Nate due volte

Racconto fotografico di una storia d'amore tra due donne di mezza età che vivono la transizione da un sesso all'altro

born twice

«Sono la più vecchia teenager che tu abbia mai incontrato», ha detto una volta Michelle Ainsworth alla fotografa Geraldine Hope Ghelli. Ainsworth vive a New York, ha quasi cinquant’anni e attraversa un momento di adolescenza e riscoperta di sé da quando, nel 2013, iniziò a vivere apertamente come transgender fino a decidere di sottoporsi all’operazione di riassegnazione chirurgica del sesso, in programma il prossimo settembre. Nel 2014 incontrò Jennifer Lee, un’altra donna transgender di vent’anni più grande: iniziarono a frequentarsi come amiche, facendosi coraggio l’un l’altra, e poi diventarono una coppia.

Lee, che ora ha 67 anni, è transgender da cinque anni e si è sottoposta all’operazione lo scorso gennaio. Ghelli ha conosciuto la coppia nel gennaio del 2017, quando frequentò per una settimana il CrossDressers International di New York, un gruppo di ascolto e sostegno per crossdresser e per donne transgender: Lee e Ainsworth erano le uniche due ad aver iniziato una terapia ormonale, senza limitarsi a vestirsi e truccarsi. Ghelli chiese di poterle fotografare e raccontare la delicata e coraggiosa storia della loro transizione, tanto più per l’età a cui l’hanno intrapresa, e da allora ha passato due giorni a settimana con loro, finendo per costruire un legame stretto e il progetto fotografico Born Twice, “Nate due volte”.

Quando arrivò il momento dell’operazione di Lee, Ghelli accompagnò la coppia a Philadelphia. Qui ha scattato una delle foto più intense del servizio, che ritrae Ainsworth nello studio del chirurgo il giorno prima dell’operazione. Scrive Michelle Hart sul New Yorker che «il cambio di sesso è sempre un’operazione rischiosa, e lo era soprattutto per Lee, che di recente si era dovuta far asportare la prostata per un cancro. Ainsworth mi disse che quando Ghelli scattò la foto, stava pensando ai peggiori scenari possibili per la sua migliore amica e compagna».

Come spiega Ghelli, «questo progetto è un intimo racconto fotografico del loro stato mentale e psicologico prima, durante e dopo le operazioni». La loro storia è unica ma universale nel raccontare «aspettative, cambiamenti e disagi. Srotola le sfumature del comportamento umano quando ha a che fare con nuove situazioni, e ci fa pensare alle conseguenze dei cambiamenti sul nostro stato mentale. Cosa incoraggia il cambiamento? Perché resistiamo al cambiamento? Quanto possiamo controllarlo?».

Geraldine Hope Ghelli è una fotografa documentarista nata in Italia ma cresciuta a New York, dove vive. Dopo la laurea in Arte e comunicazione all’Università John Cabot di Roma è tornata a New York e ha iniziato a lavorare a progetti commerciali e poi come assistente del fotografo Adam Fuss. I suoi lavori sono stati pubblicati sul Village Voice e su Gothamist. A giugno ha terminato i suoi studi all’International Center of Photography di New York.

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