Adele Performs At The Manchester Arena

Forse i cantanti cantano tutti nel modo sbagliato

I problemi alle corde vocali sono sempre più frequenti: qualcuno dice di poterli risolvere ispirandosi all'opera lirica del Novecento, invece che con la chirurgia

Adele Performs At The Manchester Arena
(Gareth Cattermole/Getty Images)

Lo scorso 30 giugno, la cantante britannica Adele ha scritto su Instagram che avrebbe cancellato gli ultimi due concerti del suo tour, non due concerti qualsiasi: li avrebbe dovuti fare allo stadio di Wembley di Londra, completamente esaurito. «Non c’è un modo facile per cominciare», aveva scritto Adele raccontando che nelle due date che aveva già fatto a Wembley non si era sentita a posto con la voce, che aveva dovuto sforzare molto più del solito. Aveva visto un dottore, che le aveva detto che le sue corde vocali erano danneggiate e non poteva fare altro che cancellare i concerti. Sarebbero dovuti essere gli ultimi due di un tour mondiale di 123 date. «Dire che il mio cuore è spezzato sarebbe un vero understatement». Incidenti del genere sono sempre più frequenti nel mondo della musica, e c’è chi crede che la ragione sia che i cantanti contemporanei non sanno come cantare senza sforzare innaturalmente la propria voce. Bernhard Warner ha scritto un lungo articolo sul Guardian per raccontare questa tendenza, e due diversi approcci per trovare una soluzione: la microchirurgia e l’allenamento vocale.

Non è la prima volta che Adele ha gravi problemi alla voce. Sei anni fa, quando aveva 23 anni, ebbe un’emorragia alle corde vocali dopo un’esibizione per la radio francese, che la costrinse a sottoporsi a una delicatissima e pionieristica operazione. A eseguirla fu Steven Zeitels, che con degli speciali strumenti da microchirurgia, simili per funzionamento a scalpelli e pinze, rimosse un polipo che si era formato sul tessuto epiteliale delle corde vocali di Adele. Poi rimarginò la ferita con il laser. Zeitels eseguì un’operazione delicatissima, in cui un movimento sbagliato di un millimetro può toccare i tessuti sani compromettendo irreparabilmente la voce di una persona. Voce che in questo caso apparteneva a una delle cantanti più popolari e di successo del mondo, e probabilmente quella più apprezzata per le sue doti vocali.

L’operazione andò bene. Adele ringraziò Zeitels nel suo discorso ai Grammy del 2012 – ne vinse sei, tra cui album dell’anno e canzone dell’anno – e molti la considerarono una storia a lieto fine. Ma ci fu qualche esperto che espresse dei dubbi. Tra loro Lisa Paglin, un’ex cantante lirica che ora fa la vocal coach (cioè chi segue i cantanti dal punto di vista dell’allenamento e della conservazione della voce) in Italia, secondo la quale quello a cui era ricorsa Adele era soltanto un rimedio temporaneo. Paglin portò l’attenzione su quella che in molti consideravano e considerano un’epidemia, e cioè i problemi alla voce tra i giovani cantanti. Secondo Paglin, i modi per contrastare questo fenomeno non hanno niente a che fare con la microchirurgia.

La pratica fu considerata per anni pericolosa. Nel 1997, un’operazione di questo tipo all’attrice Julie Andrews andò male, compromettendole irreversibilmente la voce. Adele contribuì a renderla accettata e popolare, tanto che oggi sono tantissimi i cantanti che vi ricorrono. Zeitels, che dirige il Massachusetts General Hospital Center for Laryngeal Surgery and Voice Rehabilitation, ha operato alle corde vocali oltre 700 artisti, tra cui Sam Smith, Bono, Cher e Lionel Richie. Ma si sono fatti operare, da altri chirurghi, anche Michael Bublé, Meghan Trainor e Celine Dion, tra gli altri. È un rimedio immediato e ormai consolidato, a cui i cantanti ricorrono in molti casi per evitare di cancellare concerti, una cosa che per via dei costi altissimi dei rimborsi nessuno ama fare.

