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  • giovedì 13 luglio 2017

Quando Spatuzza parlò di via D’Amelio, e non successe niente per dieci anni

Il documento completo del "colloquio investigativo" del 1998 tra il collaboratore di giustizia e i magistrati Vigna e Grasso

Grasso e Vigna cercano di farsi dire meglio da Spatuzza quale fosse l’obiettivo della campagna di stragi mafiose, che le inchieste principali hanno sempre messo in relazione con l’intenzione dei responsabili di ottenere qualcosa dallo Stato. Spatuzza parla della possibilità di ottenere condizioni migliori per i detenuti di mafia sottoposti a regimi particolarmente severi. Dice che “sono supposizioni mie” ma Vigna e Grasso parlano di “guerra civile” e “colpo di Stato”: e Spatuzza conferma.

Proc. GRASSO: ecco, io volevo capIre. GRAVIANO, avete parlato di questo tipo di organizzazione? Non è che.

SPATUZZA G.: si doveva fare questa situazione e poi basta: dobbiamo fare, dobbiamo dare. Sono poi delle fasi che lui non mi diceva: stiamo faciannu o stamu faciannu per questo. Una volta che ci scappo, per dire, per dare un po’ di libertà a queste persone ca su tutti consumati.

Proc. VIGNA: per dare?

Proc. GRASSO: libertà a queste persone che sono consumate, cioè il motivo era fare liberare dalle carceri.

SPATUZZA G.: avere dei benefici.

Proc. GRASSO: e chi li doveva dare sti benefici?

SPATUZZA G.: qualcuno s’avanzò.

Proc. VIGNA: come?

Proc. GRASSO: s’avanzò, qualcuno si fece avanti, si fece sotto. Ma scusi, se qualcuno si fece sotto, che bisogno c’è di andare a mettere le bombe, se già qualcuno si fece sotto?

SPATUZZA G.: sistemare. Dice: faciti chistu e poi lo dovevano sistemare loro. Sono supposizioni mie .

Proc. GRASSO: si, sono supposizioni sue, o magari ha accenno a qualcosa di GRAVIANO?

SPATUZZA G.: impressione che.

Proc. GRASSO: quindi, qualcuno si fa sotto, e nel farsi sotto suggerisce come bisognava fare per aggiustare le cose. Ma, con questa strategia che doveva culminare con fatto dell’Olimpico, si va verso la guerra civile.

SPATUZZA G.: sì, e là e che loro.

Proc. GRASSO: si va verso cioè un colpo di Stato si può fare, era questo quello che doveva avvenire?

SPATUZZA G.: se non si ottiene quello che si ha, una volta che si iniziò con questa guerra, e mi ci pare che poi ritornavano indietro. Quando è partito è partito, che poi ci doveva essere un vincitore. Sicuramente.

Proc. GRASSO: e quindi doveva essere qualcosa che lei comprende bene che come l’organizza lei, in più obiettivi contemporaneamente aumenta il grado di terrore e siamo quasi a una guerra civile, giusto? Siamo a un colpo di Stato, siamo a un qualcosa di grave che sta succedendo, era questo quello che dovevate?

SPATUZZA G.: si

Proc. GRASSO: e l’avevano suggerito questo?

SPATUZZA G.: mano mano poi lo capisci che te ne rendi conto: ma qua stiamo avendo uno scontro viaru.

Proc. GRASSO: soprattutto poi con i Carabinieri che sono una Istituzione in Italia, giusto?

SPATUZZA G.: certo.

Proc. GRASSO: quindi, quando dopo Padre Puglisi le dicono Carabinieri; qualcuno aveva ancora interesse che si avesse l’impressione che si andava verso un colpo di Stato. Ma, era per farlo veramente? O perché poi qualcuno evitasse di farlo con un soluzione poi democratica?

SPATUZZA G.: non lo so questo. Se non cercano i risultati mica, una notte potevano appiccare chissà. È una strategia.

La ricostruzione prevalente è che a interrompere le stragi fu l’arresto dei fratelli Graviano, a Milano il 27 gennaio 1994. Il 23 gennaio – ma la data fu ricostruita solo molti anni dopo, con il “pentimento” di Spatuzza – era stato preparato un attentato allo Stadio Olimpico di Roma, durante la partita Roma-Udinese, che fallì perché non funzionò il telecomando che doveva far esplodere una bomba. Le inchieste sulla cosiddetta “trattativa” ipotizzano che ci fossero state concessioni da parte di autorità dello Stato che poi furono ritirate, con un cambio di approccio che portò all’arresto dei Graviano.
Secondo le domande di Grasso – che probabilmente riprende precedenti dichiarazioni di Spatuzza – l’arresto dei Graviano fu reso possibile da qualcuno che lo decise per interrompere la successione di attentati.

