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  • lunedì 31 luglio 2017

La Germania si prepara al suo “caso hacker”

Le elezioni si avvicinano e ci sono stati diversi attacchi informatici: non si sa ancora se, come e cosa sarà diffuso, ma diversi giornali tedeschi stanno decidendo come comportarsi

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Angela Merkel (AP Photo/Markus Schreiber)

Il 24 settembre in Germania ci saranno le elezioni federali, quelle per eleggere i nuovi membri del Parlamento tedesco, incaricato di scegliere e dare la fiducia al Cancelliere, il capo del governo. Una delle preoccupazioni condivise da molti politici tedeschi è la possibile interferenza russa nelle operazioni di voto, così come era successo durante le elezioni presidenziali statunitensi dello scorso novembre e poi in quelle francesi.

Alcune istituzioni tedesche hanno già subìto diversi attacchi informatici negli ultimi due anni: nel 2015, per esempio, fu attaccato il Parlamento e furono sottratti 16 gigabyte di mail e altri file a 16 persone, tra cui probabilmente anche l’attuale cancelliera Angela Merkel; poi ci furono altri attacchi hacker diretti contro alcuni centri studi legati al partito di Merkel, l’Unione cristiano democratica, e contro il Partito socialdemocratico, che fa parte della coalizione di governo. Il timore è che questi hacker, che secondo i tedeschi sono di nazionalità russa, possano usare le informazioni sottratte in vista delle elezioni per cercare di indebolire la candidatura di Merkel e dei suoi alleati, favorendo invece quella di altre forze politiche meno ostili alla Russia. Di queste preoccupazioni e di come potrebbero reagire i giornali tedeschi di fronte alla pubblicazione di materiale rubato si è occupato il giornalista del New York Times Jim Gutenberg, dopo avere parlato con direttori e giornalisti di alcuni importanti giornali tedeschi.

La questione centrale trattata da Gutenberg è come i giornali tedeschi reagirebbero in caso di diffusione di materiale sottratto illegalmente a esponenti del governo o delle istituzioni tedesche. Di un tema simile si era discusso molto anche negli Stati Uniti nei mesi precedenti le elezioni presidenziali di novembre 2016: per esempio il giornalista di Vox Zack Beauchamp aveva scritto un articolo intitolato «La Russia ha usato la stampa americana come un’arma», nel quale sosteneva che la decisione di molti giornali americani di occuparsi con grande enfasi di materiali non sempre significativi – non c’era niente di illegale nelle email di Clinton e del Partito Democratico – e ripubblicarli, nonostante fossero stati rubati e poi diffusi da Wikileaks, avesse trasformato di fatto la stessa stampa in uno strumento in mano ai russi. È una questione delicata, perché nello scegliere cosa pubblicare i media devono bilanciare il dovere di informare con quello di rimanere indipendenti, facendosi guidare dalle notizie e non dalle attenzioni che si ottengono facilmente con toni e titoli sensazionalistici, senza diventare uno strumento d’influenza di qualche stato straniero o forza politica.

Klaus Brinkbäumer, direttore dello Spiegel, ha detto di condividere la posizione di chi dice che la stampa americana sia stata usata dai russi come un’arma: «Non direi che i media americani abbiano fallito, ma sono d’accordo quando qualcuno dice che sono stati fatti diventare un’arma, e poi sono stati usati. È triste da dire. […] Non sono sicuro che tutti i giornalisti che hanno usato quel materiale abbiano capito cosa ci fosse davvero dietro». Brinkbäumer ha aggiunto che il suo giornale non scrive informazioni che non sono state verificate in maniera indipendente: «Il nostro obiettivo non è essere il più veloci possibile, ma il più onesti possibile; questo significa che non faremo le cose di corsa». Julian Röpcke, caporedattore della politica del tabloid Bild, ha spiegato che, se dovesse essere diffuso materiale rilevante ma sottratto illegalmente, il suo giornale segnalerà quei contenuti di modo che siano immediatamente riconoscibili per il lettore: «Ogni paragrafo nel quale verranno inserite informazioni sottratte verrà segnalato in rosso. Così avremo paragrafi rossi e neri e sotto scriveremo qualcosa tipo, “Le informazioni in rosso sono state sottratte con l’obiettivo di manipolare la tua opinione su questa persona”». Röpcke ha aggiunto che non vuole giudicare il lavoro dei suoi colleghi americani, perché probabilmente anche il suo giornale avrebbe fatto gli stessi errori, in quella situazione.

Nel caso delle email appartenenti al Partito Democratico statunitense, sottratte da hacker russi e diffuse da Wikileaks, la decisione sul pubblicarle o meno è stata molto dibattuta. Il contenuto di alcune di quelle email era giornalisticamente rilevante, come dimostrarono poi le dimissioni di Debbie Wassermann Schultz, che allora era alla guida del Partito Democratico statunitense e dopo la pubblicazione delle mail lasciò il suo incarico: le email mostravano come il partito preferisse la candidatura di Hillary Clinton a quella di Bernie Sanders nelle primarie. D’altra parte, scrive Gutenberg, lo scandalo ha alimentato se stesso, spingendo alcuni giornali a concentrarsi anche su dettagli decisamente meno importanti per avere più traffico online o vendere più copie, contribuendo a rinforzare i sospetti di chi pensava che Clinton avesse “qualcosa da nascondere”.

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