verbale
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  • giovedì 13 luglio 2017

Quando Spatuzza parlò di via D’Amelio, e non successe niente per dieci anni

Il documento completo del "colloquio investigativo" del 1998 tra il collaboratore di giustizia e i magistrati Vigna e Grasso

verbale

Direzione Nazionale Antimafia
Trascrizione 
del verbale di interrogatorio riassuntivo reso da 
SPATUZZA GASPARE 
il 26 giugno 1998 
alle ore 10,10

La prima parte della discussione riguarda i vantaggi che Spatuzza avrebbe dalla collaborazione. Prospettive e condizioni di detenzione, mantenimento della patria potestà, opportunità di una collaborazione, dopo la condanna all’ergastolo subita: si intuisce che il colloquio non è il primo.

Proc. VIGNA: Allora, è il?

Proc. GRASSO: 26

Proc. VIGNA: Il 26 di giugno, 98, io sono VIGNA, c’è il collega GRASSO, sono le ore 10 e 10, per procedere al colloquio investigativo con SPATUZZA Gaspare, siamo nella Casa Circondariale dell’Aquila. Il provvedimento in base al qualce è stato disposto il colloquio investigativo è in data 25 di giugno 1998, ed è stato consegnato alla responsabile della Polizia Penitenziaria.

Proc. GRASSO: prego.

Proc. VIGNA: voleva accertare il discorso su alcune cose.

SPATUZZA: su?

Proc. VIGNA: su alcune cose

Proc. GRASSO: intanto, lei ha avuto dei colloqui dove si così, si parlava.

SPATUZZA: si.

Proc. GRASSO: non ci sono novità rispetto alla sua posizione iniziale, diciamo quello che pensava lei circa eventuale possibilità della sua collaborazione, o qualcosa del certo, adesso lei non si aspettasse che con quello che è successo a Firenze, cioè la sentenza.

SPATUZZA: per me era programmata.

Proc. GRASSO: era programmata, è vero? Quindi non ci pensiamo più.

SPATUZZA: no, no.

Proc. GRASSO: noi volevamo soltanto rappresentarle la situazione di ordine giuridico: recentemente c’è stata una sentenza della Cassazione che ha stabilito che chi è condannato all’ergastolo non può avere misure alternative alla detenzione, perché l’ergastolo è una pena più specifica rispetto alla reclusione. Per cui, se uno ha delle attenuanti, secondo lui dovessero scendere a 30, 20 o quello che è, allora può avere la detenzione domiciliare per esempio. Come misura alternativa al carcere si prevede quello che si prevede per i programmi di protezione che dopo scontato un certa pena si può trasformare la detenzione in carcere in detenzione domiciliare per chi ha il programma di protezione.

SPATUZZA: giusto.

Proc. GRASSO: quindi questa norma non si può applicare nel caso in cui uno è condannato all’ergastolo. Questa è la situazione che va a rispettare, perché al precedente incontro non c’era questa sentenza quindi teoricamente uno anche condannato all’ergastolo teoricamente poteva, nel tempo, la detenzione domiciliare. Anche oggi c’è questa nuova situazione e quindi noi abbiamo prospettato, per correttezza, che è cambiata un po’ la situazione rispetto a quella di ieri. Perché nella sua valutazione entri anche questo discorso perché se.

SPATUZZA: sì.

Proc. GRASSO: perché se prima lei poteva scegliere come voleva nei tempi, adesso prima che diventi definitiva la sentenza dell’ergastolo che ha avuto in primo grado, che poi ci sarà l’appello, chiaramente. Ma lei sappia che se per caso dovesse avere ehm dovesse cambiare idea e divenire a una collaborazione con la giustizia, il tempo ce l’ha finché non diventa definitivo l’ergastolo. Questo era intanto un dovere per correttezza.

SPATUZZA: grazie.

Proc. GRASSO: nei suoi confronti, per dirle che è cambiata questa situazione rispetto a quando ha detto al precedente colloquio e perché entri nella sua valutazione anche questo.

SPATUZZA: certo.

Proc. GRASSO: e poi, così, volevamo sapere anche come va. Lei da Parma è venuto all’Aquila perché lo ha chiesto lei? Oppure perché?

SPATUZZA: no, infatti io mi aspettavo questo.

Proc. GRASSO: questo trasferimento al’Aquila.

