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  • giovedì 13 luglio 2017

Quando Spatuzza parlò di via D’Amelio, e non successe niente per dieci anni

Il documento completo del "colloquio investigativo" del 1998 tra il collaboratore di giustizia e i magistrati Vigna e Grasso

Qui si parla delle rivendicazioni che furono spedite a due giornali nazionali alla vigilia degli attentati di Milano e Roma, il 26 luglio 1993, (allora l’invio non era ancora stato attribuito a Spatuzza) e del progettato attentato allo Stadio Olimpico del gennaio 1994, di cui le indagini ignoravano allora la data e molto altro.

Proc. VIGNA: queste, infatti sono state spedite nella notte prima delle stragi di Firenze e di Milano. Chiaro?

Proc. GRASSO: qui, si preannunciava la morte, dice: la prossima volta. Eh? Colpiremo questo. Però.

Proc. VIGNA: dice che tutto quello che è accaduto è soltanto il prologo, cioè a dire l’inizio. Dopo queste ultime bombe, che sono quelle di Milano e di Roma, informiamo che le prossime.

Proc. GRASSO: le prossime

Proc. VIGNA: le prossime a venire, andranno collocate soltanto di giorno, infatti quell’altra era di notte, e in luoghi pubblici poiché saranno esclusione alla ricerca di videocamere. Post-scriptum: garantiamo che saranno a centinaia.
Questo che fino ad ora si sono messe di notte, e quindi se è morto qualcuno se la è cercato insomma; noi si è cercato di non metterle di giorno. Probabilmente quello che si doveva fare all’Olimpico, siccome era di giorno, era una attuazione questa di idee, ne conviene?

SPATUZZA: non lo so.

Proc. VIGNA: eh? Ma ne erano state pensate altre?

SPATUZZA: no, no.

Proc. VIGNA: quella dell’Olimpico era giorno che doveva avvenire, eh?

SPATUZZA: esclusivamente per.

Proc. VIGNA: i Carabinieri, si però se c’era gente li intorno, eh.

Proc. GRASSO: le volevo dire che quando questi scrivono questa cosa già è ideata quella dei Carabinieri.

Proc. VIGNA: quella di luglio, sì.

SPATUZZA: no.

Proc. GRASSO: no, e quindi c’è un intervallo dove qualcuno dice: adesso ci leviamo i Carabinieri. Dopo questo.

SPATUZZA: sì, sì.

Proc. GRASSO: quindi che intervallo c’è? Lei riesce a collocare nell’arco dell’anno 93? Questa quando si incomincia che a lei le dicono vai; e le dicono pure quale deve essere l’obiettivo.

SPATUZZA: dopo, verso settembre.

Proc. GRASSO: dopo settembre 93, dopo l’omicidio di Padre Puglisi. Parte proprio in eh alla cooperativa?

SPATUZZA: sì.

Grasso e Spatuzza parlano degli obiettivi della campagna stragista. L’obiettivo di alcuni attentati sono i carabinieri, rivela Spatuzza, ma dice di non conoscerne le ragioni politiche, malgrado le insistenze dei magistrati che hanno “un quadro in mente”. Entra nel colloquio anche un attentato contro i carabinieri a Gravina di Catania del settembre 1993, che a oggi non è stato invece attribuito alla campagna di stragi mafiose, ma a ragioni diverse di mafia locale.

Proc. GRASSO: e come parte? Qualcuno le dice: dobbiamo colpire i Carabinieri? Oppure già nasce assieme: parliamo e vediamo che possiamo fare.

SPATUZZA: io avevo questo obiettivo, punto e basta.

Proc. GRASSO: già le dicono a lei l’obiettivo Olimpico, che già scelto l’obiettivo Olimpico? O lei partecipa nel dire. Quale è l’input? Scusi, lei ha dei rapporti con Giuseppe GRAVIANO.

SPATUZZA: l’obiettivo.

Proc. VIGNA: l’obiettivo, contro lo Stato? Carabinieri, forze dell’ordine?

SPATUZZA: sì, sì.

Prec. VIGNA: Carabinieri? Ah, bene.

Proc. GRASSO: e GRAVIANO le dice, cioè se lei ci fa capire il rapporto con GRAVIANO, che cosa dice? E … cama a fari?

