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  • giovedì 13 luglio 2017

Quando Spatuzza parlò di via D’Amelio, e non successe niente per dieci anni

Il documento completo del "colloquio investigativo" del 1998 tra il collaboratore di giustizia e i magistrati Vigna e Grasso

Spatuzza conferma che nelle settimane precedenti le due stragi del 1992 in cui vennero uccisi i magistrati Falcone e Borsellino in molti erano stati avvertiti di non muoversi nelle zone dove sarebbero avvenute le esplosioni, per la loro sicurezza.

Proc. GRASSO: sapeva, le avevano detto di non passare finché non succedeva una certa cosa, per l’autostrada o per via d’Amelio.
Perché questa è una voce che è stata data a molti, a quelli di Trapani dicevano: non andate a Palermo per 15 giorni, finché non succede una certa cosa; e a voi dicevano: non andate all’aeroporto che vi può succede qualche cosa.
E quindi questa voce si era sparsa, però voi se arrivava qualche parente? Pregavate che non passassero nel momento in cui succedeva quella cosa. Cioè, se eravate con suo fratello, lei gli diceva: fai u giru di Capaci paese anziché passare dall’autostrada, è così? O no?

SPATUZZA: si.

Proc. GRASSO: si, che è successo?

SPATUZZA: no.

Proc. GRASSO: ma lei, se sapeva che doveva arrivare un suo parente, gli diceva: non fare l’autostrada, vai a fare u giru di Capaci. Così era? O no?

SPATUZZA: si.

Proc. GRASSO: quindi diciamo che c’era questa cosa della preparazione, e che cosa succede poi? Perché su BORSELLINO il discorso è più complicato.

SPATUZZA: sempre quello è.

Proc. GRASSO: lei, l’altra volta ci aveva detto quando ripensa a FALCONE già si organizza BORSELLINO.

SPATUZZA: si ehm.

Questa è la parte del colloquio in cui Spatuzza contraddice e confuta l’impianto dell’accusa in corso in quel momento per la strage di via D’Amelio (in cui fu ucciso Paolo Borsellino), per le quali saranno condannate dieci persone che ne sono innocenti sulla base delle false confessioni estorte a Vincenzo Scarantino, che se ne è accusato. La versione di Spatuzza però sarà rivelata solo nel 2008, dieci anni dopo, e permetterà di demolire tutta la costruzione dei primi processi. L’elemento centrale che conferma la veridicità del racconto di Spatuzza è la sua versione – verificata poi – del furto della macchina usata per l’attentato: Grasso espone a Spatuzza la versione dell’inchiesta basata sulla confessione di Scarantino.

Proc. GRASSO: la macchina,

SPATUZZA G.: questo della macchina si.

Proc. GRASSO: ma è quella la macchina? Quella del processo? Ma c’è tutta una storia con questa macchina che.

SPATUZZA G.: questi l’hanno rubata e poi altri l’hanno rubata.

Proc. GRASSO: ah, così è. E quindi quelli che l’hanno avuta rubata non sanno niente?

SPATUZZA.: non sanno niente

Proc. GRASSO: l’hanno rubata per conto loro,

SPATUZZA G.: poi, altri ladri l’hanno rubata a loro.

Proc. GRASSO: altri uhm l’hanno rubata loro.

Giuseppe Orofino è il meccanico che Scarantino ha accusato di aver preparato l’auto per l’attentato nel proprio garage, e che sarà condannato a 18 anni in primo grado e a 9 in appello, che sconterà completamente prima che nel 2008 la versione di Spatuzza resa pubblica e valida dalla certificazione del suo “pentimento” lo scagioni.

SPATUZZA G.: OROFINO, non esiste questo.

Proc. GRASSO: OROFINO è quello che ne abbiamo parlato?

SPATUZZA G.: no, non esiste questo.

Proc. GRASSO: in che senso non esiste?

