Perché “It” ha avuto così tanto successo

Come Stephen King riuscì a far appassionare tutti a una trama che sembrava destinata al flop, raccontato da Luca D'Andrea su Repubblica

Su Repubblica lo scrittore di thriller Luca D’Andrea ha provato a spiegare le ragioni del successo di It, il più famoso romanzo di Stephen King, in occasione della nuova edizione italiana pubblicata da Sperling & Kupfer. La nuova edizione, che conserva la traduzione del 1987 di Tullio Dobner, è uscita a fine giugno, anticipando il film su It che uscirà a settembre. Secondo D’Andrea, gli elementi alla base del romanzo avrebbero dovuto renderlo un flop commerciale, ma non è stato così per via della straordinaria abilità di King nel descrivere un luogo e dei personaggi in cui i lettori si sono potuti identificare con grande facilità, e grazie alla sua capacità di raccontare con consapevolezza e cognizione di causa una storia su un gruppo di ragazzini in una città povera americana.

Nel 1987, a un anno di distanza dall’uscita americana, un libro a forma di palloncino planò sugli scaffali delle librerie italiane. Si intitolava “It”, costava 27mila lire, era tradotto da Tullio Dobner ed era il capolavoro di uno scrittore dagli occhiali spessi, lo sguardo mite e il successo di chi, per dirne una, quattro anni prima aveva visto tre dei suoi libri nella classifica del “New York Times”. Contemporaneamente. Quello scrittore si chiamava Stephen King e in un tempo in cui gli autori di bestseller si contendevano il mercato a suon di milioni di copie, lo scrittore del Maine era quello che vendeva più di tutti, scriveva più di tutti ed era amato (e criticato) più di tutti gli altri messi insieme. Trent’anni dopo Stephen King ha ancora l’aria del vicino di casa che ti dà una mano quando la macchina non collabora o non sai a chi lasciare i figli quando la zia ipocondriaca ti telefona per annunciarti le sue ultime volontà, le lenti dei suoi occhiali somigliano meno a fondi di bottiglia (la tecnologia è andata avanti), ha i capelli più grigi e qualche ruga sul viso affilato, zoppica un po’ a causa dell’incidente che quasi gli costò la vita nel 1999, continua a scrivere libri da vetta delle classifiche e ha ancora l’aria di chi si diverte un mondo a farlo.

Basterebbe questo per salutare il ritorno — anche se in realtà non se ne è mai andato — di It nelle librerie italiane, sempre grazie a Sperling & Kupfer, con una nuova copertina che richiama quella della locandina del nuovo omonimo film in uscita (il trailer nelle prime 24 ore online ha avuto 197 milioni di visualizzazioni, cifra record). Il romanzo ha avuto qualche aggiustatina alla traduzione, come è d’obbligo dopo tre decenni. Tutto questo però non basterebbe né a illustrarne la grandezza né il debito di riconoscenza che lettori, scrittori, sceneggiatori e registi hanno nei confronti dell’Uomo del Maine. O l’impatto che It, grazie anche alla serie tv che ne fu tratta nel 1990, ha avuto sulla cultura pop contemporanea, e che non ha paragoni. Serie televisive come Twin Peaks, Lost, Stranger Things, Desperate Housewives, X- Files e tante altre portano le stimmate di quel modo, obliquo, di mostrare la realtà. Per non parlare dei romanzi.

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