SPATUZZA: dovevo uccidere più Carabinieri possibili.

Proc. GRASSO: bene. In quell’anno c’era stato un attentato in Gravina di Catania, alla caserma dei Carabinieri, non c’entra niente lei? Ne sa qualcosa?

SPATUZZA: come che erano discursi che rientravano, infatti pure che in Calabria ci sono stati dei delitti.

Proc. GRASSO: di Carabinieri?

SPATUZZA: sì.

Proc. GRASSO: sempre in quel periodo?

SPATUZZA: sì.

Proc. GRASSO: ed è sempre in questa strategia di colpire a?

SPATUZZA: non lo so.

Proc. GRASSO: quindi GRAVIANO le dice il luogo e le dice che: dobbiamo colpire i Carabinieri. E lei che fa? Che doveva essere a Roma? di nuovo, nel senso di accettare quello che dice; di accettare, giusto?

SPATUZZA: sì, sì.

Proc. GRASSO: quindi questo discorso nasce perché eravate impiegati per fare queste cose, oppure perché visto che succede un qualche fatto o non succede, si passa e si va avanti?

SPATUZZA: io, quello che dice adesso non so. lo so solo questa collocazione e basta; non ho saputo se ci sono stati altri accordi o altre cose, non lo so.

Proc. GRASSO: non lo sa. Quindi, dopo il settembre 93, per lei e Giovanni ehm Giuseppe GRAVIANO, le dice che bisogna fare qualcosa ai Carabinieri, a Roma.
Poi lei ci mette da settembre, riuscite a ricostruire gennaio del 94. e il problema che c’erano le elezioni vicine che c’erano state, qualcuno se l’ha posto? Che c’era già il problema di una discesa in campo di nuove forze politiche?

SPATUZZA: no, di questo no.

Proc. GRASSO: niente. Ma lei da settembre, non ha più contatto con i GRAVIANO?

SPATUZZA: si, siccome in politica ehm di cose che non abbiamo parlato.

Proc. GRASSO: eppure poi, qualcuno come il ROMEO e CIARAMITARO riferivano che in certi discorsi qualche nome usciva fuori e lo attribuiscono addirittura a lei e ai GRAVIANO.

SPATUZZA: sulle posizioni?

Proc. GRASSO: no, questa non è politica.

SPATUZZA: non esiste questo.

Vigna e Grasso chiedono chiarimenti sull’attentato di Milano in via Palestro, dove il 27 luglio 1993 era esplosa un’autobomba che aveva ucciso cinque persone, davanti al museo PAC: non sono convinti che l’obiettivo fosse quello, ma Spatuzza lo conferma.

Proc. GRASSO: se torniamo un attimo indietro, noi abbiamo avuto l’impressione, dalla ricostruzione, che nella fase operativa di Milano ci fosse un errore; perché dico questo? Perché abbiamo visto che c’è una miccia per la combustione come quella di Firenze, di una lunghezza tale che una quindicina o una ventina di minuti poteva durare. Se è così, per evitare il disinnesco bisogna lasciare la macchina in un posto meno visibile; invece viene lasciata contromano, messo per traverso. E allora deve essere successa qualcosa per cui qualcuno ha abbandonato la macchina, ha acceso la miccia e se n’è andato. E poi c’è stato tutta una serie di conseguenze che voi non credevate: l’intervento dei Vigili del Fuoco per evitare lo scoppio mentre ci sono le persone che cercano la bomba .

Proc. VIGNA: quale doveva essere il vero obiettivo di Milano?

SPATUZZA: questo, un cento metri più avanti

Proc. GRASSO: Piazza Cavour?

Proc. VIGNA: più avanti?

SPATUZZA: più avanti o più indietro, non mi ma forse più avanti.

Proc. VIGNA: più avanti. Quale era l’obiettivo?

SPATUZZA: non lo so perché io non c’ero. Comunque, o cento metri più avanti o cento metri più indietro.

Proc. GRASSO: e più indietro perchè? Se mai si pensa che potrebbe essere più avanti; e lì c’è qualche cosa che dicevo, si ci sfascia la macchina.

SPATUZZA: può darsi pure che non potevano posteggiare e quindi andare più avanti. Comunque, in non so o cento metri più indietro o cento metri più avanti.