SPATUZZA G.: non esiste. Perché chi l’ha rubata, l’ha messa dentro e l’hanno preparata. Per logica stessa SCIORTINO custodiva la macchina dentro il garage; prendeva targhe da lì una macchina che ci ha in custodia lui e la mette nella macchina per andare a fare l’attentato. Poi vanno a rubare un’altra macchina.

Proc. GRASSO: infatti questa sembra una cosa strana. Ma chi l’ha rubata non si sa? non venne fuori il passaggio, o si sa e magari come mandante invece che come esecutore o qualcosa del genere.

SPATUZZA G.: secondo i ladri?

Proc. GRASSO: eh!

SPATUZZA G.: no, loro non sanno niente. Secondo i ladri?

Proc. GRASSO: secondo i ladri, ne rispondono, sono stati condannati

SPATUZZA G.: si si

Proc. GRASSO: sono innocenti, cioè sono fuori dal processo perché non si sa. Ma i ladri lo sapevano? Non lo hanno fatto apposta? Lo sapevano che avevano rubato?

SPATUZZA G.: si si

Proc. GRASSO: e quindi per incastrare questi?

SPATUZZA G.: no no. Che mica c’è scritto macchina rubata. La macchina è posteggiata

Proc. GRASSO: quindi, quelli che l’hanno rubata; l’hanno posteggiata; e poi prima riandare ARCIDIACONA, per caso, e giusto giusto era la macchina di OROFINO?

SPATUZZA G. : no

Proc. GRASSO: no, cioè, com’era il discorso?

SPATUZZA G.: la macchina era di un signore, il nome ehm, che gliel’hanno rubata, l’hanno posteggiata sti ragazzi della Guadagna. Ma l’hanno rubata per conto suo. E poi questi autisti hanno riarubata la macchina.

Proc. GRASSO: e portata lì

SPATUZZA G.: in un garage.

Proc. GRASSO: in un garage, che non è quello che mi aveva detto?

SPATUZZA G.: poi servivano un paio di targhe e quindi loro che le hanno cercato, di quel poco che ho capito, e poi sono andato a vedere le targhe ed erano sul 126.

Spatuzza scagiona perentoriamente Orofino.

Proc. GRASSO: uhm, e la macchina che avevano quella di OROFINO, come si spiega? Le targhe sono di OROFINO, OROFINO non sa nulla di questa storia, gli prendono le targhe, mettono in questa macchina, e poi si può andare a prepararla come autobomba, no?

SPATUZZA G.: si

Proc. GRASSO: che era di sabato o venerdì? Non si sa? E quello dell’autorimessa, non si doveva vedere, l’officina era lì? era presente? lo sapeva?

SPATUZZA G.: lui è estraneo a tutto. Aveva subito un furto.

Proc. GRASSO: lei allora dice che OROFINO non sa?

SPATUZZA G.: non esiste. Loro hanno questa situazione all’officina, e prendono per dire una macchina mia?

Dottore: e allora come è andata?

SPATUZZA G.: praticamente stu disgraziato di OROFINO fu coinvolto pirchi c’iru a rubari i targhi a notti stissu.

Proc. GRASSO: anche le targhe hanno rubato? Ma allora non si è fatta nell’officina di OROFINO la preparazione.

SPATUZZA G.: nru nru. (verosimilmente lo SPATUZZA annuisce come per dire di no).

Proc. GRASSO: e queste targhe di macchine a loro volta rubate? Oppure?

SPATUZZA G.: no, erano di macchine che OROFINO aveva nell’officina.

Proc. GRASSO: allora. OROFINO aveva le macchine, vanno a rubare nell’officina di OROFINO la targa che lui aveva dentro in riparazione. Dopo la usano per metterla nella macchina dell’autobomba, cosi è?

SPATUZZA G.: si.

