Siamo tutti uguali davanti al gelato

Album fotografico da sfogliare con una raccomandazione: averlo a portata di mano

Gydis Ricardo Vargas, con copricapo stampato con la bandiera americana, imbocca di gelato suo figlio Wisin Abascal Ricardo nel Vedado, il quartiere residenziale dell'Avana, 26 gennaio 2015 (Chip Somodevilla/Getty Images)

La faremo breve: tutti siamo uguali davanti al gelato. È il cibo dell’estate che però mangiamo anche d’inverno sotto le coperte, ci ricorda le estati al mare da bambini ma non c’è dolce più piacevole anche in una pausa pranzo con tacchi o giacca e cravatta. È servito in coppe sontuose ed elaborate e modesti fiocchetti di spuma bianca, si mangia con la forchetta come quello turco o è setoso come quello fatto con l’azoto liquido; consola, rinfresca, distrae e gocciola, sulla maglietta di un bimbo nordcoreano e sul completo sartoriale di un manager di Milano. Soltanto, non sfogliate queste foto se non avete rifornimenti in frigo o una gelateria dietro l’angolo: noi vi abbiamo avvisati.

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