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  • giovedì 14 settembre 2017

Cent’anni dalla nascita di Ettore Sottsass

di Norma Rosso

Fu un importante architetto e designer italiano ed è ricordato soprattutto per una «cazzo di macchina da scrivere rossa»

Ettore Sottsass a Roma nel marzo 1999 (©Lapresse Archivio storico)

Per settant’anni della sua lunga vita, Ettore Sottsass –  nato il 14 settembre del 1917 – è stato architetto e designer, e anche molte altre cose. Venne incarcerato in un campo di prigionia in Montenegro, fu sposato con Fernanda Pivano per venticinque anni, poi divorziarono e lui si risposò con la critica d’arte e giornalista Barbara Radice; disegnò gioielli, fotografò qualsiasi cosa e negli ultimi anni della sua vita si dedicò alla critica. Morì a 90 anni il 31 dicembre del 2007, a Milano.

Ma le ragioni per cui ce lo ricordiamo sono soprattutto due: fondò il collettivo postmodernista di design e architettura Memphis e progettò una delle macchine da scrivere più famose della Olivetti, Valentine, la rossa portatile con la quale nel 1970 vinse il Compasso d’oro, il più antico e autorevole premio mondiale di design. Per celebrarlo e ricordarlo nei cento anni dalla nascita sono state organizzate molte cose in tutto il mondo, tra cui il libro Ettore Sottsass (New Edition) pubblicato da Phaidon e un’importante mostra al Met Breuer di New York, visitabile fino al prossimo 8 ottobre.

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La copertina del libro Ettore Sottsass (New Edition) pubblicato da Phaidon

Nato a Innsbruck il 14 settembre del 1917 da padre italiano e madre austriaca, Sottsass passò l’infanzia in Trentino Alto Adige. Gli venne dato lo stesso nome del padre, anche lui architetto, con il quale collaborò una volta adulto e che fu per lui un’importante figura di riferimento professionale. Al periodo della sua infanzia, che descrive “influenzata dalla natura: dagli odori e dai colori della stagione, dal suono dell’acqua, del vento, delle pietre che rotolavano giù dalle Dolomiti”, attribuì molta importanza: scrisse «le esperienze di quel periodo sono state fondamentali nell’insegnarmi che il mondo può esser letto per prima cosa con i sensi, tutti insieme».

Studiò al politecnico di Torino e si laureò in architettura nel 1939. Per evitare di essere inviato al fronte, subito dopo la fine degli studi fece domanda per essere assunto alla Fiat. «Penso di essere stato il primo architetto-designer a lavorare per un marchio automobilistico in Italia» scrisse anni dopo. Ma l’impiego durò poco e Sottsass fu inviato a Pljevlja, in Montenegro, durante l’occupazione italiana. In seguito, definì il periodo della guerra un’assoluta perdita di tempo, un conflitto stupido, senza niente di eroico o istruttivo. Dalle lettere che spedì alla famiglia si legge quanto fosse importante per lui disegnare e quanto gli mancasse farlo: in una di queste scrisse al padre di spedirgli i colori, «perché non posso vivere senza».

Disparati oggetti disegnati nel tempo da Sottsass

Nel 1947 trasferì a Milano. All’inizio della sua carriera fu molto vicino all’approccio architettonico razionalista e funzionale, che poi abbandonò durante gli anni Sessanta, quando disegnò invece oggetti ricchi di simbolismo e di riferimenti iconografici storici o di altre culture. Pur essendosi sempre definito un architetto, gran parte della sua produzione è stata legata al design.

«Sono un architetto, ma per lo più mi occupo di design (del cosiddetto “design industriale”), il che significa macchine, computer, mobili, oggetti, lampade, ceramiche, vetro, argento, pietra, ecc. Tutti i miei progetti assomigliano a delle piccole architetture».

Quando iniziò a collaborare con Olivetti era il 1958: il mercato dei calcolatori era in piena espansione, ma fatto di oggetti spaventosi, grandi e freddi. Era compito dei designer modificare questa immagine e far avvicinare le persone alle macchine, rendendole meno distanti e più attraenti. La collaborazione con Olivetti durò molti anni e rese Sottsass un designer famoso. Nel 1969, insieme a Perry A. King, progettò Valentine, la macchina da scrivere che diventò una delle icone del design italiano. Anni dopo disse «ho lavorato per sessant’anni della mia vita e sembra che l’unica cosa che ho fatto sia quella cazzo di macchina da scrivere rossa. E si è rivelato un errore».

Creazioni di Sottsass in mostra al Met Breuer

Durante una serata dei primi anni Ottanta fondò il collettivo Memphis insieme ad altri colleghi. I progetti di mobili e oggetti realizzati dal gruppo – di cui fecero parte tra gli altri Alessandro Mendini, Andrea Branzi, Hans Hollein, Arata Isozaki e Barbara Radice – si riconoscono per i colori e le loro linee audaci, ispirati all’art déco, al kitsch e alla pop art, in completo contrasto con la moda del design del tempo, minimalista e patinata. Pare che a ispirare il nome Memphis sia stato il giradischi di Sottsass, inceppatosi durante la serata sulla frase “with the Memphis Blues Again” mentre ascoltavano la canzone di Bob Dylan “Stuck inside of Mobile”. Memphis aveva uno scopo: contrastare lo stile minimale dell’epoca. Una volta raggiunto, il gruppo di sciolse: ma ebbe un ruolo importante nel far ottenere a Sottsass fama internazionale.

Negli ultimi anni della sua vita si dedicò alla critica e scrisse la sua autobiografia, pubblicata postuma da Adelphi con il titolo Scritto di notte. Intorno al 1993 abbozzò un’autobiografia illustrata, in esposizione ora al Met Breuer di New York. Le illustrazioni meritano di essere viste, così come i suoi commenti a margine di esser letti:

«Come si può vedere dal mio ritratto, non sono più giovane. In effetti, ora sono vecchio. Come molti vecchi, ho bisogno di molta luce e di aria buona, ma più di ogni altra cosa ho bisogno del deserto intorno a me, per questo due mesi fa sono stato in un deserto chiamato Tassili-N’Ajjer, nel sud dell’Algeria. Come un anacoreta, ho dormito sulla sabbia sotto a milioni di stelle. Le esperienze della mia vita, forse hanno bisogno di essere messe in relazione al pianeta e meno alle persone».

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