Cameron Crowe, uno di quei registi meno famosi dei suoi film

Ha diretto tante storie d’amore, con tanta musica e qualche scena che si è fatta ricordare, e oggi compie 60 anni

(Ronald Martinez/Getty Images)

Cameron Crowe, nato il 13 luglio di 60 anni fa, non è uno di quei registi con una faccia particolarmente nota, ma è facile che almeno un paio di suoi film li abbiate visti, magari senza nemmeno sapere di chi fossero. Ci sono due cose che ricorrono nei lavori di Crowe: il centro di tutto è quasi sempre una storia d’amore, e alla musica viene data una notevole importanza. IMDb ha scritto che in quasi tutti i film di Crowe ci sono scene in cui uno dei protagonisti canta mentre guida: succede in Non per soldi… ma per amore, il suo primo film; in Jerry Maguire, probabilmente il suo più famoso; in Quasi famosi, che è molto autobiografico; e in Vanilla Sky. Crowe ha diretto anche la commedia Singles, la commedia drammatica (sì, esistono) Elizabethtown e un documentario sui Pearl Jam. Più di recente ha diretto La mia vita è uno zoo e Sotto il cielo delle Hawaii, pieni di attori famosi ma senza grandi motivi per farsi ricordare.

Parlando della sua carriera da regista, Crowe ha comunque detto di essere «orgoglioso di avere fatto alcuni film di Hollywood che sono riusciti a essere leggermente non-ortodossi e personali».

Crowe è nato nel 1957 a Palm Springs, in California, ma da bambino visse per alcuni anni a Indio, la città del Coachella; prima però del Coachella, quando c’era deserto e poco altro: «Le persone avevano tartarughe, non cani», ha detto ricordando la sua infanzia a Indio. Fare il regista non era il suo sogno da bambino. Voleva scrivere di musica e iniziò a farlo molto presto. Prima per qualche rivista scolastica e poi, a 15 anni, per Rolling Stone, finendo per intervistare tra gli altri i Led Zeppelin, Bob Dylan, Eric Clapton e Neil Young. A 22 anni scrisse invece il suo primo libro, che divenne poi anche la sua prima sceneggiatura e il film Fuori di testa, che fu però diretto da Amy Heckerling. Il film parla di un gruppo di studenti delle superiori e, per farla breve, di sesso, droga e rock. Tra i protagonisti ci sono dei molto giovani Sean Penn e Nicholas Cage (che allora si faceva ancora chiamare Nicholas Coppola: è cugino di Sofia e nipote di Francis Ford).

Crowe scrisse il libro e la sceneggiatura di Fuori di testa quando era poco più che ventenne: in quel periodo frequentava ancora l’ultimo anno di una scuola superiore di San Diego, visto che i suoi studi erano andati a rilento a causa degli impegni con Rolling Stone. Fuori di testa non è però una storia autobiografica, mentre lo è molto di più quella di Quasi famosi, il suo quarto film, che parla di un ragazzo del liceo che segue una band in tour per scriverci un articolo. Grazie a Quasi famosi Crowe vinse l’Oscar per la Miglior sceneggiatura originale, nel 2001.

I primi due film da regista di Crowe sono invece la commedia romantica Non per soldi… Ma per amore Singles – L’amore è un gioco. Il secondo è ambientato a Seattle e uscì nel 1992: è quindi pieno di posti, facce, suoni e cose molto grunge, il malinconico sottogenere del rock nato proprio a Seattle in quegli anni. Il primo è famoso soprattutto per la scena in cui John Cusack va da Ione Skye con quella giacca e quello stereo.

Il terzo film di Crowe – Jerry Maguire, per il quale Cuba Gooding vinse l’Oscar – parla invece di un agente sportivo che se la passa benissimo, poi malissimo e poi di nuovo benissimo: la scena più famosa del film è quella in cui lui (Tom Cruise) va da lei (Renée Zellweger) per proporle di tornare insieme.

Crowe continuò a scrivere anche nei suoi anni da regista, soprattutto articoli. Scrisse però anche un libro: Conversazioni con Billy Wilder, uscito nel 2002 (Wilder tra l’altro è il regista di L’appartamento, il film preferito di Crowe).

Crowe diresse anche Vanilla Sky, con Tom Cruise e Penelope Cruz, remake di Abre Los Ojos, un film del 1997 di Alejandro Amenábar.

Nel 2005 Crowe diresse Elizabethtown, che a qualcuno piacque molto e a qualcun altro pochissimo. Alla seconda categoria apparteneva il critico cinematografico Nathan Rabin, che disse che il personaggio di Kirsten Dunst, protagonista femminile del film, era uno «spumeggiante e superficiale personaggio cinematografico che esiste solo nella febbrile immaginazione di sceneggiatori e registi, e ha lo scopo di insegnare a uomini pensierosi ad abbracciare la vita, le sue avventure e i suoi infiniti misteri». Disse che era una Manic Pixie Dream Girl, una ragazza dei sogni, allegra e frenetica, che esiste solo nei film. Una definizione che è stata poi usata in molti altri casi.

È di Crowe anche un apprezzatissimo documentario musicale sui 20 anni di carriera dei Pearl Jam: Pearl Jam Twenty.

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