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  • sabato 16 settembre 2017

La storia dei vitalizi per i parlamentari, spiegata semplice

Se ne riparla da ieri, per via di una vecchia polemica del Movimento 5 Stelle, ma in realtà i "vitalizi" veri e propri sono stati aboliti nel 2011

(ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Ieri i parlamentari italiani eletti per la prima volta in questa legislatura hanno maturato il cosiddetto “vitalizio”: la legislatura è infatti arrivata a 4 anni, sei mesi e un giorno, il termine minimo per poterlo ottenere. Per il Movimento 5 Stelle e alcuni giornali stata l’occasione per portare avanti una vecchia polemica contro i privilegi dei politici. In realtà non stiamo parlando di veri “vitalizi”, e la questione è più sfumata di quanto sembra.

I vitalizi veri e propri – una pensione aggiuntiva che in diversi casi in Italia superava i contributi effettivamente versati – sono stati aboliti alla fine del 2011 dal governo Monti. Il nuovo regolamento di Camera e Senato li ha ribattezzati “pensione dei deputati” e “pensione dei senatori”. Il metodo con cui vengono calcolate è diventato “contributivo”: significa che l’assegno è legato ai contributi che vengono effettivamente versati. Il risultato è stata una significativa riduzione dell’importo.

Secondo i calcoli della Camera dei deputati, a partire da ieri un deputato neoeletto e che concluderà il suo mandato senza ricandidarsi potrà godere di una pensione aggiuntiva di poco meno di 1000 euro una volta compiuti i 65 anni. Se invece sarà rimasto in carica per due legislature, potrà andare in pensione a 60 anni ottenendo circa 1.500 euro (una cifra comunque piuttosto contenuta). Da ieri possono usufruire della pensione aggiuntiva 608 neo-eletti fra deputati e senatori.

Il Movimento 5 Stelle ieri ha nuovamente protestato contro questo sistema: Alessandro Di Battista, fra gli altri, si è impegnato a “rinunciare” alla sua pensione. Sembra però che la proposta ufficiale del M5S sarà leggermente diversa: secondo la Stampa, chiederanno semplicemente alla presidenza di Camera e Senato di aumentare l’età minima per andare in pensione ai propri parlamentari, portandola a 67 anni.

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