Di Maio Boneschi

Di Maio se l’è presa con il vitalizio di un deputato morto

Ha attaccato Luca Boneschi, ex deputato radicale morto lo scorso ottobre, ignorando anche le ragioni del suo breve mandato

Di Maio Boneschi
(ANSA/CLAUDIO PERI)

Oggi, il vicepresidente della Camera del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio ha attaccato la maggioranza per i ritardi che si sono verificati nell’approvazione di una legge che dovrebbe ridurre i vitalizi degli ex parlamentari (i vitalizi non sono invece più previsti per i parlamentari dall’attuale legislatura). Nel suo discorso, di Maio ha citato una serie di casi di ex deputati che percepiscono vitalizi e che lui ritiene particolarmente gravi. Tra gli altri, ha citato Ilona Staller, Vittorio Sgarbi, Ombretta Colli ed Eugenio Scalfari. Alla lista ha aggiunto anche un altro nome:

«un certo Boneschi si è fatto un giorno in parlamento, prende 3.108 euro»

Di Maio evidentemente non era stato informato che Luca Boneschi è morto nell’ottobre del 2016 e, quindi, non percepisce più alcun vitalizio. Boneschi non è poi proprio “un tal Boneschi”, se si vogliono cercare informazioni su di lui: è famoso nella storia politica italiana per essere il deputato rimasto in carica meno tempo, effettivamente appena un giorno, il 12 maggio del 1982. La ragione è che Boneschi – un militante del Partito Radicale – si dimise subito dopo l’annuncio della sua elezione (sostituiva un altro dimissionario radicale, Marcello Crivellini) per potersi difendere da una denuncia per diffamazione che gli aveva rivolto un giudice romano, senza approfittare dell’immunità parlamentare.

All’epoca, Boneschi difendeva la famiglia di Giorgiana Masi, la ragazza uccisa durante una manifestazione a Roma nel 1977. Boneschi, come molti altri, riteneva che Masi fosse stata uccisa da un colpo sparato dalla polizia, ma non si arrivò mai a un processo per dimostrarlo. Il giudice Carlo D’Angelo decise di archiviare il processo. Boneschi lo criticò duramente e D’Angelo lo denunciò per diffamazione. Il processo si concluse nel 2008 con la condanna di Boneschi, che è morto l’anno scorso, quando è cessata l’erogazione del suo vitalizio.

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