A questo punto Grasso chiede informazioni anche sull’autore della falsa versione adottata dall’inchiesta in corso, Vincenzo Scarantino, e sulle responsabilità nell’attentato dello stesso Scarantino: il quale ha confessato di avere partecipato all’organizzazione del furto della macchina e dell’attentato, e ha accusato altre persone. E Spatuzza nega anche queste. Anche su questo sarà riscontrato e creduto nel 2008, quando si “pentirà” ufficialmente. “Lui era a Pianosa, ha ammazzato un cristiano che doveva ammazzare e gli fecero dire quello che non doveva dire. Toto La Barbera” (Totò La Barbera non è l’ex prefetto e questore Arnaldo La Barbera, suo superiore, ma più probabilmente Salvatore, della Squadra Mobile di Palermo: ma è una ricostruzione incerta). Che a Scarantino sia stato “fatto dire” molto da chi lo interrogò è invece acclarato, però non risultano omicidi per cui fosse stato accusato o arrestato: un’ipotesi che è stata fatta è che le sue false confessioni siano state ottenute anche sulla base di una minacciata accusa di omicidio.

Proc. GRASSO: che viene preparata in un’altro luogo, e non nell’officina di OROFINO. E CIARAMITARO in questa cosa che cosa che c’entra? CIARAMITARO, mi scusi, SCARANTINO.

SPATUZZA G.: non esiste completamente.

Proc. GRASSO: non partecipa completamente?

SPATUZZA G.: non esiste.

Proc. GRASSO: e scusi, com’è che allora le cose che lui ha detto che sa?

SPATUZZA G.: lui era a Pianosa, ha ammazzato un cristiano che doveva ammazzare, e ci ficiru diri chiddu ca nu avia adiri. Toto LA BARBERA.

Proc. GRASSO: e quell’altro che era con lui, ANDREOTTI?

SPATUZZA G.: ma, di . . . . . vieninu chisti? Si sono rifatti di nuovo pentiti?

Proc. GRASSO: no, dice che poi eh, non.

SPATUZZA G.: tutti questi cinque nella stessa cordata, evidentemente.

Proc. VIGNA: si , ma qualche.

SPATUZZA G.: voi andate a prendere dagli uffici ehm di tutti e cinque.

Vigna chiede a Spatuzza delle due lettere di rivendicazione spedite ai giornali alla vigilia degli attentati del luglio 1993, e tornano a parlare della bomba di Firenze in via dei Georgofili, che non fu invece preceduta da una rivendicazione. Spatuzza dice qualcosa in più sullo “scopo” degli attentati: “se chi si doveva piegare in queste cose non si piegava e si continuava sempre”.
Poi tornano a parlare dell’attentato a Costanzo e Grasso di nuovo chiede se c’entrasse anche la Fininvest.

Proc. VIGNA: no, due cioè questa del Messaggero e un’altra al Corriere della Sera.

SPATUZZA G.: tutti questi uffici che ritirano la posta, non viene registrata?

Proc. VIGNA: se lei non mi dice dove sono state mandate.

SPATUZZA G.: non lo so.

Proc. VIGNA: non lo sa.

Proc. GRASSO: come mai a Firenze non si fece, lei l’organizzazione Firenze la cura? E come mai Firenze, non circola la rivendicazione? O ci fu e non? Io, ormai non pensavo più.

SPATUZZA G.: no, questa no.

Proc. GRASSO: dico, questa differenza tra Firenze e Roma.

Proc. VIGNA: COSTANZO, a Roma.

Proc. GRASSO: lei capisce adesso che sono cose. Siccome là dovevano mettere una bomba vicino al museo, poi tutte le volte ehm che non potevate sapere che c’era quella famiglia, fra l’altro viene messa lì vicino agli uffizi, vabbè lasciamo perdere. Firenze è una organizzazione, lei intanto mi chiarisca questo tempo tra Firenze e dell’altra, è soltanto per organizzare? O, prima dice: adesso facciamo Firenze e poi facciamo l’altra.

