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  • domenica 30 luglio 2017

Il Venezuela vota la nuova assemblea costituente voluta da Maduro

Dopo settimane di violente proteste e decine di morti, oggi si elegge l'organo che secondo le opposizioni darà ancora più poteri al presidente

(RONALDO SCHEMIDT/AFP/Getty Images)

Dopo mesi di violentissime proteste che hanno provocato decine di morti e centinaia di feriti e arresti, oggi in Venezuela si vota per eleggere un’assemblea costituente voluta dal presidente Nicolas Maduro e dal suo partito, il Partito Socialista Unito del Venezuela. L’assemblea costituente sarà formata da 545 membri, e servirà per riscrivere la Costituzione. Le opposizioni – che hanno invitato i cittadini a non votare e che hanno organizzato nelle scorse settimane proteste, scioperi e un referendum per annullare il voto di oggi – sostengono che la nuova assemblea consentirà a Maduro di ottenere ulteriori poteri e di toglierne al parlamento (controllato dalle opposizioni), con il rischio di creare una dittatura nel paese. La versione di Maduro è invece che l’assemblea costituente e la conseguente nuova Costituzione serviranno a portare stabilità nel paese. Il governo ha vietato le manifestazioni, ma ce ne sono comunque alcune in programma, e si temono scontri. I seggi hanno aperto alle 7 di mattina venezuelane (le 13 in Italia) e chiuderanno 11 ore dopo.

José Felix Pineda, un avvocato di 39 anni candidato alle elezioni, e Ricardo Campos, un giovane politico del partito di opposizione Acción Democrática, sono stati uccisi tra ieri e oggi. Pineda è stato ucciso ieri sera (ora locale) a casa sua, con diversi colpi di pistola, mentre Campos è morto oggi durante una protesta, sempre per delle ferite da arma da fuoco.

Negli ultimi quattro mesi, da quando cioè si sono intensificate le manifestazioni dell’opposizione contro Maduro, si stima che almeno 100 persone siano morte negli scontri con gli agenti in tutto il paese, che 1.500 siano state ferite e che più di 500 siano state arrestate. Due settimane fa le opposizioni hanno organizzato un referendum informale sulla proposta di Maduro, al quale hanno partecipato circa 7 milioni di cittadini: il 98 per cento ha votato contro la nuova assemblea costituente. Il referendum non è bastato a convincere Maduro ad annullare le elezioni di oggi, come speravano le opposizioni.

Oltre alla grave crisi politica, in Venezuela l’inflazione è fuori controllo, con la conseguenza che ci sono stati grandi aumenti dei prezzi dei beni di prima necessità. La profonda crisi economica in cui si trova il Venezuela è aggravata dalla diminuzione del prezzo del petrolio, che porta circa il 95 per cento dei soldi che il Venezuela guadagna grazie alle esportazioni.

181 membri dei 545 dell’assemblea saranno eletti da cittadini di specifici gruppi sociali (tra loro: pensionati, indigeni, contadini e studenti), che l’opposizione accusa però di essere a servizio del presidente stesso. Gli altri 364 membri saranno scelti con delle elezioni organizzate nei distretti municipali. In tutto, i candidati sono 6000, tra i quali saranno eletti i 545 membri dell’assemblea costituente: una sorta di parlamento temporaneo, con l’unico compito di riscrivere la costituzione.

Negli ultimi giorni la Colombia, la Francia, la Spagna, gli Stati Uniti (il paese che compra la maggior parte del petrolio venezuelano) e l’Unione Europea, tra gli altri, hanno sollecitato il governo venezuelano a cancellare il voto per l’assemblea costituente. La Colombia, che confina con il Venezuela, ha detto che non riconoscerà il risultato del voto e, di conseguenza, ogni decisione presa dall’assemblea eletta. Il 28 luglio la Colombia ha anche concesso un permesso speciale per far sì che i venezuelani che si trovano in Colombia ci possano restare fino ad altri due anni anche senza il visto necessario, per permettere loro di non dover tornare in Venezuela.

Freddy Guevara, uno dei leader dell’opposizione, ha detto che dopo il voto «diventerà chiaro che questa non è solo una frode costituzionale ma anche il più grande errore storico che Maduro e la sua gang potessero fare». Ieri Guevara ha anche scritto in un tweet: «Domani ci ribelliamo».

Secondo i principali sondaggi la maggior parte dei venezuelani (il 70 per cento, secondo quello citato dal Guardian) sono contrari alla nuova assemblea costituente. Considerando che si ritiene che gli eletti saranno per la stragrande maggioranza persone vicine a Maduro e alle sue idee, il principale problema del governo venezuelano è garantire una buona affluenza. Per evitare che troppe poche persone vadano a votare il governo ha minacciato – scrivono i principali giornali internazionali – diversi dipendenti pubblici di licenziarli o di togliere loro i sussidi governativi. Il Guardian ha scritto che «molti dei 2,8 milioni di dipendenti statali [su 30 milioni di abitanti] hanno ricevuto messaggi e telefonate ed è stato loro richiesto di partecipare alle manifestazioni politiche durante le loro ore lavorative».

L’attuale costituzione venezuelana fu scritta nel 2000, dopo l’elezione nell’anno precedente di una assemblea costituente voluta da Hugo Chávez, lo storico leader venezuelano di cui Maduro ha preso il posto e a cui dice di ispirarsi. Maduro ha detto: «Il 30 luglio l’assemblea costituzionale esisterà. Sono stato fedele a Chávez. Ora è il vostro turno». Maduro ha anche detto di voler organizzare in futuro un referendum che sottoponga ai cittadini la nuova costituzione scritta dall’assemblea costituente.

La nuova assemblea costituente entrerà in carica 72 ore dopo la proclamazione dei suo membri e Maduro ha detto che, in caso di ulteriori proteste, che il suo governo è «pronto ad affrontare qualsiasi scenario». Osservatori e oppositori sostengono però che Maduro voglia guadagnare tempo, ritardando le elezioni il più possibile per rimanere al potere: non c’è infatti un tempo limite o standard entro il quale si prevede l’assemblea costituente debba riscrivere la costituzione.

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