Proc. VIGNA: chi lo doveva scegliere l’obiettivo in carcere, perché lei ha detto che se lo conoscevo anche io ehm, se pure avrebbe avuto l’indicazione contro lo Stato. Quindi, Milano dove?

SPATUZZA: ehm verso che hanno indicato loro

Proc. GRASSO: e allora hanno questa facoltà di scegliere? Ma un’indicazione, dovevano essere giornali, mi dica, Piazza Cavour, c’è tutta la ehm della Repubblica, capito? Poteva girare dove ci sono le sedi dei giornali, poco prima ci poteva essere il museo. Non lo so, i giornali?

SPATUZZA: quello era cento metri prima.

Proc. VIGNA: cento metri dopo. A distanza di pochi centinai di metri, come dice lei, c’è il palazzo dei giornali e la villa grande. Siccome qualcuno ha mandato lettere ai giornali, le chiedo: le risulta che ha Milano potesse essere l’obiettivo il palazzo dei giornali?

SPATUZZA: no, no.

Proc. VIGNA: lo conosceva l’obiettivo di Milano quale era?

SPATUZZA: questa arte contemporanea

Proc. GRASSO: quindi quello era l’obiettivo, il padiglione di arte contemporanea dove si facevano convegni, mostre di arte e queste cose.

SPATUZZA: questa.

Proc. GRASSO: quindi quello era. Allora diciamo che erano nei pressi, solo che la macchina fu posteggiata male perché anziché metterla lato giusto fu messa ad, eh?

SPATUZZA: certo.

Proc. GRASSO: o forse per lui ha messo questa macchina di traverso e contromano, no?

SPATUZZA: eh.

Proc. GRASSO: messa così, che poi c’è questa miccia che viene innestata accesa dall’interno.

SPATUZZA: si

Proc. GRASSO: per cui ha provocato il fatto che, ora che ha provocato o casuale?

SPATUZZA: casuale

Proc. GRASSO: casuale, che con queste cose e le persone. Ma quando lui organizza all’Olimpico ai Carabinieri, persone sempre eh vite umane sempre sono. Quindi, lei esclude nella maniera più assoluta che qualcuno le abbia indicato, per esempio a Roma, gli obiettivi?

Spatuzza cita un attentato a Roma “contro una sede americana”, che lui non ha compiuto e che lo inquieta: oggi non risultano attentati che possano corrispondere a quelle sue parole.

SPATUZZA: lei lo sa cosa mi ha stranizzato di più? Che nello stesso periodo c’è stato un attentato a Roma, contro un sede americana.

Proc. GRASSO: americana.

Proc. VIGNA: e allora?

SPATUZZA: siccome da parte nostra non ne sapevamo, qua io sto pensando un po’: ma c’è altra gente sopra di noi che sta cercando?

Proc. GRASSO: di lavorare. Lì, a Roma, c’è stato un altro episodio che c’è stato quello dell’abbandono di una macchina vicino Palazzo Chigi, con dentro.

Proc. VIGNA: dell’esplosivo.

Proc. GRASSO: un ordigno che non poteva mai esplodere, cioè per fare terrore.

SPATUZZA: non ne so io di questa cosa.

Proc. GRASSO: invece questa è una cosa vecchia.

SPATUZZA: che io ho un dubbio, e dissi: come mai.

Proc. VIGNA: gli interessi tornavano a Roma.

SPATUZZA: si, si.

Proc. GRASSO: rispetto al mese di luglio, quando.

SPATUZZA: non mi ricordo.

Proc. GRASSO: lei ancora lavorava per questa cosa, e mentre eravate là succede questa cosa. Se ci da qualche altro particolare, noi possiamo.

Proc. VIGNA: lei la zona o il nome, si ricorda?

SPATUZZA: che praticamente se noi facciamo un qualcosa di ehm comunque, qualche cosa che appartiene all’America; e allora io riflettendo dico: ci vogliamo mettere l’America contro? Per cercare di sollecitare e che è qualcosa che poteva essere contro di noi.

Proc. GRASSO: e questo con GRAVIANO, quando ne parla?

SPATUZZA: no, mai.

Proc. GRASSO: e in quel periodo GRAVIANO dove era?

SPATUZZA: a Palermo.

