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  • mercoledì 9 agosto 2017

Come funzionerà il liceo breve

Durerà quattro anni invece che cinque: per il momento sarà adottato da 100 licei che cominceranno la sperimentazione nel 2018

(ANSA/ GUIDO MONTANI / DBA)

Questa settimana la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha firmato il decreto ministeriale che darà il via alla sperimentazione del cosiddetto “liceo breve” in cento istituti a partire dall’anno scolastico 2018/2019. Il “liceo breve” durerà quattro anni e quindi chi lo frequenta terminerà gli studi secondari nell’anno del suo diciottesimo compleanno e non in quello del diciannovesimo, come avviene oggi.

Nei cento licei che aderiranno alla sperimentazione, una classe soltanto potrà essere di quattro anni. Gli studenti che la frequenteranno saranno tenuti a raggiungere gli stessi obiettivi didattici degli altri studenti e saranno sottoposti allo stesso esame di maturità. Per dare agli studenti del liceo breve la stessa preparazione dei loro colleghi che studieranno per un anno in più, il ministero ha stabilito che il numero di ore annuali potrà essere aumentato, passando dalle attuali 900 fino a 1.050. Inoltre le scuole saranno incoraggiate a presentare piani di studio sperimentali: «In particolare per quanto riguarda l’articolazione e la rimodulazione dei piani di studio, per l’utilizzo delle tecnologie e delle attività laboratoriali nella didattica, per l’uso della metodologia Clil (lo studio di una disciplina in una lingua straniera)».

Un esperimento simile, ma più limitato, è in corso dal 2013. All’epoca la ministra dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza avviò il “liceo breve” in 11 istituti, sei pubblici e cinque paritari. La ministra Stefania Giannini, durante il governo Renzi, propose di estendere la sperimentazione a 60 istituti a partire dall’anno scolastico 2017/2018, cioè dal prossimo settembre, ma con il passaggio dal governo Renzi a quello Gentiloni, e dalla ministra Giannini alla ministra Fedeli, il piano è stato rimandato di un anno e allargato a cento istituti. Un comitato scientifico nazionale nominato dalla ministra esaminerà i risultati della sperimentazione e scriverà una relazione annuale sul progetto.

I sostenitori della sperimentazione sostengono che questa misura renderà l’Italia più simile al resto d’Europa, dove la scuola superiore termina spesso a 18 anni. In realtà, come si vede nell’ultimo rapporto Eurydice della Commissione Europea, in Europa la situazione è molto varia e resa complicata dalla presenza di sistemi scolastici molto diversi. In sostanza, l’Europa si divide a metà tra paesi in cui il ciclo scolastico si conclude a 18 anni e paesi in cui si conclude a 19.

Le scuole superiori di Francia, Spagna e Regno Unito, per esempio, terminano tutte nel corso del 18esimo anno. In Germania il liceo vero e proprio termina durante il 19esimo anno, come in Italia, mentre le scuole professionali possono essere più brevi. In tutta la Scandinavia, la parte d’Europa con il sistema scolastico che produce i migliori risultati, tutte le scuole superiori terminano nel corso del 19esimo anno di età.

Oggi il Sole 24 Ore parla di un altro vantaggio che potrebbe avere il liceo di quattro anni: se venisse adottato per tutte le scuole, produrrebbe un risparmio di circa 1,38 miliardi di euro. Il conteggio, spiega il giornale, risale all’ultimo tentativo di accorciare il ciclo scolastico, che risale a 15 anni fa quando il ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer, durante i governi Prodi e D’Alema, propose un percorso scolastico formato da un primo ciclo di sette anni seguito da un secondo ciclo articolato in un biennio comune e in un triennio di indirizzi specialistici. I risparmi sarebbero arrivati in particolare dalla riduzione nel numero degli insegnanti.

I sindacati sono abbastanza scettici sul progetto, fin dalla prima sperimentazione del 2013. La principale critica che viene mossa è all’utilità delle sperimentazioni in corso, che riguardano un numero molto limitato di istituti: un centinaio di classi su decine di migliaia. Anche il metodo con cui vengono selezionati gli istituti dove effettuare le sperimentazioni è stato criticato. La selezione favorisce gli istituti più moderni ed efficienti, come i licei delle grandi città, che presentano progetti innovativi e difficili da mettere in pratica nelle zone più disagiate. In questo modo è facile che i risultati della sperimentazione siano positivi, ma non è detto che siano anche rappresentativi di come reagirebbe alla riforma l’intero sistema scolastico italiano.

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