Piazza della loggia
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  • mercoledì 21 giugno 2017

La Cassazione ha confermato l’ergastolo per gli autori della strage di piazza della Loggia

Per i terroristi di estrema destra Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, 43 anni dopo l'attentato in cui a Brescia morirono 8 persone

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(ANSA)

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna all’ergastolo per Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, due terroristi neofascisti, per essere gli autori della strage di piazza della Loggia a Brescia, avvenuta il 28 maggio del 1974 quando una bomba uccise otto persone e ne ferì altre 102. Maggi e Tramonte si trovavano in libertà al momento della lettura della sentenza. Maggi, che ha 82 anni, è stato condannato come mandante della strage, Tramonte, che ne ha 65, per avere seguito lo svolgimento pratico dell’operazione. La condanna segna la fine di uno dei casi più lunghi e intricati della storia italiana contemporanea, che tra condanne e assoluzioni, ribaltamenti di sentenza e depistaggi, ha portato a un totale di 15 processi diversi.

L’attentato di piazza della Loggia fu uno dei più gravi degli “anni di piombo”, un periodo storico tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta in cui decine di persone furono uccise e altre centinaia ferite a causa della violenza politica. Gruppi extraparlamentari di estrema destra e sinistra si scontravano tra loro e contro la polizia (nel caso dei gruppi di estrema sinistra), nelle piazze e durante le manifestazioni. Agguati, attacchi e rappresaglie alle sedi di partito e ai singoli attivisti, giudici e politici erano comuni e quotidiani. La prima strage avvenne nel 1969, con l’esplosione di una bomba nella sede della Banca dell’Agricoltura in Piazza Fontana, a Milano, che causò 17 morti e 88 feriti.

La bomba di piazza della Loggia Brescia esplose la mattina del 28 maggio 1974, durante una manifestazione organizzata dai sindacati della sinistra contro il terrorismo neofascista. Le motivazioni per spiegare l’attacco si sono accumulate negli anni e nel corso dei processi: si parlò di una risposta alla decisione da parte del ministero dell’Interno di sciogliere Ordine Nuovo, un’organizzazione neofascista, oppure di un tentativo di intimidire il movimento sindacale. In ogni caso, le indagini si indirizzarono subito sugli ambienti dell’estrema destra bresciana. Fu uno degli attentati più gravi a colpire una manifestazione politica nel corso degli Anni di Piombo.

Le indagini furono complicate e, secondo molti, vennero ostacolate e depistate, con la possibile collaborazione di uomini dei servizi segreti. Tramonte, uno dei due condannati, era un confidente dei servizi segreti, noto con lo pseudonimo di “fonte Tritone”. La prima inchiesta che portò a un processo si concluse con una serie di condanne arrivate prima della fine degli anni Settanta. Furono tutte ribaltate in Appello e in Cassazione. Ci fu poi un secondo processo negli anni Ottanta, ma anche in questo caso non si arrivò a condanne.

Il processo concluso ieri era iniziato a metà degli anni Duemila, a carico di Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi, i primi quattro militanti e dirigenti di Ordine Nuovo, un movimento neofascista attivo tra gli anni Sessanta e Settanta. Delfino all’epoca era un ufficiale dei carabinieri di Brescia, sospettato insieme a Maifredi, funzionario del ministero dell’Interno, di aver aiutato gli attentatori. Il processo cominciò anche grazie alle rivelazioni di Tramonte, che però finì coinvolto nel processo. Nel 2012, tutti gli imputati furono assolti per insufficienza di prove, ma nel 2014 la Cassazione ordinò di rifare tutto il processo per Maggi e Tramonte, che si è poi concluso con la condanna di ieri.

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