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E se il vostro aspirapolvere condividesse la mappa della vostra casa ad Amazon?

O a Google o a Apple: è un'idea di cui ha parlato il capo dell'azienda che produce i robot Roomba

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Un robot aspirapolvere Roomba della serie 900 (iRobot)

Aggiornamento del 31 luglio: Reuters ha poi corretto il suo articolo iniziale scrivendo che Colin Angle non aveva detto che iRobot potrebbe vendere i dati sulle case ad aziende come Amazon, Google e Apple, ma «condividerle gratuitamente con il consenso dei clienti».

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iRobot è l’azienda americana che dal 2002 vende i robot aspirapolvere Roomba, quelli a forma di disco volante che si muovono in giro per la casa in autonomia facendo una mappa dello spazio in cui devono pulire. Negli ultimi giorni si è parlato di un’intervista a Reuters dell’amministratore delegato dell’azienda Colin Angle, uscita lunedì: Angle ha detto di stare pensando di vendere i dati sulle case di chi usa Roomba ad aziende come Amazon, Google e Apple. Dallo scorso marzo Roomba è compatibile con Echo, l’assistente per la casa con intelligenza artificiale di Amazon: attraverso Echo si può dire al proprio Roomba di iniziare a pulire, di smettere di farlo oppure di andarsi a caricare alla propria “Home Base”. Tuttavia Roomba non fornisce a Echo la mappa della casa in cui viene usato, almeno per ora.

Per chi non sapesse come funziona un Roomba:

I vecchi modelli di Roomba individuavano ed evitavano gli ostacoli sul proprio percorso con un sistema di sensori a infrarosso o a luce laser. I robot Roomba successivi della serie 900, entrata in produzione nel 2015, invece funzionano con un altro sistema, più avanzato tecnologicamente. Come spiega il sito di iRobot: «La tecnologia vSLAM® (visual Sensor Localisation and Mapping) e la speciale videocamera di cui sono dotati permette a tutti i modelli della serie 900 di crearsi in ogni istante dei punti di riferimento e di mappare l’ambiente da pulire: in questo modo i Roomba della serie 900 sanno sempre dove si trovano e dove sono già passati». Se i Roomba di questa serie sono connessi alla rete Wi-Fi di casa, i dati raccolti nelle operazioni di pulizia vengono condivisi con una app, iRobot Home, con cui si può dire al proprio robot di pulire anche quando si è fuori casa. Angle ha detto a Reuters che «c’è un intero ecosistema di oggetti e servizi che una smart home può fornire se c’è una mappa dettagliata della casa che l’utente acconsente a condividere».

BuzzFeed News ha chiesto a Jamie Williams, un avvocato esperto di diritto alla privacy che lavora per l’ong Electronic Frontier Foundation, un parere sulla questione. Williams ha detto: «La mappa di una casa può dire molto sulla persona che ci vive. Ad esempio, il modo in cui è collocato il divano in un salotto può dire se guardare la televisione sia un’attività fondamentale della sua vita. Può rivelare se abbia animali domestici e quanto spesso modifichi la disposizione dei mobili». Informazioni di questo tipo potrebbero essere molto interessanti per chi si occupa di pubblicità: potrebbero essere il punto di partenza per fare consigli per gli acquisti a chi possiede un Roomba.

Le regole sulla privacy di iRobot dicono che il proprietario di un Roomba può controllare o fermare la raccolta dati del proprio robot disconnettendolo dalla rete Wi-Fi; in questo modo però diventa impossibile gestire il robot attraverso la app o con Echo, nel caso se ne possegga uno. iRobot ha detto a BuzzFeed News: «Nessuna informazione è venduta ad altre aziende. Nessuna informazione sarà condivisa con altre aziende senza il consenso informato dei nostri clienti». Secondo Williams però la richiesta di consenso potrebbe essere scritta in piccolo in un qualche aggiornamento delle condizioni d’uso e quindi non ricevere abbastanza attenzione. Nelle regole sulla privacy di iRobot c’è anche scritto che l’azienda si riserva il diritto di usare i dati personali dei propri utenti in forma anonima per i propri registri: BuzzFeed News ha notato che non è chiaro se tra questi dati rientrino anche le mappe delle case di chi usa i Roomba.

Moltissime persone hanno criticato iRobot negli ultimi giorni per questa faccenda e Angle ha cercato di mettere una pezza alla questione ripetendo al sito di tecnologia Tech Crunch che l’azienda chiederà sempre ai propri clienti il permesso di usare i loro dati. Tech Crunch ha spiegato che però che l’annuncio di Angle non deve essere preso con eccessiva preoccupazione, non tanto per le buone intenzioni di iRobot, quanto per il fatto che «per il momento sembra che la società abbia un po’ messo le mani avanti sul ruolo che Roomba avrà nelle case del futuro» dato che dagli accordi con Amazon, Google e Apple per ora si è molto lontani.

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