Ci sono 8 candidati alle primarie del M5S

Ma l'unico di cui avete sentito parlare è Luigi Di Maio

A diverse ore dalla chiusura del termine per presentare le candidature alle primarie del Movimento 5 Stelle per scegliere il candidato presidente del Consiglio alle prossime elezioni, sono stati diffusi i nomi degli altri sette candidati che potranno essere scelti dagli iscritti del partito. Il candidato principale, come si sapeva ormai da qualche giorno è Luigi Di Maio, ma oltre a lui ci sono anche Vincenzo Cicchetti, Elena Fattori, Andrea Davide Frallicciardi, Domenico Ispirato, Gianmarco Novi, Nadia Piseddu e Marco Zordan. I nomi sono stati pubblicato sul blog di Beppe Grillo, dove è specificato che si tratta di una lista “provvisoria” e che fino a domani pomeriggio potranno essere presentati documenti integrativi da parte dei candidati esclusi.

Di Maio è da anni indicato come il naturale candidato presidente del Consiglio del partito ed è fortemente appoggiato da Beppe Grillo e dalla Casaleggio Associati. L’altro leader del Movimento e alleato di Di Maio, Alessandro Di Battista, ha fatto sapere poche ore fa di non volersi candidare.

Dei sette candidati, Gianmarco Novi ha diffuso oggi pomeriggio un video per spiegare e presentare la sua candidatura.

Al momento comunque non si sa quando si potrà cominciare a votare né quando termineranno le votazioni. Si sa soltanto che il candidato sarà scelto entro il 23 settembre. Gli sfidanti di Di Maio avranno quindi un massimo di cinque giorni per fare campagna elettorale e farsi conoscere, mentre Di Maio è da anni la faccia principale del Movimento in tutti i talk show, nei comizi e negli altri eventi organizzati dal partito: una situazione che sostanzialmente annulla qualsiasi speranza di competere ad armi pari. Quasi nessun giornale od opinionista ha mai avuto dubbi sull’esito delle primarie che sono considerate quasi all’unanimità un escamotage per assegnare la guida al candidato già scelto da Grillo e dal suo staff.

Alle primarie si potevano candidare tutti coloro che sono stati eletti a un incarico con il Movimento 5 Stelle o coloro che sono ancora in carica, ma il cui mandato finirà entro il prossimo 28 febbraio. Significa che avrebbero potuto candidarsi tutti i consiglieri di circoscrizione, comunali, provinciali, regionali, sindaci, deputati e senatori eletti con il Movimento. In teoria avrebbero potuto candidarsi anche i parlamentari europei, ma nessuno degli eletti con il Movimento 5 Stelle concluderà il suo mandato prima del 2019.

Inoltre i potenziali candidati non dovevano aver «tenuto condotte in contrasto con i principi, valori, programmi, nonché con l’immagine del Movimento 5 Stelle, del suo simbolo e del suo Garante». In altre parole significa che per candidarsi era necessario ricevere l’avallo di Grillo e del suo staff. Ci si poteva invece candidare anche con un’indagine in corso nei propri confronti, una concessione fatta probabilmente per permettere a Di Maio di candidarsi: Di Maio infatti è indagato per diffamazione ai danni di Marika Cassimatis, ex candidata sindaca del M5S per Genova.

Permettere agli indagati di candidarsi è stata un’eccezione all’usuale severità del Movimento che ha prodotto diverse critiche da parte degli attivisti. Grillo e il suo staff sono stati costretti ad aggiungere un post scriptum al post in cui annunciavano la votazione e le regole molto permissive in fatto di indagati.

«Non c’è nessuna nuova regola riguardante chi ha procedimenti giudiziari in corso: in base al codice etico del MoVimento 5 Stelle gli indagati per fatti e comportamenti gravi, ancor prima che ci sia una sentenza della magistratura o addirittura ancor prima che ricevano un avviso di garanzia, vengono sospesi. Ciò esclude automaticamente la possibilità di una loro candidatura. E’ evidente, dunque, che chi in base al codice etico ha i requisiti per rimanere nel MoVimento 5 Stelle poi, di conseguenza, abbia anche i requisiti, e il diritto, di candidarsi»

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