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  • lunedì 21 agosto 2017

Com’è andato il primo turno di Serie A con il VAR

In quali partite è stata usata la Video Assistenza Arbitrale, in quali episodi ha dato una mano agli arbitri e dove non ha funzionato

La postazione di revisione arbitrale al "Bentegodi" di Verona (LaPresse)

Gli unici tre campionati d’Europa che quest’anno hanno iniziato a usare il VAR – la Video Assistenza Arbitrale – sono la Bundesliga tedesca, la Primeira Liga portoghese e la Serie A. In questi tre campionati il VAR si trova ancora in una fase di sperimentazione vicina però alla sua forma definitiva. Si può già dire che la Serie A sia migliorata con l’uso del VAR: nella prima giornata di campionato la tecnologia ha corretto una decisione sbagliata durante Juventus-Cagliari e ha chiarito alcune situazioni di gioco in Inter-Fiorentina, Milan-Crotone e in Hellas Verona-Napoli. A Bologna, invece, c’è stato l’unico inconveniente con la tecnologia: il sistema di comunicazione si è interrotto per un quarto d’ora e successivamente, a causa di un errore di valutazione di un assistente di linea, non ha potuto convalidare un gol regolare.

Al 37mo minuto di Juventus-Cagliari, prima partita della nuova stagione di Serie A, l’arbitro Fabio Maresca ha assegnato il primo rigore nella storia del campionato italiano servendosi della Video Assistenza Arbitrale. Inizialmente non aveva giudicato falloso l’intervento in area di rigore di Alex Sandro sull’attaccante croato del Cagliari Duje Cop, ma dopo aver comunicato con i due arbitri addetti al VAR ha sospeso il gioco – quando il Cagliari stava per battere un calcio d’angolo – per andare a rivedere di persona l’azione sul monitor della postazione di revisione a bordo campo: ha quindi assegnato il calcio di rigore a favore del Cagliari, tirato da Diego Farias e parato da Buffon.

 

Sempre sabato, ma durante Hellas Verona-Napoli, il VAR ha convalidato il gol del vantaggio del Napoli arrivato da un autogol del terzino dell’Hellas Samuel Souprayen: il dubbio riguardava una presunta carica sul portiere dell’Hellas, che però non c’è stata.

In Inter-Fiorentina l’arbitro Paolo Tagliavento si è servito del VAR in due occasioni: nella prima ha convalidato il rigore concesso all’Inter per il fallo in area di rigore su Mauro Icardi, nell’altra è servito a stabilire se un contatto in area di rigore dell’Inter tra Joao Miranda e Giovanni Simeone – su cui l’arbitro aveva lasciato correre – fosse stato da rigore o no. Tagliavento ha fermato il gioco per circa un minuto, si è consultato con gli addetti al VAR e ha confermato la decisione presa in precedenza. In Milan-Crotone invece il VAR è stato usato nel primo tempo per confermare il calcio di rigore assegnato al Milan dall’arbitro Maurizio Mariani dopo il fallo in area di Ceccherini su Cutrone, che ha poi portato all’espulsione del difensore del Crotone.

A Bologna invece il VAR non è servito a correggere due errori arbitrali. A inizio secondo tempo il servizio si è interrotto per circa un quarto d’ora a causa di alcuni problemi tecnici: in questi casi o si trova un sistema alternativo di comunicazione (a Bologna sono stati usati dei walkie-talkie) o si procede semplicemente senza VAR e lo si comunica al pubblico. Mezz’ora dopo uno dei due assistenti di linea ha fermato un’azione offensiva del Torino per fuorigioco appena prima che Berenguer segnasse il gol del vantaggio: la decisione del guardalinee era sbagliata ma l’arbitro non ha potuto servirsi del VAR perché aveva già fischiato, fermando il gioco. In questo caso l’arbitro avrebbe dovuto lasciare proseguire l’azione e, nel dubbio, rivederla con l’aiuto del VAR.

L’uso del VAR in Serie A contribuirà a diminuire sensibilmente gli errori di valutazione degli arbitri, ma non a eliminarli. Il VAR potrà essere usato infatti per rivedere quattro specifici casi di gioco, stabiliti dal protocollo internazionale della FIFA valido anche in Germania e Portogallo: può essere usato per stabilire la regolarità di un gol, per decidere se espellere un giocatore, per decidere se dare un rigore e per correggere l’ammonizione o l’espulsione del giocatore sbagliato. I falli di gioco – se non commessi in area di rigore, se non giudicati da espulsione o non decisivi per l’assegnazione di un gol – non saranno oggetto di revisione arbitrale data l’impossibilità di farlo senza interrompere troppo frequentemente le azioni, con il rischio di snaturare il gioco, e lo stesso vale per altre situazioni simili non comprese dal protocollo.

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