Una democrazia basata sugli starnuti

È quella dei licaoni del Botswana, che secondo uno studio esprimono così il loro consenso alla proposta di andare a caccia

Licaoni al Bioparco di Roma (TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

Gli starnuti sono qualcosa che facciamo quando siamo malati: per noi umani sono una reazione automatica a una minaccia esterna, ma secondo una nuova ricerca sono il modo in cui i cani selvatici africani, detti anche licaoni, danno il proprio assenso a una proposta di altri membri del branco. La ricerca è stata pubblicata martedì sulla rivista scientifica Proceedings of the Royal Society, ed è il risultato di uno studio condotto da ricercatori statunitensi, britannici e australiani su cinque gruppi di cani selvatici in Botswana.

L’obiettivo dello studio era capire come il branco decide se andare a caccia o meno. Solitamente i licaoni tenuti sotto osservazione iniziavano a radunarsi e praticare “cerimonie di saluti propedeutiche alla partenza, socialmente complicate e che richiedono molta energia”; questi riti prevedono anche un certo numero di starnuti – che lo studio definisce “rapide e forti esalazioni nasali” – e i ricercatori hanno notato che maggiore è il loro numero più è probabile che il raduno si concluda con l’andare a caccia, come confermato dalle osservazioni e dai dati raccolti su 68 diversi raduni. La percentuale minima di starnuti richiesta non è costante, ma varia in base all’importanza dei membri che hanno proposto di andare a caccia: più membri autorevoli del branco starnutiscono, minore sarà il numero di starnuti necessario per approvare la proposta.

In particolare, la proposta di andare a caccia non è stata mai respinta quando era stata avanzata da un membro importante e aveva ricevuto almeno tre starnuti, mentre quelle fatte da licaoni meno autorevoli avevano bisogno di almeno dieci starnuti. Gli studiosi non sono però riusciti a stabilire se lo starnuto, e quindi il consenso, sia qualcosa di volontario o di automatico; inoltre ogni licaone può starnutire più volte ed esprimere quindi più di una volta il proprio consenso, al contrario di quanto è permesso nelle democrazie umane.

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