«Dica in tribunale che amo mia moglie»

La storia dei Loving, che si sposarono – lui bianco lei nera – quando i matrimoni misti erano vietati, e di come un servizio fotografico su di loro aiutò a cambiare le cose

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La cosa che si sentiva spesso dire prima dell’approvazione dei matrimoni gay, in Italia come all’estero, è che tra cinquant’anni quelli che li avversavano sarebbero stati giudicati con stupore e indignazione, come si fa ora con chi in passato era contrario ai matrimoni misti, tra bianchi e neri. E forse tra 20 anni guarderemo alle foto delle prime nozze gay con gli stessi occhi con cui ora sfogliamo questo reportage di Grey Villet sui coniugi Loving: la prima coppia mista – lui bianco lei nera – a sposarsi negli Stati Uniti, nonostante all’epoca, era il 1958, i matrimoni tra bianchi e neri fossero vietati dalla legge in 17 stati americani. E fu proprio la loro storia a far cancellare quelle leggi, esattamente 50 anni fa.

Nel luglio del 1958 Mildred e Richard Loving andarono a sposarsi a Washington DC anziché farlo dove vivevano, la contea di Caroline in Virginia, per aggirare il Racial Integrity Act, una legge che nel loro stato era in vigore dal 1924, e che vietava i matrimoni tra bianchi e non bianchi. Un mese dopo si ritrovarono la polizia a casa a comunicargli che il certificato di matrimonio non era valido. L’anno seguente vennero condannati a un anno di carcere perché «convivevano come marito e moglie contrariamente alla pace e alla dignità dello stato»; la pena sarebbe stata sospesa se avessero lasciato la Virginia e non ci fossero tornati insieme per almeno 25 anni. Così i Loving si trasferirono a Washington DC, dove vissero per cinque anni in una sorta di esilio nel loro stesso paese. Poi, stanchi di non poter far visita alle loro famiglie insieme, decisero di fare ricorso e chiesero aiuto alla American Civil Liberties Union (ACLU), un’associazione che combatteva per i diritti civili. La ACLU assegnò loro due avvocati volontari, Bernard S Cohen e Philip J Hirschkop, che portarono il loro caso, Loving vs Virginia, da un tribunale locale della Virginia fino alla Corte Suprema.

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© Grey Villet, 1965

I Loving non parteciparono all’ultima udienza a Washington DC, ma Richard Loving chiese al suo avvocato di leggere un breve messaggio al suo posto: «Mr Cohen, dica in tribunale che amo mia moglie e che è ingiusto che non possa vivere in Virginia insieme a lei». Il 12 giugno 1967 la Corte Suprema ribaltò la sentenza all’unanimità e stabilì che il divieto di matrimoni misti fosse incostituzionale e contrario al XIV emendamento della Costituzione, che ribadisce pari diritti per proteggere gli ex schiavi dopo la guerra di Secessione. Nonostante la sentenza della Corte Suprema, in alcuni stati le leggi contro i matrimoni non vennero cancellate; l’Alabama le inasprì fino al 1970 e fu l’ultimo stato ad adattarsi alla decisione della Corte, nel 2000.

Del caso all’epoca si discusse molto e a influenzare l’opinione pubblica ci fu anche LIFE, la più importante rivista illustrata e di fotogiornalismo dell’epoca, che raccontò la storia attraverso un servizio fotografico delicato e intenso del suo fotografo Grey Villet. Nel 1965, pochi mesi dopo la denuncia dei Loving, Villet passò due settimane insieme a loro e ai loro tre figli, Peggy, Sidney e Donald, e li ritrasse insieme, davanti al portico della loro casa o mentre giocano tutti insieme. LIFE ebbe un ruolo importante nel raccontare attraverso le immagini le battaglie per i diritti civili, ma quelle erano spesso piene di rabbia e contestazione, queste invece mostravano una famiglia normale, non testimoniavano una battaglia legale ma accompagnavano una storia d’amore quotidiano. Il servizio uscì sul numero di LIFE del 18 marzo 1966 con il titolo The crime of being married, che potete sfogliare qui. È stato recentemente riscoperto dalla regista Nancy Buirski, mentre girava un documentario sui Loving, The Loving Story, poi uscito su HBO nel 2012. Ora, in occasione dei 50 anni della sentenza, le fotografie scattate da Villet sono state pubblicato nel libro The Lovings: An Intimate Portrait, da Princeton Architectural Press.

Quello sui Loving è uno dei lavori che resero popolare Villet, che a sua volta ha una storia non da poco: nacque nel 1927 nel deserto di Karoo, in Sudafrica, suo padre lo voleva medico, come lui, ma Villet passava il tempo a far festa e fumare canne, finché il fidanzato della sorella non gli regalò una macchina fotografica. Lui ci si appassionò, il padre lo mandò a Londra a studiare fotografia ma Villet lasciò la scuola dopo qualche mese, si trasferì in un ostello per camionisti e iniziò a mantenersi scattando foto di nozze. A 20 anni venne assunto dal Bristol Evening News, due anni dopo passò a Reuters di Londra, a 24 tornò in Sudafrica a lavorare per il Johannesburg Star, il quotidiano più letto, che lasciò – era un ambiente decisamente troppo ingessato per lui – per andare a New York, con la moglie incinta e l’obiettivo di farsi assumere a LIFE. Arrivato a New York nel 1954 mostrò il suo portfolio a John Bryson, direttore artistico di LIFE, e lo convinse ad assumerlo con la fotografia Pigeon Man, che mostra i suoi piedi che penzolano pericolosamente nel vuoto dal davanzale di un grattacielo di Manhattan. L’anno successivo venne scelto dalla rivista come fotogiornalista dell’anno, il premio più prestigioso nel settore. Da allora ha raccontato per la rivista notizie, eventi sportivi e mondani, elezioni presidenziali e i conflitti in Sud America, Cuba e Medio Oriente.

Intanto la storia dei Loving continua a essere raccontata: l’ultima volta nel 2016 nel film Loving, diretto da Jeff Nichols (quello di Mud) con Joel Edgerton e Ruth Negga. È stato presentato al Festival di Cannes e ha ottenuto una nomination agli Oscar (a Ruth Negga, come Migliore attrice protagonista) senza vincere niente, ma è considerato comunque un bel film che forse avrete voglia di recuperare.

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