Secondo Zeitels, dopo l’operazione la voce di Adele era più bella di prima. Ma sulla durata degli effetti dell’operazione non fornì garanzie. Paglin sostenne che presto la cantante avrebbe dovuto nuovamente interrompere i concerti: oggi c’è chi sospetta che non si esibirà mai più dal vivo. Paglin e Marianna Brilla, la sua socia, sostengono di sapere come allenare la voce dei giovani cantanti in modo che le loro carriere non seguano il pattern «concerti – infortunio – operazione – riposo – concerti – infortunio – operazione». Il problema, dicono, è nel modo in cui oggi i cantanti imparano a cantare. La soluzione sta in un antico metodo di cantare che preserva le corde vocali. Secondo Paglin e Brilla, in pratica, tutti i cantanti, perfino Adele, cantano nel modo sbagliato.

La tendenza nel canto, infatti, è che “più forte è, meglio è”. Adele, infatti, è apprezzata soprattutto perché riesce a unire un’intonazione praticamente perfetta a una potenza vocale straordinaria. Non a caso, le sue canzoni più famose contengono ritornelli tonanti e urlati, seppur sempre estremamente melodici e morbidi. Questa tendenza coinvolge moltissimi cantanti, anche chi canta come hobby, ma richiede uno sforzo sulle corde vocali a cui il corpo umano non è abituato. È piuttosto comune che a cantanti giovani o giovanissimi, anche bambini, venga consigliato di smettere di cantare, per non perdere definitivamente la voce.

Le corde vocali sono una struttura di muscoli e tendini che vibrano quando la gola è attraversata dall’aria: a una maggiore frequenza delle vibrazioni corrisponde un suono più acuto. Le corde vocali di un soprano possono vibrare fino a 1000 volte al secondo. Possono essere soggette a diversi tipi di infortuni, da polipi a noduli a cisti, che si manifestano per esempio nell’impossibilità per un cantante di eseguire una certa nota, o a mantenerla senza che la sua voce tremi. Già dalla fine degli anni Ottanta, i critici musicali osservarono un aumento dei problemi alla voce per i cantanti lirici ultratrentenni, ma ora l’età media dei cantanti che hanno seri infortuni alle corde vocali si sta avvicinando ai vent’anni.

Brilla e Paglin hanno il loro studio, chiamato New Voice Studio, a Osimo, un piccolo comune in provincia di Ancona. Sono entrambe americane, e si conobbero studiando canto alla scuola di musica dell’Indiana University. Entrambe erano appassionate di opera italiana, ma non condividevano i metodi di insegnamento contemporanei, inefficaci nel preservare la longevità della voce umana. A Brilla in particolare fu diagnosticato un problema alle corde vocali comune tra i cantanti quando aveva dieci anni, e da lì in avanti si dedicò a trovare una soluzione. Nel 1977 vinse una borsa di studio per andare in Italia a studiare il metodo usato dai cantanti lirici del primo Novecento, molti dei quali riuscivano a cantare apparentemente senza sforzi e con potenza ancora a sessanta, settanta e addirittura ottant’anni.

A Brilla si unì Paglin, e le due per anni studiarono meticolosamente la storia dell’opera italiana, alternando le ricerche alla loro attività di cantanti liriche. Si convinsero che la tendenza a cantare in modo sempre più forte e potente ha le sue radici in alcun grandi compositori ottocenteschi come Giuseppe Verdi, Richard Wagner e Giacomo Puccini, che scrivevano per i cantanti parti che spingevano oltre i limiti sperimentati fino ad allora per la voce umana, in modo da suscitare emozioni nuove e forti negli spettatori. Da lì in avanti la tendenza si aggravò di decennio in decennio: fino al primo Novecento, però, i cantanti lirici sembravano cantare senza sforzi. Per dimostrarlo, Paglin ha mostrato a Warner una serie di foto di cantanti d’opera, dagli anni Venti a oggi. Le prime mostravano cantanti rilassati, che sembravano divertirsi, quasi stessero parlando con un amico. Quelle più recenti invece ritraevano uomini e donne in estrema tensione, con le bocche spalancate e le vene di fuori.

