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  • giovedì 14 settembre 2017

Il presidente del Guatemala ha ottenuto l’immunità

Il parlamento ha votato per proteggere Jimmy Morales dalle indagini per corruzione, ma la sua immagine è ormai danneggiata

(AP Photo/Moises Castillo)

Il parlamento del Guatemala ha votato questa settimana per mantenere l’immunità di Jimmy Morales, ex comico televisivo eletto presidente nel 2015. Il voto era stato richiesto dal procuratore generale del Guatemala e dal capo di un’importante commissione anticorruzione delle Nazioni Unite che si trova nel paese e che sta indagando sui finanziamenti illegali ricevuti da Morales, dal suo partito e da altre due formazioni politiche. Visto l’alto numero di parlamentari coinvolti nel caso, ha scritto il New York Times, il voto per preservare l’immunità di Morales sembra essere stato un modo che hanno i politici delle varie formazioni di mostrare un fronte unito contro le indagini che li riguardano.

Anche se Morales è stato salvato dal voto trasversale di tutte le forze politiche, la sua vittoria alle ultime elezioni è arrivata proprio grazie a un’inchiesta simile a quella che oggi riguarda lui stesso. Nell’autunno del 2015, l’allora presidente Otto Pérez Molina fu indagato dalla commissione anticorruzione per corruzione e finanziamenti illeciti. Dopo venti giorni di proteste di piazza, Molina fu costretto a dimettersi e ad indire elezioni anticipate. Morales, all’epoca segretario del partito conservatore FCN, fece una campagna elettorale basata sulla lotta alla corruzione e su slogan come “Ni corrupto, ni ladrón”, “né un corrotto né un ladro”. Vinse le elezioni al secondo turno con più del 67 per cento dei voti.

Da circa un anno, però, Morales e la sua famiglia sono finiti sotto indagine da parte della stessa commissione anticorruzione che aveva causato la rovina politica del presidente Molina. Le prima accuse di corruzione risalgono all’inizio dell’anno e hanno riguardato il figlio e uno dei fratelli di Morales. Poi le indagini si sono estese al suo stesso partito e, nelle ultime settimane, il presidente della commissione Iván Velásquez ha chiesto al parlamento di rimuovere l’immunità di Morales per permettere alle indagini di proseguire anche su di lui. Morales è accusato di aver nascosto alcune donazioni ricevute durante la campagna elettorale del 2015. In risposta, Morales ha ordinato l’espulsione dal paese di Velásquez.

Dal minuto 1.09, Morales dice: «Dichiaro persona non grata il signor Iván Velásquez Gómez nella sua qualità di commissario della Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala, e ordino che abbandoni immediatamente la Repubblica di Guatemala»

La commissione anticorruzione, il cui nome per intero è Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala (CICIG), fu creata nel dicembre 2006 da un accordo firmato tra governo guatemalteco e Nazioni Unite. Nacque come organo indipendente, il cui compito era indagare sui crimini commessi dai membri delle forze di sicurezza illegali e degli apparati clandestini dello Stato, che in Guatemala sono frequentissimi e impuniti. Nel giro di poco tempo la CICIG è diventata una delle istituzioni anticorruzione più rispettate dentro e fuori il paese, tanto che l’ONU ha cercato di replicarla in altri stati centroamericani.

L’ordine di espellere Velásquez è stato bocciato dalla Corte costituzionale del paese, ma Morales ha comunque ottenuto una parziale vittoria con il voto del parlamento che ha confermato la sua immunità. Velásquez e la sua commissione, insieme alla magistratura guatemalteca, potranno continuare a svolgere indagini sulla corruzione e sui finanziamenti illeciti ricevuti dai partiti, ma non potranno indagare direttamente su Morales. Adesso, il problema del presidente è che la sua immagine politica è uscita molto danneggiata dallo scandalo. Morales si era presentato agli elettori come una novità rispetto alla vecchia élite politica corrotta, ma nel giro di pochi mesi dalla sua elezione è diventato indistinguibile dai suoi predecessori agli occhi di molti suoi concittadini. «Anche se Morales ha vinto questa partita», ha spiegato al New York Times Roberto Wagner, un analista politico indipendente, «la sua immagine ne è uscita completamente distrutta».

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