Proc. GRASSO: a Palermo. Perché, se ne vanno dopo Padre PUGLISI; mentre, durante tutto questo periodo se ne stavano tranquillamente a Palermo?

SPATUZZA: questo, non so.

Proc. GRASSO: quindi lei ebbe la sensazione che qualcuno lavorasse sopra di voi?

SPATUZZA: contro di noi.

Proc. GRASSO: contro di voi. Che poi l’America pensa che questi sono sempre, continuano queste strategie e per cui noi poi ci troviamo l’America contro, Giusto?

SPATUZZA: si

Proc. GRASSO: come è avvenuto per FALCONE, per esempio che era intervanuta FBI, no? Che era venuta e ha dato il suo aiuto. Lei ha la stessa preoccupazione del fatto precedente?

SPATUZZA: valutando la situazione.

Grasso sembra riprendere una precedente conversazione in cui Spatuzza aveva commentato anche un’altra storia di cui ignorava la spiegazione, il ritrovamento a Roma di materiali esplosivi su un un treno diretto a Genova, per cui erano stati accusati degli agenti del SISDE (come in altri passaggi del colloquio, Grasso sembra essere più diplomatico e tattico con Spatuzza, Vigna più impaziente di concludere qualcosa).

Proc. GRASSO: esatto. Questa era la sua. E poi qualche altra cosa che le è sembrata strana, non so, per esempio: ci sono state delle bombe lasciate sui treni, esplosivo.

Proc. VIGNA: Genova

Proc. GRASSO: un sul treno a Genova.

SPATUZZA: queste non, che poi mi sembra che è stato indagato un.

Proc. GRASSO: uno dei Servizi.

SPATUZZA: uno dei Servizi.

Proc. GRASSO: contatti con, mica sapere come si chiamano, ma qualche suggerimento, lo può sapere lei. Quindi, tornando su Milano, a livello operativo eccetera, ne ha parlato con le persone che non hanno fatto, come ci si sono giustificati?

SPATUZZA: che c’era un problema, non mi ricordo il problema che non ha potuto posteggiare.

Proc. GRASSO: dove doveva posteggiare? Aveva trovato il posteggio occupato ed era a marcia contraria, questo è stato il ehm. Ma noi non vogliamo sapere il nome di questi due.

Proc. VIGNA: io sì

Proc. GRASSO: ah, lo vogliamo sapere.

Proc. VIGNA: io voglio sapere il nome delle persone, l’atra volta si è persa mezz’ora, e non lo voglio dire il perché. Eh?

SPATUZZA: no.

Proc. VIGNA: Invece, si perché può serv1re a noi. Perché con la sue indicazione vengono.

Proc. GRASSO: non possiamo utilizzare.

SPATUZZA: no.

Proc. VIGNA: so sempre liberi?

SPATUZZA: come.

Proc. VIGNA: so sempre liberi?

Proc. GRASSO: da chi?

SPATUZZA: come.

Proc. VIGNA: non li vuoI dire.

SPATUZZA: znu

Proc. GRASSO: LU? LU?

SPATUZZA: no. Tanto è arrestato.

Proc. GRASSO: vabbé, che significa, può essere arrestato per.

SPATUZZA: ma eravate voi, o aspettavo io?

Proc. VIGNA: qui si sta separando il discorso, per tornare.

Proc. GRASSO: a un’altra cosa.

SPATUZZA: che poi a questi signorini hanno trovato armi, e quindi avrei guadagnato io, eh.

Si passa a parlare del fallito attentato contro il conduttore televisivo Maurizio Costanzo – allora impegnato in frequenti trasmissioni contro la mafia – il 14 maggio 1993 in via Fauro a Roma, in cui furono ferite sette persone e per un errore da parte degli attentatori sopravvissero Costanzo e la sua compagna Maria De Filippi (un primo progetto di uccidere Costanzo era già stato preparato nel 1992). Dopo che il processo relativo lo aveva condannato, una sentenza del 2011 concluse poi che Spatuzza non era presente all’esecuzione dell’attentato pur avendo partecipato alla sua organizzazione.
Dove si parla di Firenze, invece, l’oggetto è l’attentato in via dei Georgofili, dietro al museo degli Uffizi, del 27 maggio 1993, in cui morirono cinque persone.