SPATUZZA: sì.

Proc. GRASSO: ma qui come sta?

SPATUZZA: ma diciamo che ehm

Proc. GRASSO: ci sono altri qui, pochissimi.

SPATUZZA: no, solo GIACALONE

Proc. GRASSO: GIACALONE, chi? E di altri grossi ce n’è?

SPATUZZA: no, poi c’è tutta gente che non conosco.

Proc. GRASSO: napoletani?

SPATUZZA: SI.

Proc. GRASSO: E state insieme? Oppure?

SPATUZZA: divisi.

Proc. GRASSO: all’aria, nemmeno?

SPATUZZA: no.

Proc. GRASSO: quindi, non c’è nemmeno la possibilità.

SPATUZZA: ci vediamo solo nell’ora di aria.

Proc. GRASSO: Senta, e quindi diciamo non ha nessuna prospettiva, sempre per il discorso del fine, mi pare di ricordare che, però diciamo lei lo sa che la condanna all’ergastolo fa perdere la patria podestà.

SPATUZZA: non importa.

Proc. GRASSO: non importa, no, le dico come discorso giuridico formale, capisco che dentro il cuore non si perde, però io le ripeto quel discorso che le avevo fatto l’altra volta: che ormai questo figlio sentirà parlare di questo fenomeno e quindi, e io penso che anche lui potrà capire che così come lei ci ha spiegato a noi che lei pensava di compiere un suo dovere e rispettare le regole che per il fatto che per lei la legge veniva per aver; oltretutto ci ha fatto capire che anche nei confronti del ehm della religione lei non andava con la coscienza a posto. Mi pare che lei questo ci ha spiegato.

SPATUZZA: io un soldato sono.

Proc. GRASSO: eh?

SPATUZZA: un soldato.

Proc. GRASSO: un soldato. Quindi un soldato in guerra che rischia la vita e uccide gli unici che indicano, giusto? Dico, perché pensa che questo discorso che lei affronta a noi non venga compreso? non possa essere compreso anche dai suoi figli. Lei pensa che questo sia un ostacolo.

SPATUZZA: sopra questo punto non faccio sempre che idee.

Proc. GRASSO: ci pensa. Perché il futuro di suo figlio che cosa ehm che cosa dovrebbe eh sempre, eh?

SPATUZZA: sia a qualsiasi futuro di mio figlio; il futuro dei nipoti, ce ne sono altri.

Proc. GRASSO: ne ha molti?

SPATUZZA: il futuro dei miei figli.

Proc. GRASSO: dico, sono molti? Siete lei e suo fratello?

SPATUZZA: il futuro

Proc. VIGNA: si, ma questa esperienza, voglio dire, di Cosa Nostra, a un fratello suo fatto sparire.

SPATUZZA: solo questo

Proc. VIGNA: quando lei aveva 11 anni. Mi so riletto quelli appunti che si presero in occasione dei precedenti discorsi che abbiamo fatto; altra conseguenza è che lei c’ha avuto condanne. Quindi tirando questo numero, non è stata una esperienza positiva sul piano delle resa.

SPATUZZA: ma io né ci ho guadagnato e né ci ho perso, la famiglia.

Proc. VIGNA: e allora le sembra un discorso da uomo cercare di interrompere il legame con questa Cosa Nostra.

SPATUZZA: io ho interrotto definitivamente.

Proc. VIGNA: si, ma non interromperlo solitariamente, interromperlo parlando, capito? Perché.

SPATUZZA: io oggi so che la mia famiglia e mia moglie è tutto; amici non ne esistono.

Proc. VIGNA: questo me ne rendo conto SPATUZZA, ma resta un discorso sempre solitario cioè resta un discorso: il mio mondo è, io che sto in un carcere, il 41 bis; la mia famiglia che è separata da me; un mio figlio per il quale io posso avere la decadenza dal padre podestà.
Allora, come vede, questo risultato non è positivo anche se lei il suo mondo è ormai la sua fine perché ha una famiglia rotta, eh?
Allora, c’è un modo per fare un discorso con lei su queste storie.
Già, e soprattutto sarebbe bene che questo discorso, per utilità sua processuale, che lei poi lo potesse formalizzare con il magistrato come le abbiamo spiegato in questi nostri colloqui che sono colloqui personali, così li chiama la legge, che non hanno valore nel processo che a noi possono essere utili per farci certe idee su di lei, strategie sulle dinamiche e così via.
Ma il suo vero interesse sarebbe che lei con un magistrato parlasse, con un magistrato che conduce le indagini sotto il profilo processuale. Questo è il discorso che voglio che sia ben chiaro, eh? Non ha contatto con sua moglie?

