L’arresto di “Son of Sam”, 40 anni fa

Magari lo conoscete per il film di Spike Lee: era uno dei serial killer più famosi degli Stati Uniti e venne catturato grazie a una multa

(AP Photo/File)

Il 10 agosto del 1977 la polizia di New York arrestò David Berkowitz, che fino a quel giorno era conosciuto come “Son of Sam” (“figlio di Sam”): un serial killer che tra il 1976 e il 1977 uccise sei persone e ne ferì altre otto. Per più di un anno Berkowitz era riuscito a evitare di essere trovato e arrestato, benché scrivesse lettere ai giornali e abbandonasse sui luoghi degli omicidi messaggi in cui si prendeva gioco della polizia e minacciava nuovi attacchi. In quegli anni era una delle persone più ricercate d’America e divenne molto famoso: alla fine fu arrestato per via di una multa, e la sua fama spinse lo stato di New York ad approvare una serie di leggi per impedire che potesse approfittarne per diventare ricco.

Berkowitz nacque nel 1953 e a tre anni fu dato in adozione. Chi lo conosceva quando era piccolo, raccontò dopo il suo arresto che era stato un ragazzo difficile. Fin dall’adolescenza aveva compiuto diversi furti e causato piccoli incendi. A 18 anni entrò nell’esercito, prestò servizio in Corea del Sud e nel 1974 tornò a New York. Poco dopo la madre gli rivelò di essere stato adottato e questo, secondo diversi psicologi che lo esaminarono durante il processo, diede inizio alla più grave crisi della sua vita. Pochi mesi dopo, il giorno della vigilia di Natale del 1975, ferì due ragazze con un coltello. Non venne identificato. Nel luglio dell’anno successivo iniziò a uccidere.

La prima persona che uccise si chiamava Donna Lauria, aveva 18 anni e la sera del 29 luglio si trovava in macchina con una sua amica in un parcheggio del Bronx. Berkowitz si trovava poco lontano dall’auto con una pistola calibro .44 nascosta in un sacchetto di carta. Quando Lauria uscì dall’auto, Berkowitz si mise in ginocchio e sparò, colpendola alla testa e uccidendola. Sparò altri due colpi e ferì l’amica di Lauria, ma non gravemente.

Nei sei mesi successivi Berkowitz ferì altre sei persone con modalità simili: colpiva coppie di ragazze che si trovavano da sole in quartieri come il Bronx o Queens, trovate e scelte per caso, e poi si allontanava senza dire nulla. Soltanto nel gennaio del 1977 la polizia disse in una conferenza stampa che alcuni di quegli attacchi erano collegati e che c’era un assassino armato di una pistola calibro .44 che girava per le strade di New York. L’8 marzo del 1977 Berkowitz uccise una seconda ragazza, Virginia Voskerichian.

Nei cinque mesi successivi Berkowitz uccise altre quattro persone, in quella che i giornali di New York soprannominarono “l’estate di Sam”. Il nomignolo arrivava da una lettera che Berkowitz aveva lasciato sul luogo di uno dei suoi omicidi. Nel testo, scritto in lettere maiuscole e con una grafia infantile, Berkowitz alternava minacce e frasi sconclusionate, preghiere, onomatopee e altri riferimenti incomprensibili. Nelle prime righe scriveva di essere offeso per essere stato definito “uno che odia le donne” (i giornali lo avevano identificato così visto che aggrediva solo donne) e poi aggiungeva: «Io sono un mostro. Io sono il figlio di Sam».

Si racconta che in quei mesi centinaia di ragazze in tutta la città si tagliarono i capelli o se li tinsero di colori chiari, perché a quanto sembrava “Son of Sam” colpiva solo ragazze con capelli lunghi e scuri. Sempre secondo alcuni resoconti dell’epoca, era diventato impossibile trovare una parrucca in tutta la città. Il 31 luglio del 1977 Berkowitz compì il suo ultimo omicidio: uccise Stacy Moskowitz, una ragazza di 20 anni, mentre si stava baciando con il suo fidanzato, Robert Violante, all’interno della loro macchina. Berkowitz sparò quattro colpi e ferì entrambi alla testa. Moskowitz morì poco dopo mentre Violante riuscì a sopravvivere, anche se perse la vista da un occhio.

Pochi giorni dopo una donna che poco prima dell’omicidio stava portando a spasso il cane raccontò alla polizia di aver visto un uomo che esaminava una multa poggiata sulla sua automobile, non lontano dal luogo dell’omicidio. La donna disse di essersi spaventata perché aveva visto che l’uomo stringeva un oggetto scuro in mano: si affrettò verso casa e poco dopo senti l’esplosione di alcuni colpi (quelli che avevano ucciso Moskowitz e ferito Violante). Esaminando tutte le automobili multate in quella zona, la polizia risalì all’auto di Berkowitz. Rintracciarono la sua residenza, trovarono l’auto parcheggiata davanti e sbirciando dai finestrini videro un fucile posato sul sedile posteriore. Forzarono la serratura e trovarono munizioni calibro .44 e una mappa con tutti i luoghi degli omicidi. Quando Berkowitz uscì di casa, gli agenti lo arrestarono. «Perché ci avete messo così tanto?», disse lui.

Durante il processo Berkowitz ammise di essere colpevole, fu giudicato in grado di intendere e di volere e venne condannato a sei ergastoli. Per evitare che potesse sfruttare la sua popolarità scrivendo un libro, lo stato di New York approvò una serie di leggi che impedivano ai criminali di guadagnare dai racconti dei loro crimini, una legge che oggi è stata adottata a livello federale e in 41 stati diversi. Dalla sua storia il regista Spike Lee ha tratto nel 1999 il film Summer of Sam, in cui gli omicidi di Berkowitz fanno da sfondo e simboleggiano la violenza e la decadenza della New York degli anni Settanta.

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