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  • domenica 30 luglio 2017

Essere trumpisti, a New York

La storia di Dion Cini, che ogni giorno fa canottaggio sull'Hudson con una bandiera pro Trump, tra molti insulti e poco sostegno

Sostenitori del presidente degli Stati Uniti Donald Trump vicino alla Trump Tower, a New York, il 4 marzo 2017 (AP Photo/Mary Altaffer)

Anche a New York, una delle città più progressiste degli Stati Uniti, ci sono fieri sostenitori del presidente Donald Trump. Uno di questi è un uomo che, da marzo, ogni giorno feriale fa canottaggio sul fiume Hudson facendo sventolare una bandiera che dice “Trump 2020”, dove “2020” è l’anno in cui si terranno le prossime elezioni presidenziali americane. L’uomo si chiama Dion Cini, ha 48 anni, è tarchiato e abbronzato e fa l’imprenditore: Andrew Marantz ha scritto un profilo su di lui per l’ultimo numero del New Yorker, cercando di spiegare perché ogni giorno attraversi New York in barca tra l’indifferenza e gli insulti degli altri suoi concittadini. «Lo farà fino alle elezioni del 2020» ha detto Cini a Marantz, «l’unica cosa che potrebbe cambiare – anche se dubito – è se davvero finiscono per incriminare Trump e lo mandano via, ma in quel caso cambierò semplicemente la bandiera, ne metterò una con scritto “Pence”, e continuerò a farlo».

Cini vive nell’Upper West Side, che insieme all’Upper East Side è il quartiere di Manhattan in cui le case sono più costose. L’Upper West Side si affaccia sull’Hudson, l’Upper East Side sull’East River. Mentre l’Upper East Side è noto per essere il quartiere dove vivono uomini e donne d’affari, l’Upper West Side è considerato il centro culturale e intellettuale della città: nella sua parte più a nord si trova la Columbia University, in quella più a sud il Lincoln Center for the Performing Arts, dove si tengono gli spettacoli di opera, i balletti e i concerti della Filarmonica di New York. Cini quindi ha idee abbastanza diverse dalle persone che vivono vicino a lui, persone che probabilmente leggono abitualmente il New Yorker e alle ultime elezioni hanno votato per Hillary Clinton. Cini è un veterano (faceva parte dei Marine), crede che un giorno gli Stati Uniti potrebbero smettere di essere «autosufficienti» e su un bicipite ha un tatuaggio ispirato al film Fantasia perché è un grande fan di Walt Disney: «Sono stato a Disney World migliaia di volte. Modello la mia vita su quella di Walt Disney in molti modi. Lui era un uberconservatore, che è lo stesso modo in cui mi definisco io».

La barca con cui Cini si allena sull’Hudson:

Cini possiede e gestisce un’azienda di discreto successo che vende software agli ospedali, al punto che può permettersi di vivere quasi come se fosse già in pensione: per questo può allenarsi sull’Hudson tutte le mattine dei giorni feriali. Visto che grazie alla cosiddetta Obamacare ha fatto molti affari, non gli dispiace che per ora il progetto di riforma sanitaria dei Repubblicani sia fallito, mentre su Trump in persona, Cini ha detto a Marantz: «Per quanto riguarda le cose che twitta, : «Per quanto riguarda le cose che twitta, il “grab ’em by the pussy“, sono cose stupide, ma è Trump che fa Trump. Ha un cuore buono, questa è la cosa importante».

dion_cini_fox_newsDion Cini in una storia di Instagram di Fox News.

Facendo canottaggio lungo l’Hudson con la sua bandiera pro-Trump, Cini interagisce in modo più o meno pacifico con gli abitanti dei diversi quartieri di New York. A seconda della corrente, Cini si allena verso sud, in direzione di Governors Island o di Brooklyn, oppure verso nord, dove si trova il Bronx. In media, nel corso di una mattinata, Cini riceve il pollice alzato una ventina di volte, il dito medio almeno un centinaio. Ha raccontato a Marantz che le persone che lavorano nei cantieri di Hudson Yards (un nuovo complesso residenziale e commerciale in costruzione a sud dell’Upper West Side, dopo il quartiere di Hell’s Kitchen) «sono sempre di sostegno». Lo sono anche le persone a bordo delle barche della Guardia Costiera e dei Vigili del Fuoco. Un gruppo di operai a Chelsea, un po’ più avanti, lo saluta dicendo “Viva Trump!”. Più a sud, lungo la parte ovest del Greenwich Village, cioè il West Village, le persone cominciano a insultarlo: «Dicono sempre le stesse cose, “Vaffanculo Trump!”, “Spero che affoghi!”. Il mio preferito è “Non vincerà mai”, a cui rispondo “Sì, è la stessa cosa che dicevate l’ultima volta”». Una persona che faceva jogging vicino al Pier 40 gli ha gridato “Tu e Trump potete andare a fanculo!”. Anche a Brooklyn lo insultano, ma lì si «sforzano di dire qualcosa di arguto».

L’unico che non prende posizione è il gestore della North Cove Marina, un molo per attraccare le barche all’altezza del World Trade Center, quindi quasi in corrispondenza della punta sud di Manhattan: ha salutato Cini senza fare riferimento alla sua bandiera pro-Trump e ha spiegato a Marantz di voler «restare neutrale» perché «è meglio per gli affari». Cini comunque non si limita al canottaggio: un paio di giorni fa è andato a distribuire spille pro-Trump davanti alla Trump Tower e in presenza di Marantz, dopo aver attraccato alla North Cove Marina, si è messo a gridare “Trump 2020! Ivanka 2024! Barron 2040!” sventolando la sua bandiera. Una donna che stava mangiando un’insalata poco lontano ha reagito dicendo: «Dovrei fargli il dito medio, ma sono troppo pigra». Per Cini probabilmente le reazioni ostili alla sua bandiera sono divertenti. «Più le persone se la prendono con me, più mi sento determinato» ha detto a Marantz, «se stessi facendo questa cosa a St. Louis o a Dallas, mi sarei già annoiato».

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