Siamo sempre più convinti di aver trovato una cura per l’allergia alle noccioline

Dopo quattro anni, un gruppo di bambini allergici che aveva partecipato a un esperimento assumendo proteine contenute nelle arachidi ne è ancora immune

Un agricoltore palestinese e le sue arachidi a Rafah, nella striscia di Gaza, il 29 ottobre 2010 (SAID KHATIB/AFP/Getty Images)

Nel 2013 i ricercatori del Murdoch Childrens Research Institute di Melbourne sottoposero un gruppo di bambini allergici alle arachidi a un test sperimentale per trovare una cura a questa allergia, una condizione che in alcuni casi può portare alla morte per l’ingestione accidentale di alimenti contenenti noccioline. Dopo quattro anni è sempre più probabile che i ricercatori di Melbourne abbiano trovato una cura per l’allergia: la maggior parte dei bambini che dopo il test mostrò tolleranza alle arachidi le mangia ancora senza problemi. I risultati dei controlli sui bambini fatti dopo quattro anni sono stati pubblicati il 15 agosto sulla rivista scientifica Lancet Child & Adolescent Health.

I test iniziali furono fatti su 56 bambini allergici alle noccioline. Per 18 mesi metà di loro ricevette un placebo, mentre all’altra metà fu data ogni giorno una dose giornaliera di proteine contenute nelle arachidi, e responsabili delle reazioni allergiche, insieme con dosi crescenti di probiotici, i fermenti che si trovano in diversi alimenti come lo yogurt e che contribuiscono all’assorbimento dei nutrienti da parte del nostro organismo. In particolare furono usati i batteri Lactobacillus rhamnosus, già usati in diversi ambiti clinici come terapia di affiancamento per trattare per esempio la colite ulcerosa, la malattia di Crohn e per altri tipi di disturbi a carico dell’apparato gastrointestinale. La dose massima giornaliera di probiotico somministrata dai ricercatori era pari a quella contenuta in circa 20 chilogrammi di yogurt.

Alla fine dei test, l’82 per cento dei bambini che avevano ricevuto la cura e il 4 per cento di quelli a cui era stato il placebo si dimostrarono tolleranti alle noccioline. Dopo quattro anni i ricercatori hanno potuto controllare 48 dei bambini che parteciparono allo studio iniziale e hanno rilevato che il 70 per cento dei bambini che furono sottoposti alla cura ha passato un test per verificare la tolleranza a lungo termine alle arachidi.

Secondo il gruppo di ricerca, con una diagnosi precoce e l’avvio del trattamento nei primi anni di vita si potrebbe eliminare il problema dell’allergia alle arachidi. I ricercatori si sono concentrati su questo tipo di allergia perché è tra le più comuni e perché crea molte complicazioni nella vita delle persone che ne sono affette: devono fare molta attenzione a che cosa mangiano, evitando tutti i prodotti che sono entrati in contatto con le arachidi durante la loro produzione. La reazione più grave che possono avere ingerendo arachidi è l’anafilassi, che causa prurito, gonfiore della faccia e della gola e rapido calo della pressione sanguigna che può portare allo svenimento e anche all’arresto cardiaco. Per questo motivo sulle confezioni dei cibi che non contengono noccioline c’è scritto spesso che questi sono stati comunque prodotti in stabilimenti in cui sono trattate anche le arachidi.

Se i risultati ottenuti dai ricercatori di Melbourne saranno confermati da studi con un maggior numero di partecipanti, potremo dire di aver davvero trovato una cura a questa allergia e forse in futuro la stessa cosa si potrà fare anche per altri tipi di allergie.

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