Proc. GRASSO: ormai tutto quello che succederà a Palermo e non si meravigli di questo, ed ecco perché. Senta, mi faccia capire una cosa: quando lei va a Roma per la cosa di COSTANZO.

Proc. VIGNA: COSTANZO.

SPATUZZA: non ci sono stato mai.

Proc. GRASSO: non c’è stato mai?

SPATUZZA: no.

Proc. GRASSO: noi pensavamo, c’è anche CANNELLA.

SPATUZZA: no mi sono interessato.

Proc. VIGNA: non si è interessato per nulla?

Proc. GRASSO: come mai i GRAVIANO non l’hanno fatto entrare? A parte che non gli è riuscito quello che volevano fare; ci fu qualche rivuglio contro qualcuno.

SPATUZZA: no, guardi, io ho preparato diciamo tutto questo materiale, però non saprei.

Proc. GRASSO: lo ha preparato a Palermo? o a Roma?

SPATUZZA: non so dove.

Proc. GRASSO: lo ha preparato a Palermo per fare. Quindi li ha forniti soltanto. Ma allora quello che si dovevano occupare della cosa del?

SPATUZZA: non so.

Proc. GRASSO: non sa questo. Allora era questo il discorso: ma non erano quelle stesse persone, almeno dal processo si è accertato che dopo avere fatto COSTANZO, nel caso di tornare al Palermo.

SPATUZZA: ma di chissà nun sa caputu nianti.

Proc. GRASSO: no. E perciò noi cerchiamo di capire: sono andati direttamente a Firenze? Eravate gli stessi? Dovevano essere organizzate insieme? Dovevano essere una specie di doppietta.

SPATUZZA: ormai chistu ha ghiutu, quindi ormai.

Proc. GRASSO: che centra, noi cerchiamo e non ci accontentiamo di una cosa processuale e basta. Poi, COSTANZO era solo per COSTANZO? O per quello che rappresentava la Fininvest?

SPATUZZA: ma, penso solo COSTANZO.

Proc. GRASSO: lo pensa lei, su che base? Su una sua opinione personale? O perché ha fatto qualche discorso?

SPATUZZA: ma tramite dichiarazioni che ha fatto lui assieme a SANTORO.

Proc. GRASSO: questo c’è. Ma lei lo sa che nel 92, Giuseppe GRAVIANO è andato a Roma assieme a SINACORl per andare a uccidere COSTANZO.

SPATUZZA: no, questo io l’ho appreso dalle.

Proc. GRASSO:

SPATUZZA: no.

Proc. GRASSO: ma allora quando GRAVIANO se ne andò, lei non sapeva che era per, sta confidenza non gliela dava. Insomma, lo usava soltanto per, eh? E lei non sapeva niente? Quindi lei non sapeva che COSTANZO doveva essere ucciso? perché siamo nel 92, e addirittura a maggio del 93, poi viene fatto COSTANZO. C’è un gruppo che parte per andare a Roma e vedere di potere uccidere FALCONE.

SPATUZZA: tutto che poi non è successo.

Proc. GRASSO: che dovevano andare a uccidere FALCONE, MARTELLI o COSTANZO o altri. E lei di questo progetto non ne sapeva? E com’è che GRAVIANO non si portava a lei? Si portò a TINNIRELLO.

SPATUZZA: perché io, rimanendo a Palermo ero più utile, e non ne sapevo niente.

Proc. GRASSO: ma ha notato che non c’era in quel periodo a Palermo?

SPATUZZA: non è che ci vedevamo ogni giorno.

Proc. GRASSO: lei continuava a gestire questo studio e quindi non può sapere se nel momento in cui si doveva fare nel 92, c’era una certa motivazione? E se quella del 93 è la stessa motivazione o se ne è aggiunta qualche altra? Cioè, dal 92 al maggio 93, c’è quasi.

SPATUZZA: per una idea mia, partendo da FALCONE e arrivare all’ultima strage, in tutto l’anno.

Proc. GRASSO: ci faccia capire. Lei ha sintetizzato, però ci faccia un po’ capire il termine.

Grasso cerca di ottenere informazioni su qualcuno che “coprisse le spalle” ai mafiosi responsabili delle stragi, e Spatuzza qualcosa comincia a concedere. Grasso commenta – in un creativo capovolgimento – che quindi lo Stato avrebbe tradito Spatuzza, smettendo di proteggerlo.