All’inizio degli anni Ottanta, Brilla e Paglin convinsero a lavorare con loro Maria Carboni, una soprano allora settantacinquenne ma ancora dotata di una voce potente: osservando il suo stile e la sua postura, notarono che tutti i suoi sforzi erano limitati ai movimenti del diaframma, dolci e ritmici come se stesse conversando. La sua cassa toracica non si rigonfiava innaturalmente, né le era necessario fare profondi e frequenti respiri. Partendo da quelle osservazioni, Brilla e Paglin hanno sviluppato un metodo che, secondo loro, consente di guarire molte forme di infortuni alle corde vocali sfruttando soltanto esercizi vocali, evitando così la microchirurgia. Non avendo a disposizione gli strumenti di un ospedale, diagnosticano il problema dei loro clienti ascoltandone la voce sottoposta ad alcuni particolari sforzi. In questo modo riescono a individuare quali sono le cose che non vanno, e di conseguenza a capire il problema alle corde vocali (è un metodo in parte adottato anche da chirurghi come Zeitels).

Stimolando le corde vocali nel modo giusto, Brilla e Paglin dicono di poter eliminare il problema. Oltre a guarire chi ha già sviluppato infortuni e danni alle corde vocali, si concentrano anche sull’insegnare ai giovani cantanti come evitare quelle che secondo loro sono le cattive abitudini che portano a sforzarle eccessivamente, come inspirare con troppa intensità, tendere troppo i muscoli della gola e della mandibola, aprire eccessivamente la bocca, o urlare per fare le note più alte. Tra le persone che hanno seguito c’è Moni Ovadia, noto cantante e attore di origini ebraiche che prima di compiere 50 anni sviluppò gravi problemi alla voce, che – dice lo stesso Ovadia – Brilla e Paglin hanno risolto, consentendogli di proseguire la sua attività. Un’altra è l’attrice Maddalena Crippa.

Il metodo di Brilla e Paglin, però, è criticato e osteggiato da molti medici e cantanti. Zeitels ha detto a Warner che la gente che opera «sa come si canta», e che il suo lavoro è come quello dei chirurghi che curano gli infortuni degli sportivi, per come riesce a riportare in salute i suoi pazienti. La maggior parte degli esperti consiglia il metodo di Brilla e Paglin, così come quelli adottati da altri vocal coach che fanno la stessa cosa, soltanto in caso di problemi più lievi, come piccoli noduli. Nei casi più seri, consigliano la chirurgia, anche se Paglin e Brilla sono in forte disaccordo, sostenendo di aver curato cantanti – come la cantante jazz Maria Pia De Vito – che avevano problemi per i quali normalmente si ricorre a un’operazione. Ma a criticare il loro metodo sono anche molti cantanti. Elizabeth Aubry, vice presidente dell’Associazione Insegnanti di Canto Italiana, non accetta soprattutto le critiche che muovono Brilla e Paglin contro gli insegnanti di canto: lo scopo della sua organizzazione e di quelle equivalenti, dice, è proprio quello di insegnare ai maestri a non danneggiare le voci degli studenti. Nel 2011, Brilla e Paglin furono invitate al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, uno dei più prestigiosi d’Italia, a fare una serie di lezioni. Molti insegnanti protestarono perché erano contrari. Edda Silvestri, ex direttrice del conservatorio, ha detto a Warner: «Sfortunatamente, è comune quando provi a introdurre un nuovo approccio in un conservatorio. Sono posti molto conservatori».

(Maria Pia De Vito ha scritto al Post per confutare la versione del Guardian: sostiene di non aver mai avuto problemi per i quali sarebbe stata necessaria un’operazione chirurgica e sostiene che non ci furono proteste tra i docenti del Conservatorio Santa Cecilia quando Brilla e Paglin furono invitate per una lezione. De Vito era docente del corso che offrì la lezione di Brilla e Paglin)

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