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  • mercoledì 30 agosto 2017

Cosa vuol dire “linea dura” sui migranti negli Stati Uniti

Violenze, prepotenze, discriminazioni e costi altissimi per i cittadini: storia dello sceriffo Joe Arpaio, che Trump ha graziato

(Scott Olson/Getty Images)

Una delle ragioni per cui Donald Trump è apprezzato e sostenuto dai gruppi di estrema destra, compresi quelli dei suprematisti bianchi, è il sostegno che diede alcuni anni fa alla campagna dei cosiddetti birthers, cioè i complottisti di destra che sostenevano che Barack Obama non fosse veramente nato negli Stati Uniti e che quindi non potesse fare il presidente. La teoria non aveva alcun fondamento. Trump fu il promotore più famoso di queste teorie. Il secondo era Joe Arpaio, un controverso – e molto celebre, negli Stati Uniti – ex sceriffo che oggi ha 85 anni. Venerdì scorso Trump ha graziato Arpaio, attirandosi le critiche della quasi totalità della classe politica americana.

Durante la sua carriera da sceriffo in Arizona, Arpaio si è spesso definito “lo sceriffo più duro d’America”. In Arizona tenere una “linea dura” significa soprattutto prendersela con gli immigrati che arrivano dal Messico, con cui lo stato condivide un confine di circa 600 chilometri. Grazie alla sua attività e alla campagna è diventato una delle persone più apprezzate dall’estrema destra americana, ed è per questo che a un certo punto le sue strade si sono incrociate con quelle di Trump. Durante la campagna elettorale del 2016 Arpaio ha aperto diversi suoi comizi – ricevendo in cambio visibilità ed elogi dallo stesso Trump – e dopo le elezioni il suo nome è persino circolato fra i candidati a guidare il dipartimento degli Interni. Ma al di fuori del circolo di Trump e dei complottisti di destra, il parere nei confronti di Arpaio è piuttosto unanime.

Nel 2011 il dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti ha concluso che l’ufficio di Arpaio – che aveva giurisdizione nella contea di Maricopa – aveva condotto una delle peggiori campagne di discriminazione verso i latinoamericani nella storia degli Stati Uniti. Gli agenti di Arpaio erano noti per fermare e molestare persone latinoamericane solamente in base alla loro etnia o alla scarsa conoscenza dell’inglese, e imprigionarli senza motivo in condizioni che violavano i diritti umani. L’indagine del dipartimento della Giustizia è stata avviata nel 2008, ma si pensa che gli abusi e le violenze siano cominciati molti anni prima e che siano andati avanti per tutto il suo mandato. Arpaio è stato in carica dal 1993 ed è stato rieletto altre cinque volte, quasi sempre con un ottimo margine. Ha perso la rielezione nel novembre del 2016 contro il suo avversario Democratico. Oltre alla sistematica discriminazione dei latinoamericani, Arpaio è noto per altre attività che variano dal bizzarro al disdicevole al terribile.

Nel 1999, per esempio, inscenò un attentato alla sua vita. Il 9 luglio la polizia arrestò l’allora 18enne James Saville nel parcheggio di un ristorante dove Arpaio stava mangiando, e trovò alcuni materiali che potevano essere usati per costruire una bomba. Durante il processo a Saville venne fuori che il materiale era stato acquistato e piazzato nel parcheggio dagli agenti di Arpaio, che aveva anche avvisato in anticipo le tv locali per farle arrivare sul posto subito dopo l’arresto di Saville (che fu poi prosciolto da tutte le accuse). Nel 2004 i genitori di Saville fecero causa ad Arpaio, che patteggiò versando loro una cifra mai rivelata ma parzialmente coperta da 1,1 milioni di dollari pagati dallo Stato.

Arpaio ha fatto cose anche più sgradevoli. Nel 2009 trasferì circa duecento detenuti della contea di Maricopa, quasi tutti latinoamericani, in una prigione all’aperto che una volta paragonò lui stesso a «un campo di concentramento» (in Arizona le temperature salgono spesso sopra i 35 gradi). In quella stessa prigione a un certo punto furono distribuiti oggetti come mutande, asciugamani e sandali di colore rosa: secondo molti per umiliare i detenuti, secondo Arpaio per evitare che fossero rubati. I detenuti furono fatti marciare all’aperto, incatenati fra loro e con indosso solamente una tuta a righe. Nessuno, nemmeno i giornalisti locali, ha mai saputo esattamente quante persone siano morte nelle prigioni della contea durante il mandato di Arpaio.

Oltre che per le ripetute violazioni dei diritti umani, Arpaio è stato criticato per i costi esorbitanti che le sue attività hanno richiesto allo Stato. Dal 1993 alla fine del 2015 l’Arizona ha dovuto pagare circa 140 milioni di dollari in risarcimenti legali per le atrocità commesse dalla contea di Arpaio (3,75 dei quali ai due fondatori di un giornale locale molto critico verso Arpaio, arrestati senza motivo nel 2007). Un’altra volta Arpaio inviò alle Hawaii un suo agente per investigare sul presunto falso certificato di nascita di Obama, sempre a spese dei cittadini di Maricopa. In un’altra occasione impiegò un intero team delle forze speciali della contea per una perquisizione in una casa che finì particolarmente male: durante l’operazione la casa andò a fuoco e le forze di Arpaio si comportarono in maniera insolitamente brutale, usando gas lacrimogeno e lasciando morire apposta un cucciolo di cane nell’incendio (il proprietario del cane raccontò al Phoenix New Times che le forze speciali lo presero in giro mentre piangeva per la morte del cane).

L’ossessione degli agenti di Arpaio per l’immigrazione portò il suo ufficio a trascurare diversi altri crimini: per esempio la violenza sessuale contro le donne o i minori. Un vecchio articolo del Boston Globe ricorda che dal 2005 al 2007 gli agenti di Arpaio investigarono in maniera inadeguata 32 casi di violenza sui minori avvenuti in una città vicina in cui aveva temporaneamente giurisdizione. Secondo un agente in pensione della città in questione, «molte delle vittime erano figlie di immigrati clandestini».

La grazia concessa da Trump ad Arpaio riguarda uno dei casi più grossi in cui era coinvolto: un mese fa era stato condannato per oltraggio alla corte dopo aver ignorato i provvedimenti di un tribunale che in passato gli aveva impedito ulteriori discriminazioni nei confronti degli immigrati. La notizia della grazia è stata commentata con stupore anche da diversi deputati e senatori Repubblicani, che si sono dissociati dalla decisione di Trump. John McCain, rispettato senatore dell’Arizona e già candidato Repubblicano alla presidenza, ha scritto che la grazia ad Arpaio «indebolisce l’affermazione che [il presidente] intenda rispettare lo stato di diritto». Gli unici a lodare la decisione di Trump sono stati i suoi alleati più stretti e gli attivisti di estrema destra.

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