SPATUZZA: dottore, per telefono che ci metto a dire.

Proc. GRASSO: il colloquio non lo fa?

SPATUZZA: come?

Proc. GRASSO: il colloquio non lo fa?

SPATUZZA: sì.

Proc. GRASSO: ma lei dice che per telefono. Che c’è il timore che siete ascoltati e che sua moglie lo rapporti all’esterno. Già, prima ancora di.

SPATUZZA: siccome già c’è stata una storia, non vorrei che abbia altri problemi.

Proc. GRASSO: che lei ha creato i problemi per il fatto di essere stata chiamata dalla Squadra Mobile? Si?

SPATUZZA: eh.

Proc. GRASSO: ma lo ha fatto, secondo lei, per cercare di parlare con lei?

SPATUZZA: si, a parte che lo ha visto di come mi hanno trattato alla Squadra Mobile.

Grasso prova a convincere Spatuzza che non deve sentirsi fedele a nessuno, proponendo allusioni complici alla sicilianità di entrambi.

Proc. GRASSO: ho capito. Senta, qualcuno ha detto: noi alla fine noi paghiamo per tutti e come al solito chi ci ha strumentalizzato la fa franca. Lei se lo ha posto questo problemino che lei è un capro espiatorio per interessi di altri che magari lei non sa chi siano questi altri, però che magari si godono quello che voi avete preparato? Non so chi siano, però lei ci pensa a questo? Lei paga per tutti.

SPATUZZA: siccome è stata una scelta mia, e oggi.

Proc. GRASSO: lei si rende conto? Chi lo ha strumentalizzato è libero e si gode tutto quanto e voi state pagando. Ma secondo ehm io.

SPATUZZA: e senza una lira.

Proc. GRASSO: io da siciliano ehm, ma è mai possibile che ci dobbiamo sempre fare strumentalizzare da quelli ehm da qualcuno che è estraneo alla Sicilia, dobbiamo sempre essere dominati; essere sfruttati; sempre ehm pure in queste cose sul piano della giustizia.
Per me è una ulteriore ingiustizia questa che viene realizzata su siciliani che vengono illusi, strumentalizzati di soldi, di potere e di tutto quanto. Alla fine c’è chi si gode queste cose e voi state in carcere
a marcire in ogni caso.
Dico, ma non si deve reagire a questo; io ho una mia ideologia che cerco di realizzare lavorando e cercando di convincermi che questa strada potrebbe essere un modo per cercare di affrancare la Sicilia da questa sudditanza sempre che c’è stata, da Garibaldi in poi siamo sempre stati, anche prima veramente.

SPATUZZA: sempre sfruttati.

Proc. GRASSO: sempre pilotati e strumentalizzati. Tutte le vicende della storia, non so se lei, che so: Giuliano e poi tutto quello che via via è successo.

SPATUZZA: certo.

Proc. GRASSO: è sempre stato così, o no? E loro continuano a godersi i frutti di questa cosa. Ma dico, dobbiamo sempre soggiacere a queste cose?

SPATUZZA: la colpa è chi ci ha creduto in queste cose.

Proc. GRASSO: ci ha creduto, però, chi lo ha strumentalizzato non è che adesso, vi ha abbandonato. Tanto lei ha già un bel ergastolo, sebbene in primo grado, e per come sono messe le cose non è che ehm che lei ha seguito il processo. Voi sapete, anche i suoi difensori, s’è visto che hanno abbandonato, una difesa seria non c’è stata.

SPATUZZA: non esiste.

Proc. GRASSO: lei, io lo so che lei ha seguito tutto il processo, un po’ perchè un po’ anche per ascolto. Voglio dire, che prospettive ci sono?

SPATUZZA: niente, solo. Le prospettive sono di vedere un po’ la famiglia.

Proc. VIGNA: prospettive ridotte.

Proc. GRASSO: che vita è questa? Lei se la sente? Lei è una persona, io.

