Succedono parecchie cose nel centrodestra

Le dimissioni del ministro Costa hanno a che fare più con il "ritorno di Berlusconi" che con lo ius soli e i migranti

(ANSA/ GIORGIO ONORATI)

Per essere luglio, la politica italiana sembra essere più agitata del solito. Stamattina i principali giornali hanno dedicato diverse pagine a indagare le ragioni e le possibili conseguenze delle dimissioni di Enrico Costa, fino a ieri ministro per gli Affari Regionali e deputato di Alternativa Popolare, il partito guidato da Angelino Alfano. Secondo le ricostruzioni dei principali giornalisti parlamentari, la scelta di Costa ha poco a che fare con il governo – e ancora meno con lo ius soli, come invece si è scritto nei giorni scorsi – e molto con le dinamiche interne del centrodestra, le possibili alleanze in vista delle prossime elezioni e le speranze, e soprattutto i timori, di molti parlamentari per il loro futuro politico.

Qualche settimana fa Costa aveva minacciato le dimissioni in caso di approvazione dello ius soli: lo ius soli è effettivamente stato rimandato, eppure lui si è dimesso lo stesso – cosa che fa pensare che Costa avesse intenzione di dimettersi a prescindere dall’approvazione della legge. In un’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera, Costa ha spiegato che in effetti lo ius soli non c’entra con la sua decisione e che si è dimesso perché ha deciso di tornare a collaborare con Silvio Berlusconi. Visto che Forza Italia si trova all’opposizione non aveva senso rimanere al governo. «Non potevo più tenere i piedi in due scarpe», ha spiegato a Tommaso Labate del Corriere.

La scelta di Costa di uscire da AP e dal governo per entrare in Forza Italia era nell’aria da tempo. Almeno dalla scorsa primavera, ha scritto Marianna Rizzini sul Foglio, Costa era considerato un “corpo estraneo” all’intero nel governo perché su molti temi era schierato su posizioni molto più vicine a quelle di Forza Italia. In realtà un certo “distacco” dalle posizioni del governo e della maggioranza PD è in corso in tutto il partito di Alfano. Pochi giorni fa il capogruppo alla Camera ed ex ministro Maurizio Lupi ha sottolineato che tra il suo partito e il PD «non c’è mai stata un’alleanza politica», un’affermazione curiosa dopo quattro anni di governo trascorsi insieme, sostanzialmente senza grandi scossoni.

La ragione di questo riposizionamento è probabilmente l’avvicinarsi delle elezioni politiche e la necessità di “smarcarsi” dal PD e mostrare una propria autonomia, nel tentativo di rivitalizzare i consensi del partito. In questo momento secondo i sondaggi AP corre il rischio concreto di non superare la soglia di sbarramento e quindi di non eleggere nemmeno un parlamentare. Il capogruppo alla Camera del PD, Ettore Rosato, ha descritto così la situazione: «Arriva la fine legislatura e i piccoli partiti sentono il bisogno di differenziarsi per andare a caccia di voti». La posizione di AP sullo ius soli, che è stata piuttosto ondivaga, sembra quindi far parte di questa scelta strategica.

Ma cercare di riposizionarsi restando al governo, secondo molti, rischia di non essere sufficiente. Tra senatori e deputati AP ha in tutto 50 parlamentari, molti dei quali temono di non essere rieletti. Forza Italia, d’altro canto, sembra essere sorprendentemente in ripresa, e anche se i sondaggi danno al partito percentuali poco superiori al 10 per cento alle ultime elezioni amministrative ha ottenuto ottimi risultati. Secondo alcune ipotesi, Costa sarebbe soltanto uno dei primi a rientrare in Forza Italia in tempo per ottenere un posto nelle sue liste e una maggiore possibilità di essere rieletto.

C’è però un’altra conseguenza politica nella sua scelta. Il ritorno di numerosi centristi, che hanno trascorso anni in un governo di coalizione, potrebbe spingere Forza Italia su posizioni più moderate, lontano dalla Lega Nord e più vicino al PD: un dettaglio importante nell’ottica di una futura grande coalizione dopo le elezioni. Nell’intervista al Corriere, Costa ha spiegato che Renzi e Berlusconi «sono fatti per stare insieme». Non è un caso, quindi, che Renzi abbia apprezzato la scelta di Costa. In un’intervista con il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, Renzi ha detto di stimare Costa, che ha definito una persona “seria” e “coerente”, uno che ritiene le «idee più importanti delle persone».

Insomma: quello che è in corso sembra una manovra di accerchiamento nei confronti di AP. Da un lato Berlusconi mostra di essere pronto a riaccogliere nel suo partito coloro che lo abbandonarono nell’autunno del 2013, così da “svuotare” AP e liberarsi da un potenziale concorrente centrista, scrivono oggi sia il Corriere che Repubblica. Parentesi: a questa considerazione strategica bisogna aggiungerne anche una tattica: a novembre si voterà per le regionali in Sicilia, dove dal 2012 governa la sinistra grazie proprio all’appoggio dei centristi. Se questi ultimi dovessero rovesciare le alleanza e passare con il centrodestra, Forza Italia avrebbe ottime probabilità di battere il Movimento 5 Stelle, attualmente il partito considerato favorito. Chiusa parentesi. Dall’altro lato, anche il PD ha le sue ragioni per assecondare questo piano: una Forza Italia moderata e piena di centristi che hanno già trascorso anni in un governo di coalizione sarebbe un potenziale buon alleato nel caso il PD non dovesse ottenere una maggioranza autonoma dopo le prossime elezioni.

Secondo i giornali di oggi, però, questa ipotesi di “accogliere i centristi” spaventa numerosi parlamentari di Forza Italia, che temono che i loro posti in lista vengano presi dai transfughi di AP. Sia Repubblica che il Corriere scrivono che Berlusconi avrebbe rassicurato i suoi parlamentari dicendo loro che gli ex AP e gli altri deputati che dovessero ritornare saranno sistemati in una nuova formazione centrista, alleata di Forza Italia.

In questa situazione, chi rischia di più sembra essere proprio il leader di AP, Angelino Alfano, il cui eventuale ritorno in Forza Italia o in una formazione alleata sembra essere molto complicato. Alfano è detestato non solo dai potenziali alleati di Forza Italia, come la Lega Nord, ma ha molti avversari anche all’interno della stessa Forza Italia (che del resto critica apertamente, da quando è al governo). Il capogruppo alla Camera di Forza Itali, Renato Brunetta, ad esempio, ha detto che chi ritornerà nel partito sarà accolto a “braccia aperte”, ma ha escluso che Alfano possa essere tra coloro a cui sarà permesso di tornare.

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