Qualcuno nella Chiesa cattolica vuole cambiare modo di fare beneficenza

Secondo l'Economist, papa Francesco vorrebbe investire di più in un tipo di beneficenza che produca anche utili, ma è un'idea che non piace a tutti

(AP Photo/Gregorio Borgia)

Questa settimana, l’Economist ha raccontato come sta cambiando il modo con cui la Chiesa Cattolica cerca di fare beneficenza. La Chiesa è un’organizzazione che controlla un’enorme ricchezza, divisa tra gli investimenti fatti per rendere denaro e quelli che servono per fare beneficenza. Secondo il settimanale, alcuni membri della Chiesa, tra cui lo stesso papa Francesco, vorrebbero eliminare almeno in parte questa barriera. Per farlo, vorrebbero puntare molto di più su una cosa chiamata “investimenti a impatto sociale”.

Si tratta di quello che in inglese si chiama “impact investing”, che significa investire soldi per produrre un effetto positivo sulla società o sull’ambiente, ricavandone allo stesso tempo un guadagno. L’idea, in altre parole, è quella di fare investimenti in società o progetti che oltre a fini economici perseguano anche fini etici. Ad esempio, investire nel microcredito nei paesi in via di sviluppo, cioè prestare denaro anche a chi può offrire poche o nulle garanzie per permettere l’avvio di piccole attività, che in futuro potrebbero garantire la sussistenza di una famiglia.

È stato papa Francesco, secondo l’Economist, a portare questo tipo di pratiche finanziarie all’attenzione della Chiesa Cattolica. Nel 2014, durante una conferenza in Vaticano dedicata proprio agli investimenti ad impatto sociale, parlò dell’importanza di riscoprire l’unità tra «profitto e solidarietà». Diverse istituzioni che fanno parte della Chiesa Cattolica hanno subito risposto a questa richiesta. I Gesuiti, lo stesso ordine di cui fa parte il papa, ad esempio hanno designato alcuni dei loro fondi per l’utilizzo negli investimenti a impatto sociale.

Lo stesso ha fatto l’Oblate International Pastoral Investment Trust, che riceve fondi da più di 200 organizzazioni cattoliche situate in 50 paesi diversi. E anche il Catholic Impact Investing Collaborative, un fondo che raggruppa 30 istituzioni cattoliche americane con un portafoglio di 50 miliardi di dollari (di cui solo una parte, al momento, è dedicata agli investimenti ad impatto sociale). Per incoraggiare anche i singoli fedeli a partecipare, scrive il settimanale, le grandi organizzazioni cattoliche hanno creato dei fondi più piccoli dei quali i privati possono acquistare una quota per poche decine di dollari.

Lo spostamento verso questo tipo di finanza, però, è appena cominciato. Sommando tutti i fondi legati a organizzazioni cattoliche che si occupano di queste attività viene fuori una cifra complessiva di circa un miliardo di dollari. Se la Chiesa volesse, però, scrive l’Economist, potrebbe cambiare per sempre l’intero settore grazie agli immensi volumi di fondi che potrebbe spendere in investimenti di questo tipo. Ma proseguire su questa strada sarebbe un cambiamento secolare per la chiesa. Significherebbe passare: «Da un modello “sequenziale”, nel quale la chiesa prima raccoglie la ricchezza e poi la dà in beneficenza a uno “parallelo”». Cioè in cui cioè raccogliere denaro e fare beneficenza divengono due attività pressoché simultanee.

Questo, scrive il settimanale, preoccupa più di una persona nei circoli della Chiesa cattolica. Ad esempio, molti sostengono come sia moralmente difficile accettare l’idea di guadagnare facendo della beneficenza. Una preoccupazione più grossa sembra essere quella di coloro che temono che gli investimenti a impatto sociale esauriscano gli altri tipi di beneficenza portati avanti dalla Chiesa Cattolica, eliminando così il rapporto tra chi aiuta e chi riceve l’aiuto che oggi è così importante per molti cattolici. Una Chiesa senza missioni e senza ospedali, che si occupa solo di fare investimenti etici diventerebbe indistinguibile dalle tante fondazioni benefiche laiche che già esistono nel mondo.

Anche per questo, la scelta di promuovere maggiormente gli investimenti a impatto sociale viene portata avanti soprattutto da alcuni gruppi all’interno della Chiesa con una visione particolarmente moderna del ruolo della Chiesa nella società, come il Catholic Relief Services, un’agenzia umanitaria che ha sede negli Stati Uniti, oppure da organi del governo vaticano, come il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, creato nell’agosto dell’anno scorso. Nessuno di questi organi, per il momento, sembra avere l’obiettivo di portare avanti una riforma completa del sistema con cui la Chiesa fa beneficenza: «L’investimento a impatto sociale è visto come una promettente strategia – scrive il settimanale – ma una strategia per il momento soltanto complementare».

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