Cosa dice il sindaco di Bologna sullo sgombero del centro sociale Làbas

Virginio Merola ha parlato con Marco Imarisio del Corriere, aggiungendo nuovi dettagli alla storia e qualche riflessione sul rapporto tra la città e la sinistra radicale

Lo sgombero dell'ex caserma Masini occupata dal collettivo Làbas a Bologna, 8 agosto 2017 (ANSA/ GIORGIO BENVENUTI)

Virginio Merola, sindaco di Bologna, ha parlato con il giornalista del Corriere della Sera Marco Imarisio dello sgombero del centro sociale Làbas, in via Orfeo, completato ieri mattina con un’operazione di polizia finita in scontri e piccoli incendi. Il centro sociale Làbas era aperto dal 2012 all’interno di una palazzina dell’ex caserma Masini, abbandonata da tempo e di proprietà della Cassa depositi e prestiti: negli ultimi cinque anni la palazzina era stata molto risistemata e anche gli abitanti del quartiere avevano cominciato ad apprezzare le attività del centro, tra cui un mercato settimanale di frutta e verdura. All’inizio dell’intervista con Imarisio, Merola ha detto: «Proviamo ad arrivare fino in fondo senza evocare il Settantasette?», riferendosi all’anno diventato simbolo dei grandi conflitti di piazza e non solo tra movimenti di destra e di sinistra e alla lunga tradizione di Bologna come “città rossa”, dove la sinistra è sempre stata molto forte.

Merola ha spiegato il motivo per cui è stato deciso lo sgombero:

«Per due anni mi sono opposto al decreto di sgombero: non c’era alcun problema di ordine pubblico, facevano cose belle. La pura verità. A un certo punto la magistratura fa sapere che la questura rischia l’omissione di atti di ufficio. Tento la mediazione. Non viene accettata alcuna alternativa. Mi viene risposto che Cassa depositi e prestiti deve adeguarsi alla situazione ormai consolidata. Ovvero, la realtà deve essere come la vogliamo noi, senza accettare un dimensione plurale, diffidando delle istituzioni. Questa è una forma mentis che viene da lontano.»

Merola ha raccontato che nell’ultimo anno il comune aveva proposto per tre volte al collettivo Làbas diverse destinazioni per il centro sociale, che si sarebbe quindi dovuto spostare dalla palazzina di via Orfeo: «Ci hanno detto sempre no. Tra chiedere una mano al comune e seguire i dettami della sinistra radicale che pontifica pura e dura, hanno scelto quest’ultima opzione. Non si sono fidati, e sono il primo a cui dispiace». Merola ha aggiunto che dopo lo sgombero e gli scontri con la polizia, i membri del collettivo Làbas hanno detto di essere disponibili al dialogo: «Mi hanno anche dato un ultimatum, il 9 settembre. Il sindaco non è Mandrake, ma neppure loro lo sono. La sinistra radicale e un certo ceto intellettuale di questa città dovrebbe adottare un metodo più pedagogico, senza mitizzare situazioni del passato le cui logiche vengono poi inoculate a studenti acculturati come quelli del collettivo Làbas».

Merola ha 62 anni, appartiene al Partito Democratico ed è sindaco di Bologna dal 2011. Negli ultimi tre anni, la sua amministrazione ha deciso lo sgombero di 13 centri sociali per 13 occupazioni abusive; se si contano anche le case occupate, dice Imarisio, si sale a 59 interventi dal 2007 a oggi. «Io sono contrario a forzature della legalità che magari creano ulteriore ingiustizia. Ma senza mettere in discussione il concetto stesso di legalità. E chi occupava una casa ha avuto un’altra collocazione. Quanto alla magistratura, non è che le sue decisioni possono andare bene a giorni alterni».

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