SPATUZZA: i discursi che un po’ ignoranti in materia, che possiamo essere noi, lei pensa che io vado contro lo Stato, e lo Stato poi non mi import ehm che devo essere un po’ .

Pree. GRASSO: per avere le spalle coperte, parliamo un po’ in termini più chiari.

SPATUZZA: certo.

Pree. GRASSO: chi le copriva le spalle? Cioè, la sensazione che qualcuno diceva: andate tranquilli che.

SPATUZZA: ma voi pensate che sono accussi? Gnoranti possiamo essere in qualche materia, e poi andiamo a fare un contro lo Stato, che poi le conseguenze saranno un po’ catastrofiche contro di noi.

Proc. GRASSO: e ma scusi, ma allora c’è stato un tradimento, perché se qualcuno vi doveva proteggere, e invece poi lo Stato si è rivoltato, e voi siete in queste condizioni e chi hanno tradito.

Proc. VIGNA: che vi doveva proteggere?

SPATUZZA: non lo so.

Proc. VIGNA: secondo la sua idea.

SPATUZZA: come?

Proc. VIGNA: secondo voi?

SPATUZZA: ma una cosa che ho fatto che non so ehm.

Proc. GRASSO: quindi già da FALCONE, questo.

Spatuzza racconta da dove veniva l’esplosivo usato per tutte le stragi: e smentisce molte tesi e perizie che resteranno invece valide e assodate per molti anni ancora (ancora oggi, in molti casi e ricostruzioni scritte), per le quali l’esplosivo usato sarebbe stato del Semtex di produzione postbellica.

SPATUZZA: ehm l’esplosivo, una buona parte.

Proc. VIGNA: ma tutto questo esplosivo, da dove veniva?

SPATUZZA: ma c’è esplosivo che può saltare tutta l’Italia.

Proc. VIGNA: appunto, da dove veniva? Da dove? Voglio sapere, non la persona, voglio sapere da dove. Dall’estero? o dall’Italia?

SPATUZZA: dall’Italia.

Proc. VIGNA: dall’Italia. Da una fabbrica?

SPATUZZA: no.

Proc. VIGNA: allora mi dica da dove, come provenienza.

SPATUZZA: sono ordigni bellici.

Proc. VIGNA: ordigni bellici. In mare?

SPATUZZA: in mare.

Proc. VIGNA: in mare. Dalla Calabria?

SPATUZZA: ovunque, chisti pescatori che li raccolgono.

Proc. GRASSO: e dove li pescavano.

SPATUZZA: fanno a strascinu.

Proc. GRASSO: a strascino e si trovavano queste cose che poi come si faceva

SPATUZZA: un regalino

Proc. GRASSO: un regalino, per rifarsi la rete. Vabbè, ma tutta questa quantità?

SPATUZZA: vi dico che ce n’è per saltare tutta l’Italia.

Proc. GRASSO: tutti a mare. Quindi, quando un ha bisogno.

Proc. VIGNA: ci può dire qualche deposito di questo?

SPATUZZA: no, non esiste.

Proc. VIGNA: dove sta ora qualche esplosivo?

SPATUZZA: no, che bisogno c’è ehm uno va a mare e lo va a prendere.

Proc. GRASSO: comunque qualcuno sa dov’ è a mare tutta questa?

SPATUZZA: no, a tempi di guerra quando c’erano queste cose belliche.

Proc. VIGNA: sicuro?

SPATUZZA: eh?

Proc. VIGNA: sicuro?

SPATUZZA: si

Proc. GRASSO: quindi lei dice che c’è qualcuno dietro sin da FALCONE?

SPATUZZA: che ha dato la spinta e poi sicuramente si è ammucciato

Proc. GRASSO: si è ammucciato vuol dire si è nascosto. No, per tradurre. Lei ha avuto questa sensazione vabbe’. Su FALCONE, lo so che nell’organizzazione non c’era lei materialmente ehm, ma lei affronta pure il fatto dell’esplosivo, sempre con questi metodi di recupero?

SPATUZZA: tutti là.

Proc. GRASSO: ma da preparare per la frantumazione, che si faceva?

Proc. VIGNA: sapeva a cosa doveva servire?

SPATUZZA: sapevo solo dove non andare.

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