SPATUZZA: il vostro piano pi ora. Ne ca pigniavanu a mia, io tutti i giorni ero Palermo Palermo, con la macchina, a girare, e io di quello che portavo sopra già era abbastanza pesante, e intanto io mi trovavo a Palermo. Pirchi già io ero un po’ nauseato di quello.

Proc. GRASSO: già quando era libero a Palermo si era reso conto come ha buttato via i suoi anni, utilizzato, strumentalizzato e buttato via. Già quando era a Palermo libero e quindi figuriamoci.

SPATUZZA: io, tutti i giorni scendevo da casa alle otto, e me ne andavo in giro, Palermo Palermo. E lei che pensa che una persona come me di quello che portavo sopra le spalle ehm impegnava Palermo Palermo a girare.

Proc. GRASSO: che cosa otteneva girando per Palermo Palermo?

SPATUZZA: io uscivo da casa perché non potevo stare più.

Proc. GRASSO: diciamo una specie di rimorso diciamo di pensiero.

SPATUZZA: perché si parlava solo di soldi, e l’amicizia mia dopo 20 anni, vorrei sapere se tu ci ha mentiri. nella parola fine.

Spatuzza si lamenta dei Graviano, che erano i suoi capi, e se ne dice deluso. Vigna gli spiega che lui e Grasso hanno bisogno di informazioni chiare per “verificare un quadro che abbiamo in mente”.

Proc. GRASSO: lei sta parlando, non tanto per le persone esterne a, parliamoci chiaro: i GRAVIANO.

SPATUZZA: ehm dopo 20 anni, quando sono stati arrestati io sono stato fatto uomo d’onore. E tu mi istighi a me? E sapere quello che ho fatto io, dopo 20 anni.

Proc. GRASSO: sta parlando di GRAVIANO?

SPATUZZA: ca certo.

Proc. GRASSO: del suo rapporto personale.

SPATUZZA: fratello.

Proc. GRASSO: fratello. Se diceva vatti ammazzare.

SPATUZZA: neanche un minuto.

Proc. GRASSO: e invece poi che cosa voleva, i soldi?

SPATUZZA: troppu tardi ci pinsai, ma purtroppu.

Proc. GRASSO: questo proprio umanamente, lei accetta ehm questa situazione?

Proc. VIGNA: a lei imposterei il discorso in questa maniera: se lei, come io mi auguro, decide di collaborare con la giustizia, questo va preceduto da una chiarezza della situazione; lei può farci telefonare, laddove c’è bisogno di parlare col dottor GRASSO o col dottor VIGNA, e si capisce quali sono i problemi.
E, molto onestamente le dirò cosa si può fare e cosa non si può fare, quello che si dice che si può fare: sarà un appello; quello che si dice che non si può fare: non si può fare.
E poi parlare chiaro della situazione, eh? Che secondo me, proprio per il percorso che lei aveva cominciato già a fare, qua ne ha parlato, mi sembra che ultimamente lei ha aperto una predisposizione.
Allora, se ci sono dei problemi pratici vanno messi sopra un tappeto e bisogna cercare di risolverli in un modo e nell’altro. Considerando razionalmente i problemi questo, questo, questo e questo; e si vede se possono essere risolti, o no.
In modo chiaro, non dicendole da parte nostra cose che poi non si possono attuare.
E questo lei lo deve pianificare, se ce lo vuole dire fin da ora? Lo può dire fin da ora se ci sono questi problemi, quali sono e li esaminiamo; se ce lo vuole dire in un secondo momento, quando lei ha focalizzato, fa dare un colpo di telefono.
Noi, però, ora parliamo di avere una diciamo che in questo momento informale, no? Che ci faccia capire un momentino certe cose che noi ancora, abbiamo un quadro in mente, ma che abbiamo bisogno di verificare. Quindi queste cose da decidere.
Questa è una delle lettere, è una fotocopia, e abbiamo trovato anche quell’altra, quella famosa che è una fotocopia. Si ricorda che se ne è parlato?

Proc. GRASSO: lui, comunque ha sempre dichiarato che questo non.

Proc. VIGNA: non lo so, io glielo chiedo.

Proc. GRASSO: con i fratelli GRAVIANO ho già chiuso, mi pare di ricordare.

Proc. VIGNA: si, si.

Proc. GRASSO: cioè, qui sta enunciando.

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