Scene inquietanti da una cattedrale di pini

Dall'ultimo lavoro del fotografo statunitense Gregory Crewdson, scattato tra i monti Appalachi e che ricorda le atmosfere dei racconti di Carver

The Haircut, 2014 © Gregory Crewdson, Courtesy Gagosian Gallery

In Massachusetts c’è una zona dei monti Appalachi chiamata “Cathedral of the Pines” (la cattedrale dei pini): il fotografo statunitense Gregory Crewdson ci vive da alcuni anni e ne è affascinato al punto da ambientarvi il suo ultimo lavoro e chiamarlo nello stesso modo. È una serie di 31 fotografie scattate nella foresta, tra gli alberi o nelle case delle vicinanze, che rappresentano lo straniamento e l’inquietudine dei personaggi ritratti.
La preparazione, come è consuetudine per i lavori di Crewdson, ha richiesto un impiego di tempo e risorse paragonabili a quelli impiegati per un film di Hollywood: mesi di casting e di ricerca delle location, la preparazione di uno storyboard e l’impiego di un vasto gruppo di collaboratori, tra cui addetti alle luci, al trucco e agli effetti speciali.

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La serie sarà in mostra alla The Photographers’ Gallery di Londra, che per la prima volta ha dedicato tutti i suoi spazi a un’unica esposizione, proprio per dare risalto all’importanza e l’intensità del lavoro di Crewdson.

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Crewdson ha realizzato Cathedral of the Pines tra il 2013 e il 2014 insieme a un’equipe di collaboratori che da anni lavora con lui. In alcuni casi li ha ritratti nelle foto insieme ad amici e parenti, e per la prima volta non si è servito di modelli o attori professionisti. Gli ambienti interni e le foreste fotografate si trovano nella cittadina di Becket, dove il fotografo si trasferì nel 2013 dopo un divorzio difficile. Come in altre sue raccolte, Crewdson ha lavorato molto sulle atmosfere: in opere precedenti era possibile riconoscere varie influenze di registi come David Lynch, Alfred Hitchcock o di altri fotografi come Diane Arbus. In Cathedral of the Pines è invece più presente una componente psicologica che, scrive il Guardian, ricorda i racconti di Raymond Carver, sia per le ambientazioni che per i personaggi, spesso turbati e un po’ estranei a ciò che li circonda. Il paragone con i racconti di Carver è considerato da Crewdson un gran complimento: «Carver è uno dei miei scrittori preferiti di sempre – ha detto – Pensandoci a posteriori, lo stesso utilizzo della parola “cattedrale”» (che è anche il titolo di un libro dello scrittore), «mi appare come un segnale di connessione inconscia».

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