SPATUZZA G.: se ehm, diciamo che c’era uno scopo chi si doveva piegare in queste cose non si piegava e si continuava sempre.

Proc. GRASSO: quindi si attende? Un tempo per vedere.

SPATUZZA G.: certo. Perché se tu non mi dai una risposta, tuttu u discuilsu e ca tu nu mi na datu.

Proc. GRASSO : quindi, il primo è fatto per attendere una risposta.

Proc. VIGNA: ma che tipo di risposta vi attendevate? Cioè, cosa doveva fare? Chi?

SPATUZZA G.: dovevamo essere tutti ehm, sa parte che io.

Proc. GRASSO: quindi, diciamo che aspettando la risposta, si fa Firenze. Firenze è una organizzazione spaccata da di COSTANZO? Oppure si, e altre no?

SPATUZZA G.: tutta una strategia è.

Proc. GRASSO: quindi è tutta una strategia. E COSTANZO si poteva ammazzare. Lo avete mai pensato?

SPATUZZA G.: no, io no centro.

Proc. GRASSO: lei non centra. Ma dico, si poteva ammazzare? L’auto bomba ha un significato diverso; ammazzare COSTANZO con una bomba.

SPATUZZA G.: che pensa, chi lo può capire lo capisce.

Proc. GRASSO: e giusto?

SPATUZZA G.: si.

Proc. GRASSO: e chi lo deve capire lo capisce il messaggio di COSTANZO. Giusto? Perché lui andava a passeggiare il cane, col giornale, e penso si sapesse questo in Cosa Nostra, o chi aveva la possibilità, giusto?

SPATUZZA G.: si.

Proc. GRASSO: hanno fatto così anche per dare, oltre a COSTANZO, anche un messaggio sia per l’autobomba in sé: il terrore, l’intimidazione, no?

SPATUZZA G.: si, un qualche cosa così.

Proc. GRASSO: secondo lei, anche qualche messaggio alla Fininvest, di cui il COSTANZO fa parte? O è generalizzato?

SPATUZZA G.: alla Fininvest non penso, poi.

Proc. GRASSO: lo dice perché sa qualcosa? O è un sua idea?

SPATUZZA G.: no, una mia idea.

L’attentato contro Maurizio Costanzo a Roma fallì perché l’autobomba fu fatta esplodere con qualche istante di ritardo: nel racconto di Spatuzza il fallimento generò dei dissidi (o fu generato da dissidi), e nell’attentato successivo a Firenze – due settimane dopo – intervenne lo stesso Spatuzza.

Proc. GRASSO: una sua idea. Senta, invece Firenze che entra in questa fase in cui lei la gestisce, che la gestisce e ha un risultato, ma COSTANZO fallisce sostanzialmente.

SPATUZZA G.: ci sono stati dei disguidi e si sono un po’ azzuffati.

Proc. GRASSO: si sono azzuffati, in che senso?

SPATUZZA G.: tra di loro.

Proc. GRASSO: dopo?

SPATUZZA G.: lì.

Proc. GRASSO: lì, mentre dovevano pressare il telecomando:lo presso io, lo pressi tu? CANNELLA e il tizio?

SPATUZZA G.: quelli che dovevano operare.

Proc. GRASSO: quelli che hanno operato, litigi su che cosa?

SPATUZZA G.: fra di loro, non so bene quali sono stati gli inconvenienti. E poi, si è cambiato diciamo la squadra.

Proc. GRASSO: si è cambiata la squadra, squadra che perde si cambia, giusto?

SPATUZZA G.: si.

Proc. GRASSO: e c’è una aderenza di ehm, lo aveva già programmato Firenze quando si doveva fare COSTANZO?

SPATUZZA G.: no, non lo so.

Proc. GRASSO: cioè, l’esplosivo

SPATUZZA G.: tutto conservato, si continuava sempre a racimolare esplosivo e a conservare. Dice: andiamolo a conservare. Però, non a sotterrare, sempre a portata di mano.

