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  • domenica 9 luglio 2017

L’Iraq dice che Mosul è stata liberata

Era una notizia attesa da giorni e ora è diventata ufficiale: gli ultimi miliziani dell'ISIS hanno lasciato la città

Il primo ministro iracheno Haider al Abadi (Iraqi Federal Police Press Office via AP)

Il primo ministro iracheno Haider al Abadi ha annunciato che le truppe irachene – alleate dell’esercito americano – hanno liberato Mosul, la più grande città dell’Iraq che fino a poco tempo fa era controllata dallo Stato Islamico (o ISIS). Haider al Abadi ha diffuso l’annuncio proprio da Mosul, facendosi fotografare insieme ai comandanti delle forze irachene. La battaglia per la liberazione di Mosul era iniziata nell’ottobre dello scorso anno.

Poco prima dell’annuncio della liberazione, la tv di stato irachena aveva mostrato un’immagine di alcuni soldati iracheni che raggiungevano le sponde del fiume Tigri piantando una bandiera dell’Iraq. Poche ore prima, Reuters aveva scritto che solamente un centinaio di miliziani dell’ISIS erano rimasti a combattere nella città vecchia – l’ultimo quartiere della città che controllavano – e che molti di loro stamattina si sono buttati nel fiume Tigri per cercare di salvarsi. Per lo Stato Islamico la perdita di Mosul è la più grande sconfitta subita in questi anni. Nei prossimi mesi lo Stato Islamico perderà anche Raqqa, la “capitale” dei territori che controllava in Siria.

La riconquista completa di Mosul non significa comunque né la fine delle violenze in città, né la sconfitta totale dello Stato Islamico in Iraq. È per esempio molto probabile che continueranno a esserci attacchi dello Stato Islamico a Mosul, come negli ultimi mesi è successo in altre città liberate dall’esercito iracheno. Inoltre, anche dopo la sconfitta di Mosul, lo Stato Islamico continua a controllare alcune città dell’Iraq, anche se più piccole e meno importanti di Mosul, oltre che una parte rilevante della Siria. In molte zone liberate le strade e gli edifici sono stati seriamente danneggiati dalle esplosioni e dai violentissimi scontri, e migliaia di civili – circa 900mila, dice l’Economist – hanno dovuto lasciare le loro case.

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