che lui gestiva male la società e che ha terminato un contratto in maniera illegale. Le uniche cose certe sono che negli ultimi mesi c’è una situazione di stallo e a fine luglio Mikkelson ha scritto che Proper Media «tiene in ostaggio il sito» impedendo che faccia soldi grazie alle pubblicità tramite collaborazioni con altre società. Mikkelson ha anche aperto il sito Save Snopes – senza spiegare troppo la vicenda, ma dicendo che il sito stava avendo problemi – una raccolta fondi per chiedere soldi per tenere aperto il sito. La campagna è andata molto bene e Snopes – che è ancora aperto e funzionante – ha raccolto poco meno di 700mila dollari. Le questioni legali tra Snopes e Proper Media restano invece aperte.

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