Proc. GRASSO: a portata di mano, pronto per l’impiego. Lì a Firenze, dice che si cambia la squadra che non diede risultato. Lei si prende in mano questa organizzazione a Firenze, e va bene. Ma dico, tra quello che succede a Firenze e quello che succede a Roma o Milano, maggio luglio, quando è che, quanto tempo si aspetta la risposta e poi qualcuno le dice riandare, qualcuno tipo GRAVIANO, perché se è con lui che lei, oppure c’era incontro con BAGARELLA o con altri?

SPATUZZA G.: lui?

Proc. GRASSO: no, dico, lei che so con GRAVIANO se ci sono dei contrasti.

SPATUZZA G.: no, con nessuno.

Spatuzza racconta che l’obiettivo dell’attentato di Firenze – il museo degli Uffizi – fu scelto consultando un catalogo d’arte. Un’altra ipotesi era stato Ponte Vecchio.

Proc. GRASSO: quindi GRAVIANO. Riesce a localizzare quando inizia la fase operativa di Roma, Milano. Maggio, l’obiettivo è già fatto.

Proc. VIGNA: l’obiettivo di Firenze, a chi?

SPATUZZA G.: ragazzi che sono partiti settimane prima.

Proc. VIGNA: per trovare un luogo?

SPATUZZA G.: tranne che però le indicazioni in un catalogo di arte.

Proc. GRASSO: di.

SPATUZZA G.: una rivista.

Proc. GRASSO: una rivista?

SPATUZZA G.: Leonardo.

Proc. GRASSO: e chi l’aveva fornito?

SPATUZZA G.: in un appuntamento che abbiamo avuto noi, che mi hanno dato di andare a fare questa situazione e hanno scelto l’obiettivo quale era. Che erano 3 o 4.

Proc. GRASSO: gli altri quali erano?

SPATUZZA G.: il ponte vecchio, ehm comunque erano 3 o 4.

Proc. GRASSO: sempre nelle fotografie che erano nello stesso album? Era solo fotografia? O c’era anche scritto?

SPATUZZA G.: no, anche scritto.

Proc. GRASSO: quindi un libro su Firenze.

SPATUZZA G.: si.

Proc. GRASSO: con le fotografie di Firenze, e nella prima vi dicevano: questo, questo o questo.

Proc. VIGNA: chi?

Proc. GRASSO: all’incontro chi c’era?

SPATUZZA G.: sempre fra di noi.

Proc. GRASSO: Matteo Messina DENARO, c’era? Perché era vicinissimo al GRAVIANO. Libri su di.

SPATUZZA G.: no, non c’era.

Proc. GRASSO: noi sappiamo da altre fonti che questo libro girava, glielo facevano vedere alle riunioni.

SPATUZZA G.: girava, si.

Proc. GRASSO: no, io ho detto alle riunioni.

SPATUZZA G.: no, c’era.

Proc. GRASSO: lui, chi?

SPATUZZA G.: GRAVIANO c’era.

Proc. GRASSO: ma GRAVIANO c’era?

SPATUZZA G.: si.

Proc. GRASSO: quelli che dovevano operare? O quelli della zona di Brancaccio?

SPATUZZA G.: no, lui.

Proc. GRASSO: e quindi vi danno le istruzioni. Quindi lei parla con GRAVIANO, GRAVIANO significa il libro su Firenze, dove ci sono gli uffizi, il Ponte Vecchio e qualche altra cosa, ma lei non si ricorda quale.

SPATUZZA G.: si.

Proc. GRASSO: e quindi a Roma avevate il libro pure?

SPATUZZA G.: no.

Proc. GRASSO: e come mai? A Roma non ce n’è di bisogno?

SPATUZZA G.: perché Roma era più, che ci potevamo muovere senza.

Spatuzza smentisce un’altra versione di Scarantino.