Proc. GRASSO: e poi perché non si continuò più? Perché, nel gennaio 94, quando fallisce, per un motivo banale del telecomando.

SPATUZZA G.: vengono arrestati i GRAVIANO.

Proc. GRASSO: ma qualcuno sapeva chi frequentavano a Milano i fratelli GRAVIANO. Era un modo anche per bloccare la strategia.

SPATUZZA G.: certo. Può darsi che là si è chiusa.

Proc. GRASSO: e l’hanno chiusa quelli che non ne volevano più sapere e bloccano tutto.

SPATUZZA G.: certo, tranne che poi si è chiuso il contatto.

Proc. GRASSO: Giuseppe chiese il contatto con quelle persone che avevano suggerito di andare avanti.

SPATUZZA G.: certo.

Proc. GRASSO: questa è la sua ipotesi. Noi stiamo facendo ipotesi, non è che stiamo facendo; noi stiamo ragionando insieme su queste cose. Quindi, secondo lei qualcuno forse sapeva che si doveva fare una cosa contro i Carabinieri, una volta che non si fa, vengono arrestati GRAVIANO?

Proc. VIGNA: vengono arrestati GRAVIANO

Proc. GRASSO: vengono arrestati GRAVIANO?

SPATUZZA G.: certo.

Proc. VIGNA: dopo pochi giorni, una settimana o due. E a questo punto si chiude il contatto.

Proc. GRASSO: si chiude il contatto. Quindi i GRAVIANO avevano il contatto.

SPATUZZA G.: dopo l’arresto di loro anch’io mi sono messo da parte.

Proc. GRASSO: in cosa nostra? In che senso? Mi faccia capire.

Spatuzza racconta cosa gli successe dopo l’arresto dei Graviano: venne fatto “uomo d’onore”, ma ebbe problemi con il boss Bagarella. E un altro boss, Provenzano, lo voleva ammazzare tramite il suo vice Benedetto Spera.

SPATUZZA G.: si era chiusa un po’ di più i ehm erano.

Proc. GRASSO: chi?

SPATUZZA G.: BAGARELLA.

Proc. GRASSO: siamo nel gennaio 94.

Proc. VIGNA: non si chiusa tanto perché poi lo fanno uomo d’onore nell’estate 95.

Proc. GRASSO: venne inserito dopo, tra gennaio 94 e il 95, per il territorio lo fanno uomo d’onore e.

SPATUZZA G.: tutto il gruppo, che era abbastanza ehm.

Proc. GRASSO: facendolo uomo d’onore se lo mettono sotto le loro, giusto?

SPATUZZA G.: poi nasce lo scontro con Benedetto SPERA.

Proc. GRASSO: SPERA.

SPATUZZA G.: e poi chighi vuannu ammazzari a mia.

Proc. GRASSO: vogliono ammazzare lei, perché lei aveva ammazzato qualcuno?

SPATUZZA G.: no, perché con Giuseppe non passava buon sangue e quindi ero.

Proc. GRASSO: Giuseppe, praticamente.

SPATUZZA G.: non era di buon viso.

Proc. GRASSO: e come parlavate di questo scontro.

SPATUZZA G.: no, noi non facciamo niente. Dopo l’arresto di

Proc. GRASSO: BAGARELLA.

SPATUZZA G.: e altre persone palermitane, chistu VITALE fu attenzionato a livello.

Proc. GRASSO: pure, dopo l’accordo, perché prima c’è BRUSCA che lei ha buoni rapporti.

SPATUZZA G.: si.

Proc. GRASSO: questo VITALE, perché?

SPATUZZA G.: perché praticamente cercavano di abbracciare tutte queste zone.

Proc. GRASSO: quindi estendere la loro influenza su zone di Palermo, come Porta Nuova, Brancaccio e così via, giusto? Siccome, ammazzando lei si metteva ci mettevano qualcuno dei loro che controllavano, questo era il progetto.

Proc. VIGNA: volevo dire una cosa. Quella notte in cui avvengono gli attentati alle Chiese di Roma, si staccano i collegamenti telefonici con Palazzo Chigi, non ne sa nulla?

SPATUZZA G.: no. Tranne che sempre quella ala che si appoggiava a noi, può darsi che hanno fatto il discorso della bomba messa.

Proc. GRASSO: come, c’è qualcuno dall’esterno, lui ha la sensazione che va seguendo e comunque interviene per altre cose.

SPATUZZA G.: si. Fra i due litiganti il terzo gode.

