Facebook dice di poter raggiungere più gente di quella che esiste

La società si è difesa dicendo che agli inserzionisti vengono fornite delle generiche "stime"

I dati sui propri iscritti che Facebook offre agli inserzionisti sono diversi e incompatibili con quelli dei censimenti ufficiali, ha notato un analista del settore: sembra che Facebook dica di poter raggiungere più persone di quelle che esistono. L’analista è Brian Wieser, che lavora per la società Pivotal Research: il 5 settembre ha spiegato che a chi provi a impostare un post sponsorizzato che negli Stati Uniti voglia raggiungere tutti gli utenti di Facebook tra i 18 e i 24 anni o tutti quelli tra i 25 e i 34 Facebook dice che quegli utenti sono rispettivamente 41 milioni e 60 milioni. Wieser ha però fatto notare che – secondo il censimento del 2016 – negli Stati Uniti le persone tra i 18 e 24 anni sono 31 milioni e quelle tra i 25 e i 34 anni sono 45 milioni. Soltanto unendo questi due gruppi demografici ci sono circa 25 milioni di persone che Facebook dice di poter raggiungere ma che secondo i censimenti non esistono.

(Fonte: Rugbystore)

Come ha fatto notare il Guardian, succedono cose simili con i dati di altri paesi, tra i quali Regno Unito, Australia, Irlanda e Francia: è un «problema che sembra essere sistematico e globale, con discrepanze simili in diversi paesi». È più difficile trovare dati precisi per l’Italia, ma Facebook dice di poter raggiungere 5 milioni e 900 mila persone tra i 18 e i 24 anni: più di quelle che risultano essere in una simile fascia d’età secondo i dati del censimento del 2016.

«Le questioni sulle misurazioni fatte da Facebook non allontaneranno necessariamente chi vorrà farci pubblicità», scrive Wieser, ma potrebbero comunque portare a una diminuzione dei guadagni di Facebook, che potrebbe essere costretta a chiedere meno soldi ai suoi inserzionisti. Non è nemmeno il primo problema simile: nel settembre 2016 si scoprì per esempio che alcuni errori di misurazione facevano sì che il tempo passato dalle persone a guardare i video di Facebook in certi casi era stato gonfiato da un errore di misurazione, ed era anche dell’80 per cento maggiore rispetto a quello passato davvero dagli utenti a guardare i video.

Facebook ha spiegato in un comunicato che i suoi numeri sugli utenti in una determinata fascia di età non sono basati sui censimenti ufficiali e che i numeri sulle dimensioni del pubblico potenziale «sono fatti per stimare quante persone di una determinata area potrebbero vedere una pubblicità». Facebook ha anche spiegato che è solo una stima fornita a chi intende pianificare un campagna pubblicitaria e che non è uno dei dati che concorrono a far decidere i prezzi di una campagna pubblicitaria. Facebook ha anche detto che le stime si basano su «comportamenti e demografia degli utenti, dati di geolocalizzazione e altri fattori». È difficile in realtà avere dati attendibili: è ovvio che in una città come Milano o New York possano esserci molti più giovani di quelli che ci risiedono ufficialmente secondo i censimenti, ma è anche vero che non tutti hanno Facebook (o lo usano quotidianamente). In più, se è vero che il turismo potrebbe aumentare il numero di persone di una certa fascia di età in un determinato paese, è difficile che questo succeda per tutti i paesi.

Come aveva spiegato Wieser in un’intervista, molte delle persone che usano gli strumenti di Facebook per la pubblicità potrebbero non avere chiare queste differenze e, soprattutto, «è un errore che potrebbe non esserci e che mette in discussione ogni altro dato offerto da Facebook». Dal novembre 2016 esiste tra l’altro una sezione del blog di Facebook chiamato Measurement FYI (acronimo di “For your interest/information”: “per vostra informazione”), in cui la società pubblica aggiornamenti, correzioni e chiarimenti sui modi e i dati delle sue misurazioni riguardanti i suoi utenti.

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