Proc. GRASSO: ma avevate la casa di attesa?

SPATUZZA G.: no, no.

Proc. GRASSO: non avevate questa casa? La casa che aveva detto Giovanni SCADUTO? Non ve l’hanno messa a disposizione questa casa?

SPATUZZA G.: no, era una cosa che neanche ci potevamo mettere con questa casa.

Proc. GRASSO: lo ha detto SCARANTINO e Giovanni SCADUTO, che avevano affittato questa casa.

SPATUZZA G.: no, io non ne sapevo niente.

Proc. VIGNA: e lei dove dormiva a Roma?

SPATUZZA G.: in un posto che.

Proc. GRASSO: in una famiglia palermitana?

SPATUZZA G.: no, no.

Proc. VIGNA: che va a dormire, in via che Ghetaua? (via Dire Daua, a Roma, ndr) Che non so dov’è?

Proc. GRASSO: quindi tra l’organizzazione di Firenze e l’organizzazione di Roma, lei che è uno pratico, dico lì Firenze, scegliamo un obiettivo con i GRAVIANO e andiamo; a Roma non c’è bisogno; a Milano qualcuno lo aiuta?

SPATUZZA G.: no, mi trovano sul posto.

Proc. GRASSO: e poi, sostanzialmente chi lo aiutò, sempre parlando di casa, una famiglia palermitana?

SPATUZZA G.: si.

Proc. GRASSO: però sta parlando in generale di Milano.

SPATUZZA G.: contatti.

Proc. GRASSO: contatti. E qualche indicazione la può dare?

SPATUZZA G.: infatti c’è il problema della strada di ritorno che.

Il procuratore Vigna dà l’impressione di spazientirsi sulla mancanza di dettagli concreti e nomi e cognomi nelle risposte di Spatuzza. E a un certo punto prova ad andare al dunque chiedendogli se a Milano lo abbia ospitato “uno che era al maneggio ai cavalli”. Al maneggio ai cavalli era ufficialmente delegato Vittorio Mangano, ospite nella villa di Silvio Berlusconi e sospettato in diverse inchieste di essere il tramite tra I fratelli Graviano e Berlusconi stesso. Spatuzza non dà a Vigna le risposte che Vigna cerca: ma nel 2014 racconterà di avere detto agli stessi due magistrati, in un altro colloquio precedente a questo nel 1997, di “fare attenzione a Milano 2”, per metterli su quella pista.

Proc. VIGNA: perché qui si appoggiava a qualche palermitano che vive a Milano?

SPATUZZA G.: questo, che non so se è palermitano.

Proc. VIGNA: chi l’ospitava, eh? Non sa?

Proc. GRASSO: questo che l’ospitava.

SPATUZZA G.: no, non lo so

Proc. VIGNA: era uno che era al maneggio ai cavalli?

SPATUZZA G.: no, non lo so

Proc. GRASSO: pulito, oppure? Ma scusi, questi che erano a Milano erano poi in un’altro posto?

SPATUZZA G.: no, solo qua

Proc. GRASSO: solo a Milano.

Proc. VIGNA: era uno pulito che aveva un certa posizione sociale?

SPATUZZA G.: no, a me il posto che mi hanno individuato era un posto a basso a livello, gente non di ceto sociale abbastanza alto.

Grasso e Vigna tornano a chiedere a Spatuzza chi “gli copriva le spalle”: Spatuzza conferma che qualcuno c’era, ma nega di essersene interessato.

Proc. VIGNA: io non capisco che uno dalla età di 10 anni come lei, con GRAVIANO eravate come fratelli; che il GRAVIANO inizia questa strategia e la porta. E non ci sia stato un discorso tra lei e GRAVIANO: chi ci para le spalle? Chi ci protegge? Come mai si fanno queste cose?

SPATUZZA G.: non chiedevo questa cosa perché ci sono vissuto in questa cosa e risono riuscito.