Proc. GRASSO: senta, lei nell’agosto 93, si certo.

Proc. VIGNA: questa al cos’è? Che tipo?

SPATUZZA G.: per ora non esiste. Questi dopo sono stati un po’ affiancati a noi però non esiste completamente.

Proc. GRASSO: Pietro MANGANO? Nino MANGANO? O altre persone?

SPATUZZA G.: no, se ehm.

Grasso approfitta di una serie di omonimi citati per chiedere più esplicitamente a Spatuzza di Vittorio Mangano. E poi, ancora evidentemente dentro “il quadro in mente” che i magistrati hanno bisogno di verificare, insiste molto su un soggiorno in Sardegna dei fratelli Graviano: cercando di ricostruire possibilità dalle cose che Spatuzza dice e non dice, e alludendo a “belle donne e la personalità”. Ma Spatuzza dice solo che era “a pescare” o a fare “un lavoro”.

Proc. GRASSO: senta, e l’altro MANGANO, Vittorio MANGANO, lei?

SPATUZZA G.: no, mai conosciuto.

Proc. GRASSO: non ha mai saputo nulla che potesse interessare.

SPATUZZA G.: no.

Proc. VIGNA: vogliamo sospendere?

Proc. GRASSO: perché c’è già, con quello eravamo d’accordo che lei.

Proc. VIGNA: ah, va bene.

Proc. GRASSO: io però vorrei capire una cosa. In Sardegna che ci andate a fare?

SPATUZZA G.: no, mai stato in Sardegna.

Proc. GRASSO: risulta da un viaggio insieme a TACCHINI Fabio.

SPATUZZA G.: Biagio?

Proc. GRASSO: risulta dai suoi spostamenti che lei è stato in Sardegna nell’agosto 93.

SPATUZZA G.: o tramite telefono. Ma risulta la mia presenza?

Proc. VIGNA: dal cellulare.

Proc. GRASSO: dal cellulare.

SPATUZZA G.: no, è stato un ponte radio.

Proc. GRASSO: che vuol dire?

SPATUZZA G.: no, io mi trovavo in un posto, ero più vicino alla Sardegna.

Proc. GRASSO: il posto qual è? Cosi controlliamo in ponte radio. Il posto più vicino alla Sardegna col ponte radio, Non lo vuole dire?

SPATUZZA G.: stavamo lavorando al mare, in un posto più vicino alla Sardegna.

Proc. VIGNA: però, che personaggio è? Questa è la mia, eh?

Proc. GRASSO: quindi lavoravate a mare, fa una telefonata, ah! Il contrabbando di ashishiss, le tonnellate che avete portato?

Proc. VIGNA: no, deve essere qualche, no.

SPATUZZA G.: gli ho detto a mio figlio di portare il motorino.

Proc. GRASSO: di?

SPATUZZA G.: ci dissi che papà deve scappare. Siccome c’era che ehm si affaccia col motorino.

Proc. GRASSO: quindi c’è qualche progetto per fare.

Proc. VIGNA: eh!

SPATUZZA G.: no, una battuta di pesca.

Proc. GRASSO: lo avrebbe detto subito e non c’era bisogno. Eh, ecco! Era in barca con questa persona, ecco perché non lo vuole dire. Era ospite in barca assieme a GRAVIANO, perché era agosto, girava attorno alla Sardegna.

Proc. VIGNA: che anno?

Proc. GRASSO: 93. dopo le stragi gli fanno fare le vacanze, in una bella barca con belle donne e la personalità, questo. Ecco perché non lo vuole dire.

Proc. VIGNA: perché non ce lo racconta, C’era qualcuno?

SPATUZZA G.: dovevo andare a pescare.

Proc. GRASSO: così, chi sa che ci fa pensare, magari è una cosa che non può dire perché; non è che ci deve dire con chi era, ci deve dire.

SPATUZZA G.: sono andato per lavoro.

Proc. GRASSO: per lavoro, a mare. Comunque, nei pressi della Sardegna, agosto.

Proc. VIGNA: agosto del 93, i GRAVIANO erano a Forte dei Marmi. Forte dei Marmi che sta in Versilia, agosto del 93, i fratellini erano lì, nella villa a Forte dei Marmi.

Proc. GRASSO: poi in Sardegna.

Proc. VIGNA: con la ragazza. Poi sono andati anche in Sardegna, in una villa.

SPATUZZA G.: il problema non è con chi erano loro.

Proc. VIGNA: siccome lei non ci vuol dire con chi era.

SPATUZZA G.: no, ero lì per lavoro, a mare. Poi dice lei: la Sardegna. Ma uno che a mare non c’è strata, che capisce dove si trova.

