L’uomo dietro ai grandi loghi italiani

Si chiamava Bob Noorda, creò anche la grafica della metropolitana di Milano e New York e nacque 90 anni fa

Il 15 luglio 1927, novant’anni fa, nacque ad Amsterdam Bob Noorda, uno dei più importanti designer italiani del Novecento: è possibile che non lo abbiate mai sentito nominare, se non siete esperti di grafica, ma non sapete di conoscere molti dei suoi lavori. Noorda, morto l’11 gennaio 2010, disegnò e aggiornò decine di marchi e loghi di aziende italiane, tra cui quello di Coop, di Mondadori, dell’Automobile Club d’Italia e di Enel, e la grafica dell’olio Cuore. Fu anche tra i realizzatori dello stemma della Regione Lombardia, insieme a Bruno Munari, Pino Tovaglia e Roberto Sambonet. Le cose per cui però è più famoso sono sicuramente le metropolitane: negli anni Sessanta disegnò la segnaletica e l’allestimento visivo della metropolitana di Milano e nel 1966, insieme al collega e socio Massimo Vignelli, quelli della metropolitana di New York.

Noorda si trasferì a Milano nel 1954 e di fatto lavorò principalmente in Italia, dove prese anche la cittadinanza. Divenne famoso nel mondo della pubblicità lavorando per Pirelli e tra il 1963 e il 1964 lavorò alla grafica della metropolitana di Milano, scelto da Franco Albini, uno degli architetti che progettò le stazioni della linea 1. In particolare, Noorda disegnò il font usato per la segnaletica delle stazioni, partendo dall’Helvetica. In seguito raccontò il progetto dicendo:

«Io ho avuto la fortuna di essere stato chiamato da Albini dal primo momento che lui aveva cominciato a lavorare al progetto. E allora ce l’abbiamo fatta… di solito funzionava così: un architetto finiva tutto il suo arredamento e diceva: adesso ci vogliono un po’ di cartelli che dicano le direzioni. Invece no, questo passo è stato fatto in stretta collaborazione, abbiamo tirato fuori un nuovo sistema, la famosa fascia rossa della linea uno, e la verde per la due, che porta solo le indicazioni per la segnaletica per trovare la strada in questi ambienti e anche sulla banchina. Una novità.

Prima di allora infatti c’era solo il nome della stazione al centro della banchina, come nelle stazioni di Parigi o Londra. Io invece ho proposto l’idea di ripetere il nome della stazione ogni cinque metri, in maniera che un passeggero su una vettura che entra in stazione possa subito vedere in quale stazione si trova, ancora col treno in movimento. Questa è stata direi la grande novità mondiale. Ho dovuto studiare un nuovo tipo di carattere. Sono partito da un carattere esistente, Helvetica, che allora era anche abbastanza nuovo. Facendo delle prove, però, dovevo usare questo carattere bianco su fondo rosso, cioè in negativo. Prendendo l’Helvetica su questo fondo, il chiaro era troppo chiaro, il nero diventava troppo chiaro, perché l’effetto in negativo è sempre che il carattere si allarga otticamente. Ho accorciato, quindi, tutti i discendenti e ascendenti delle lettere, in maniera che l’occhio del carattere risulti più grande. Questa soluzione sulla banda continua funzionava molto meglio».

Insieme a Vignelli e ad altri designer, nel 1965, Noorda fondò l’agenzia grafica Unimark International, che aveva uffici sia a Milano che a New York. L’agenzia chiuse negli anni Settanta, ma Noorda continuò a gestirne l’ufficio milanese e, alla sua chiusura nel 2000, continuò a lavorare con la sua Noorda Design. Nel corso della sua carriera di designer Noorda insegnò anche alla Scuola di disegno industriale di Venezia, all’Istituto superiore per le industrie artistiche (ISIA) di Urbino e al Politecnico di Milano.

Bob Noorda è sepolto nel Cimitero Monumentale di Milano, per la precisione nel famedio, una costruzione destinata alla sepoltura o alla memoria di personaggi illustri. Nel 2015 è uscito un libro intitolato Bob Noorda Design che raccoglie le immagini e i progetti più importanti di Noorda.

Dutch Master Noorda #bobnoorda #metropolitanamilanese

Un post condiviso da Office for Design (@shane_schneck) in data:

Noorda – con baffi e sigaretta – e i suoi colleghi negli anni Settanta:

  From the funny book “a double life of 80 AGI designers” by Armando Milani 1996 #book #bobnoorda   Un post condiviso da Luca Pitoni (@lucapitoni) in data: