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  • domenica 9 luglio 2017

Sul clima c’è un G19

Tutti i paesi riuniti ad Amburgo per il G20 hanno confermato di voler rispettare l'accordo di Parigi, tranne gli Stati Uniti

Markus Schreiber/picture-alliance/dpa/AP Images

Nel comunicato pubblicato al termine del G20 che si è tenuto ad Amburgo, in Germania, 19 membri del G20 (18 stati più l’Unione Europea) si sono impegnati a rispettare gli accordi presi a Parigi sul cambiamento climatico nel dicembre 2015. L’unico paese che non ha sottoscritto questa decisione sono gli Stati Uniti, rappresentati dal presidente Donald Trump. I 19 paesi hanno aggiunto che per quanto li riguarda gli accordi di Parigi sono da ritenersi «irreversibile». Nel comunicato è anche scritto che «gli Stati Uniti si impegneranno per lavorare insieme ad altri paesi nell’aiutarli ad avere accesso e usare le energie fossili in modo più pulito ed efficiente». Non è una sorpresa che l’amministrazione Trump abbia una posizione molto conservatrice sull’ambiente, ma è notevole che sia rimasta isolata sulla sua posizione fra tutti i paesi più sviluppati al mondo.

Il comunicato finale è stato accompagnato da un “Piano d’azione sul clima e l’energia“, un documento di 13 pagine in cui gli Stati del G20 si impegnano a raggiungere alcuni obiettivi comuni nei prossimi anni. Nella prima pagina c’è subito una nota che, prima di spiegare come i paesi del G20 intendano raggiungere i loro obiettivi, dice, in sintesi, che gli Stati Uniti hanno un’idea diversa.

L’Accordo di Parigi è stato firmato nel dicembre del 2015 da 196 paesi di tutto il mondo, durante la Conferenza mondiale sul clima. Praticamente da tutti gli stati, compresa la Corea del Nord: sono rimasti fuori solo la Siria e il Nicaragua (che lo riteneva troppo debole). L’accordo è entrato in vigore dopo essere stato ratificato dalla soglia minima prevista, 55 paesi. Gli Stati Uniti lo avevano ratificato nel settembre 2016, insieme alla Cina; Trump ha deciso di uscirne a giugno: ma per uscirne davvero serviranno almeno quattro anni. L’accordo non è vincolante e contiene sostanzialmente quattro impegni per gli stati che lo hanno sottoscritto:

  • Mantenere l’aumento di temperatura inferiore ai 2 gradi, e compiere sforzi per mantenerlo entro 1,5 gradi.
  •  Smettere di incrementare le emissioni di gas serra il prima possibile e raggiungere nella seconda parte del secolo il momento in cui la produzione di nuovi gas serra sarà sufficientemente bassa da essere assorbita naturalmente.
  • Versare 100 miliardi di dollari ogni anno ai paesi più poveri per aiutarli a sviluppare fonti di energia meno inquinanti.
  • Controllare i progressi compiuti ogni cinque anni, tramite nuove conferenze.

Il fatto che i paesi del G20 abbiano preso chiaramente una posizione diversa da quella degli Stati Uniti – creando di fatto una specie di G19, almeno per quanto riguarda gli accordi sul clima e l’uso delle energie – è notevole. Come ha scritto Daniel Politi di Slate, «l’incontro annuale dei paesi del G20 è di solito uno di quegli incontri noiosi alla fine dei quali le potenze economiche del mondo finiscono per darsi pacche sulle spalle e complimentarsi sulle cose su cui sono d’accordo. Quest’anno, invece, i contrasti erano chiari e le divergenze molto evidenti».

Il Guardian ha scritto che i paesi che si sono impegnati di più sull’Accordo di Parigi – e tra loro ci sono Germania e Francia – sono riusciti a convincerne altri che erano considerati un po’ più titubanti – per esempio Arabia Saudita ed Indonesia – a impegnarsi per rispettare i loro impegni. La prima ministra britannica ha detto di essere «turbata dalla decisione degli Stati Uniti di non voler rispettare il trattato sul clima» e di aver insistito perché Donald Trump cambiasse idea. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto di voler «condannare» la decisione di Trump e di non essere d’accordo sul lasciare agli Stati Uniti la possibilità di aderire nuovamente all’accordo.

Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha detto di voler continuare a insistere per far cambiare idea a Trump, aggiungendo che a dicembre organizzerà un nuovo incontro sul clima a Parigi, due anni dopo quello del 2015. Il presidente russo Vladimir Putin ha detto che il cambiamento climatico è unq “questione rilevante” e che Merkel – la cancelliera del paese che ha ospitato questo G20 – è stata in grado di ottenere “un buon compromesso”. Trump si è complimentato con Merkel e ha detto che il G20 di Amburgo è stato uno «splendido successo».

Il New York Times ha scritto che la decisione sul clima dei membri del G20 «rappresenta un successo di Merkel» ma che sotto molti altri punti di vista, il G20 di Amburgo è stato «deludente» per la stessa cancelliera. Il G20 – che per Merkel era importante anche perché a settembre ci saranno le elezioni in cui punta a essere rieletta per la quarta volta – si è fatto anche notare per il primo incontro tra Trump e il presidente russo Vladimir Putin e, fuori, per le molte e intense proteste: 213 poliziotti sono stati feriti, 46 persone sono state arrestate e 96 sottoposte a fermo, ha scritto il New York Times. Un altro importante accordo è quello sul libero scambio: raggiungendo un compromesso tra la posizione degli Stati Uniti e quella rappresentata soprattutto dai paesi europei,  i paesi del G20 si sono impegnati a “combattere il protezionismo”. I prossimi tre G20, quelli dal 2018 al 2020, saranno in Argentina, Giappone e Arabia Saudita.

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