Proc. VIGNA: era una barca?

SPATUZZA G.: si.

Proc. VIGNA: bella. Non è in vacanza in Sardegna?

SPATUZZA G.: no.

Proc. VIGNA: è partito da Palermo?

SPATUZZA G.: no.

Proc. GRASSO: ah ecco, il traffico di armi, ecco che cosa era. Ci sono arrivato, il lavoro è lavoro. Potevano farsi un arsenale per la guerra civile, è questo il problema, no? Se uno deve fare la guerra civile si deve armare, è così, o no?

Spatuzza approfitta della piega che hanno preso le insistenze di Grasso per cambiare discorso e protestare contro le modalità del suo arresto: secondo lui la polizia ha cercato di ucciderlo, sparando senza necessità. Spatuzza era stato arrestato a Palermo il 2 luglio 1997 – un anno prima di questo colloquio – con un grande dispiego di uomini che lo avevano sorpreso in un’auto parcheggiata e che avevano sparato molti colpi, ferendolo, quando aveva tentato di scappare disarmato.

SPATUZZA G.: la Squadra Mobile di Palermo la voleva fare la guerra civile.

Proc. GRASSO: qualcuno in particolare?

SPATUZZA G.: tutti, tutti.

Proc. GRASSO: vabbè, quelli fanno il loro lavoro.

SPATUZZA G.: il suo lavoro è ammazzare i cristiani?

Proc. GRASSO: a chi hanno ammazzato?

SPATUZZA G.: il mio arresto.

Proc. GRASSO: scusi, ma.lei ha fatto le stragi e non lo dovevano arrestare?

SPATUZZA G.: ma no a sparare per ammazzare.

Proc. GRASSO: può darsi qualcuno aveva detto: questo domani può parlare e quindi lo ammazziamo. Lei che pensa una cosa del genere?

Proc. VIGNA: non ho capito.

Proc. GRASSO: dice che nel corso dell’arresto, praticamente hanno tirato per ammazzare.

Proc. VIGNA: no, no.

SPATUZZA G.: come no, io.

Proc. VIGNA: uhm.

Proc. GRASSO: delitti che passano fra le.

Proc. VIGNA: ma, un colpo solo?

SPATUZZA G.: 5 colpi, tutti nel vetro.

Proc. GRASSO: nel vetro della macchina?

SPATUZZA G.: vetro della macchina.

Proc. VIGNA: vabbè, queste sono da distanze.

SPATUZZA G.: io sono nella macchina, messo così. E a colpo, così, ntierra c’era. A parte che c’ho tutti i referti medici, che quando uscito, e sono sailbati. E poi più in là, ce ne parliamo con la squadra mobile.

Proc. GRASSO: ah, perciò non può volere bene la Squadra Mobile.

SPATUZZA G.: come?

Proc. GRASSO: no, era solo una battuta.

Proc. VIGNA: chissà quante ne ha fatte di guerra civile, fra di voi.

Proc. GRASSO: lei dice, ma è una. Però avevate delle armi, anche.

Proc. VIGNA: eh!

SPATUZZA G.: questa è.

Proc. GRASSO: c’era questa idea?

SPATUZZA G.: no, per niente.

Proc. GRASSO: no, non cadiamo nell’equivoco.

SPATUZZA G.: no, per niente.

Proc. GRASSO: quindi, questa cosa dell’agosto del 93, lavora a mare, ma non riusciamo a capire cosa. Lei non vuole dire con chi era perché non vuole coinvolgere altre persone, giusto? Questo è il motivo, perché lei dice che è il mio lavoro, perché non ci sarebbe il motivo di dire il nome delle altre persone. Quindi è un lavoro, dice, che possono fare loro. Mi sta facendo spuilniciare, come si dice. Vabbè, rispettiamo quello che dice lei. Quindi lei è sicuro che dicendo il tipo di lavoro si individuano le persone? Non può essere un lavoro così agganciato alle persone da farle identificare. Lo sa che è una specie di rebus? È una enigmistica, non riesco proprio ad immaginarla questa cosa, ma anche nel rebus qualche indizio lo danno per come si deve fare.

SPATUZZA G.: diciamo un lavuru a mare.

Proc. GRASSO: un lavoro al mare, ha qualche indizio.

SPATUZZA G.: tonno? Mesi estivi sono?

Proc. GRASSO: no.

SPATUZZA G.: tonnare, le ha tolte.

Proc. GRASSO: le tonnare?

SPATUZZA G.: c’è il discorso anche sigarette.

Proc. GRASSO: vabbé.

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