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Bill Gates dice che dovremmo aiutare i migranti a casa loro

Crede che l'Europa dovrebbe rendere più complicato il viaggio dei migranti, e investire di più negli aiuti in Africa

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(EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images)

In un’intervista al quotidiano tedesco Die Welt, l’imprenditore americano Bill Gates – fondatore di Microsoft e tra i più grandi filantropi del mondo, con la sua Bill & Melinda Gates Foundation – ha parlato della questione dei migranti suggerendo che il flusso migratorio sia diventato ingestibile per l’Europa, che per questo dovrebbe investire maggiormente in aiuti diretti ai paesi dai quali provengono i migranti e provare a scoraggiare le persone a spostarsi negli stati dell’Unione. In particolare Gates ha parlato della Germania, sostenendo che non può sostenere il numero di migranti che vorrebbero raggiungerla:

Die Welt: Entro il 2050, la popolazione africana è destinata a raddoppiare arrivando a 2,5 miliardi di persone. Secondo i calcoli, quindi, dovrebbero essere creati 22,5 milioni di nuovi posti di lavoro ogni anno.

Gates: La migrazione verso l’Europa aumenterà, la pressione crescerà. E si è davanti a un dilemma: da un lato si desidera accogliere i rifugiati, per mostrarsi generosi. Ma più si è generosi, più si parla di questa generosità, e questo spingerà sempre più persone a lasciare l’Africa. Per la Germania è materialmente impossibile assorbire questa enorme massa di persone, che poi si metterebbero in cammino.

Die Welt Lo scenario è noto. Cosa si può fare?

Gates: Da una parte questo significa, sfortunatamente, che dovete rendere più difficile utilizzare le vie di transito verso l’Europa per le persone che vengono dall’Africa. Così questo cambiamento contribuirà a diffondere la voce che è molto difficile arrivare in Europa passando di lì. Sarebbe un passo necessario per fermare la crescita del numero dei rifugiati. Nel frattempo, aumenta il numero di migranti che cerca di raggiungere l’Europa passando per il Mediterraneo. E, sì, sono anche sviluppi come questi che hanno posto l’Africa di nuovo all’ordine del giorno. Guardate, al momento l’economia tedesca sta bene. Sarebbe un segno importante se dalla Germania partisse il segnale di prendersi cura di regioni come l’Africa, dove su questioni come la sanità, la democrazia e il benessere si è messi molto peggio. La promessa della Germania, mantenuta recentemente, di destinare lo 0,7 per cento del suo reddito nazionale lordo agli aiuti per sviluppo è fenomenale. Mi auguro che altri paesi europei seguano l’esempio della Germania.

Gates ha spiegato nell’intervista le sue idee su come e dove destinare i fondi per l’Africa, dicendo che uno dei paesi sui quali investire di più è la Nigeria, contemporaneamente un esempio dei problemi e delle potenzialità del continente: ha enormi difficoltà nei settori della sanità, c’è il pericolo rappresentato dal gruppo terrorista Boko Haram, ma ha una classe media forte e un buon governo. Attualmente, la fondazione di Gates spende centinaia di milioni di dollari per finanziare lo sviluppo in Africa: il principale piano di aiuti economici dell’Unione Europea per migliorare la stabilità e le condizioni economiche dei paesi d’origine dei migranti, con l’obiettivo di disincentivare ulteriori viaggi, è il cosiddetto “Fondo fiduciario UE-Africa”, approvato nel 2015. Doveva disporre di 2,8 miliardi, ma finora gli stati dell’Unione hanno messo a disposizione solamente 378,5 milioni di euro (cioè il 13 per cento del totale). Nel “piano di azione” presentato questa settimana dalla Commissione Europea sulla questione dei migranti è contenuto un invito ai paesi dell’Unione a rispettare le proprie quote.

L’intervista di Gates arriva dopo mesi – e in particolare giorni – di grandi sbarchi di migranti in Italia, una situazione in realtà diventata “normale” dopo la chiusura della rotta balcanica, all’inizio del 2016, che per qualche tempo era diventata la più frequentata dai migranti. A oggi i migranti arrivati via mare nel 2017 sono più di 83mila, un dato in aumento del 20 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016. Questa situazione ha generato agitazioni tra le autorità italiane, e richieste di sostegno all’Europa: per giorni sui giornali si è discusso della possibilità che l’Italia chiudesse i porti ai migranti, un’ipotesi sulla cui fattibilità e legalità circolano in realtà molti dubbi, oppure che Francia e Spagna accogliessero parte dei migranti diretti in Italia (un’altra soluzione piuttosto complicata). In realtà, una soluzione a breve termine al problema degli sbarchi con ogni probabilità non esiste: semmai si può pensare a quelle da applicare sul lungo periodo.

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