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  • sabato 17 giugno 2017

Nel Regno Unito le leggi le scrivono ancora sulla pergamena

Un po' perché è una tradizione, un po' per non far fallire l'ultima azienda che le produce, un po' perché dura di più della carta

Una delle copie manoscritte della Magna Carta (1215), la carta considerata l'atto fondamentale della monarchia britannica, conservata alla British Library (Dan Kitwood/Getty Images)

Nella politica del Regno Unito ci sono diverse cose che per chi vive in paesi meno legati alle tradizioni possono apparire un po’ strane: ci sono tutte le pompose cerimonie legate alla regina, c’è l’anacronismo della Camera dei Lord e del sistema elettorale e poi c’è il fatto che gli atti ufficiali del Parlamento vengono ancora archiviati su fogli di pergamena, fatti con la pelle di capra o di agnello. È una tradizione antica, che la Camera dei Lord ha provato ad abolire più volte per passare alla carta per archivi: ci ha provato l’ultima volta nel 2016, spiegando che le pergamene sono anche un costo inutile, ma la Camera dei Comuni è sempre stata contraria e alla fine non se n’è fatto nulla.

Le ragioni per cui si usa ancora la pergamena per archiviare i testi ufficiali delle leggi non hanno solo a che fare con l’amore per le tradizioni tipicamente britannico: è che ancora oggi la pergamena è il supporto fisico più resistente per archiviare testi in modo non digitale. Ovviamente non è ignifuga, ma se viene conservata adeguatamente è migliore della carta di cellulosa: i produttori di carta per archivi di alta qualità dicono che è un materiale che può resistere per 500 anni, mentre di pergamene ne conserviamo di molto più antiche. La Camera dei Lord ha provato per la prima volta ad abolire l’uso della pergamena nel 1999: in quell’occasione i Comuni votarono contro la proposta per via delle qualità di conservazione della pergamena, per il rispetto di una tradizione e per preservare la sopravvivenza dell’ultima azienda produttrice di pergamena del Regno Unito, la William Cowley.

Fino al 1849 nel Regno Unito tutti gli atti pubblici venivano scritti a mano su fogli di pergamena che poi venivano arrotolati. Da allora gli atti, leggi comprese, invece che scritti a mano vengono stampati su pergamena e rilegati in forma di libro. Fino al 1956 anche gli atti privati venivano scritti sulla pergamena, prima che si passasse, almeno per quelli, alla carta per archivi. I testi delle leggi sono conservati nell’archivio di stato della Victoria Tower, la torre quadrata che si trova a sud rispetto al Palazzo di Westminster, che ospita il Parlamento. Se tutti i fogli di pergamena conservati nell’archivio fossero messi in fila, sarebbero lunghi 8 chilometri.

Secondo le stime della Camera dei Lord, usare la pergamena costa 80mila sterline ogni anno (più di 91mila euro), ma all’epoca della discussione in Parlamento, nel 2016, l’amministratore della William Cowley Paul Wright fece notare che la pergamena che la sua azienda vende ogni anno al Parlamento viene pagata solo 47mila sterline (quasi 54mila euro), suggerendo che la stima fosse stata fatta per eccesso per giustificare il passaggio alla carta.

Ovviamente c’è anche chi pensa che l’archiviazione di carta, che si tratti di pergamena o carta di cellulosa, dovrebbe essere sostituita con quella digitale. Tuttavia questa opzione non è ancora stata presa in considerazione perché molti sono scettici sul futuro dei supporti digitali. Non perché pensino che tra cento o duecento anni ci sarà stata una regressione tecnologica, ma perché già ora moltissimi supporti digitali sono diventati obsoleti (i laserdisc o i più recenti floppy disc, per esempio) al punto che non è più possibile consultare i dati che vi erano stati archiviati. Creare dei grandi archivi digitali dovrebbe far cambiare il modo in cui gli archivi vengono gestiti: non più cercando di preservare i supporti fisici, come avviene ora, ma occupandosi di spostare i dati ogni volta che i supporti dovessero essere diventati troppo vecchi.

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