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  • giovedì 20 luglio 2017

Nei Paesi Bassi risolveranno i casi irrisolti con l’aiuto dei carcerati

In ogni cella ci sarà un calendario con informazioni su vecchi casi mai chiusi, di cui magari qualcuno sa ancora qualcosa

(YouTube/Polizia dei Paesi Bassi)

Nei Paesi Bassi la polizia ha una nuova strategia per provare a risolvere i vecchi casi irrisolti: dal 2018 distribuirà in tutte le prigioni dei calendari che per ogni settimana dell’anno – 52 in totale – presentano ciò che si sa di un caso di omicidio o sparizione rimasto irrisolto. L’idea dietro questo progetto è che i detenuti possano essere ispirati dai calendari a fornire informazioni alla polizia sui casi, di cui potrebbero sapere qualcosa per ragioni legate al loro passato criminale o alla loro vita in carcere. I nuovi calendari saranno distribuiti a 30.000 persone dopo che la strategia è stata testata in cinque prigioni del nord del paese e si è dimostrata efficace: nei primi cinque mesi del 2017, la polizia ha ricevuto 160 suggerimenti e informazioni sui casi segnalati dal calendario di prova, circa lo stesso numero di segnalazioni che solitamente ottiene in un anno con gli interrogatori e i contributi spontanei. Grazie ad alcune di queste nuove informazioni due vecchi casi irrisolti sono stati riaperti.

I calendari saranno molto colorati, ogni pagina conterrà la foto di una persona scomparsa e le informazioni che si hanno sul caso saranno stampate in più lingue: oltre che in olandese, in arabo, inglese, russo e spagnolo. Inoltre una ricompensa fino a 800mila euro è promessa a chi darà informazioni che porteranno alla risoluzione di un caso. Dopo il primo test con i calendari la polizia ha ricevuto informazioni che hanno permesso di riaprire anche il caso – molto noto nei Paesi Bassi – di Nicky Verstappen, un ragazzino di 11 anni che fu ucciso durante un campo estivo vicino a Brunssum, nel sud dei Paesi Bassi, nell’agosto del 1998.

Non tutti i carcerati hanno voluto il calendario, alcuni si sono rifiutati di partecipare alla sperimentazione perché non volevano passare per spie, ma due terzi dei prigionieri che hanno partecipato alle prime prove hanno detto di pensare che l’iniziativa sia una buona idea e la polizia ha anche detto di poter garantire l’anonimato ai futuri informatori se sarà necessario. Jeroen Hammer, che ha inventato il calendario a partire da un progetto in qualche misura simile attivo in alcune prigioni degli Stati Uniti – ha detto che il calendario ha avuto molto successo soprattutto tra i detenuti più annoiati.

La polizia ha spiegato che grazie agli sviluppi delle scienze forensi negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda l’analisi del DNA, ora ci sono più possibilità di risolvere vecchi casi irrisolti e che anche le informazioni di nuovi testimoni possono essere molto importanti. Inoltre, ci sono persone che all’epoca delle prime indagini avevano paura di dire ciò che sapevano, ma che con il passare del tempo si sentono più sicure. Nei carceri, poi, ci sono molti passaggi di informazioni tra i prigionieri e per questo se ne possono ottenere anche con sistemi come il calendario. Ci sono circa 1.500 vecchi casi irrisolti nei Paesi Bassi: di quelli contenuti nel calendario si parla anche su un apposito sito della polizia, consultabile da chiunque.

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