Proc. GRASSO: mentre siete in giro, il discorso con GIULIANO

SPATUZZA G.: non ce ne hanno.

Proc. GRASSO: fra voi, nella squadra, GRAVIANO pare che si potesse. Tra voi, ve li ponevate questi problemi, dice: ma.

SPATUZZA G.: questo ciclo, da me in poi, tutte queste persone che sono, erano tutti gentazza ehm. Se lei pensa che io mi oseggiavo a dire brizzi a lui Giuseppe, lei pensa che. Che poi sti quattro, fra di loro parlavano e faceva palazzi e castighi, e poi non c’era niente.

Proc. GRASSO: quindi lei dice che non erano affidabili. Sempre un discorso che va a mare. Questi discorsi tra GIULIANO e ROMBO, per esempio, o GIULIANO e CIARAMITARO o ROMBO e CIARAMITARO.

SPATUZZA G.: pensavano a qualche cosa e spartevano tutti questi bigliettini per fare credere sa che, ma poi non c’era niente.

Proc. GRASSO: però, lei è convinto che qualcuno che parava le spalle.

SPATUZZA G.: si, indubbiamente. Certo.

Proc. GRASSO: però io questo volevo capire. Tra Firenze organizzata in un certo modo, per dire: andate a mettere l’autobomba lì. Quando poi ridicono di andare a fare un contatto, dopo un certo tempo lei ancora non è riuscito a localizzare bene, perché c’è maggio, no? Poi c’è giugno, e finisce. Quando avete aspettato prima di fare? Riesce a collegare? Quest’è che lei parte per andare a Roma?

SPATUZZA G.: le partenze sono state parecchie, e poi io ci andavo a Roma solo per questo.

Proc. GRASSO: ci andava per altre cose?

SPATUZZA G.: certo.

Proc. GRASSO: ma lei come partiva per andare a Roma?

SPATUZZA G.: con il treno.

Proc. GRASSO: con il treno. Quindi non sa se eh. Ha un nome particolare? Ma l’albergo?

Proc. VIGNA: mi sembra che lei ha detto di un nome particolare, Madruzza.

SPATUZZA G.: Matruzza.

Proc. GRASSO: quindi in treno, e non si ricorda quando ha iniziato? Se, primo porta l’esplosivo e poi porta altre cose. Un conto è portare a Firenze, sempre da Roma passate.

SPATUZZA G.: siamo stati parecchio, quindi non.

Proc. GRASSO: non se lo ricorda. Però, un certo tempo è passato.

SPATUZZA G.: certo.

Proc. GRASSO: non è che. Dice: facciamo Firenze, Roma, Milano e torniamo. Passa un certo tempo, dopo di che si prepara l’organizzazione. Ecco, questa organizzazione è assolutamente più complessa, perché si tratta di colpire più obiettivi contemporaneamente, anche in città diverse, e nella stessa città. Ci doveva essere un orario che doveva essere a mezzanotte, mi pare di aver capito, poi per varie cose, un minuto più o un minuto prima a Roma, c’è che poi ci sarà successo qualche cosa che riuscivano a lasciare la macchina al posto giusto, lei così ha detto, giusto?

SPATUZZA G.: si.

Proc. GRASSO: ma, a questo, c’è in più il fatto dei messaggi e delle lettere mandati ai giornali. Ora, questo tipo di organizzazioni diverse, a chi è che è venuta in mente? E doveva avere un significato diverso rispetto a quello di prima, o no? Dico, lei ha compreso benissimo il discorso che ho fatto? Cioè, qualcuno disse: facciamo una cosa più in grande; facciamo una cosa che mette più terrore. Perché a Milano, un fatto isolato; qua, aspetta là, aspetta qua, cioè uno pensa che sia tutta una cosa organizzata su tutto il territorio nazionale e contemporaneamente capace, una organizzazione capace di mettere in atto.

SPATUZZA G.: tutto quello era, più segnali.

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