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  • martedì 13 giugno 2017

La Libia c’entra qualcosa con gli attentati dell’ISIS in Europa?

Sì, dicono gli investigatori che si occupano degli attacchi di Berlino e Manchester, e non è una buona notizia per nessuno

Sirte, Libia (AP Photo/Manu Brabo)

La scorsa settimana il New York Times ha scritto che l’attentatore di Manchester, il 22enne Salman Abedi, si era incontrato in Libia con alcuni membri di una particolare unità dello Stato Islamico, la quale secondo gli investigatori partecipò anche alla pianificazione degli attentati di Parigi del novembre 2015. Non è ancora chiaro cosa si siano detti Abedi e i membri di questa unità, e la notizia non è ancora stata confermata dalle autorità. Alcuni giornalisti e analisti, comunque, ritengono l’informazione plausibile, per diversi motivi. Si pensa che l’unità dello Stato Islamico coinvolta sia Katibat al Battar al Libi, un gruppo che prima di disperdersi in Libia aveva come base principale la Siria. La storia di Katibat al Battar al Libi, e i suoi legami con alcuni degli attentati compiuti in Europa nell’ultimo anno e mezzo, è importante perché dice molto della situazione dello Stato Islamico e della sua capacità di continuare a fare attentati all’estero, nonostante le molte sconfitte militari subite in Iraq e in Siria.

Ma non l’avevamo sconfitto, lo Stato Islamico in Libia?
Fino alla fine dello scorso anno, i territori controllati dallo Stato Islamico in Libia erano visti come un possibile rifugio per i miliziani in Siria e in Iraq, colpiti dai bombardamenti americani e accerchiati dalle forze di terra nemiche. Poi, come nel resto del Califfato, lo Stato Islamico cominciò a perdere molti territori importanti: a dicembre fu cacciato da Sirte e a gennaio subì diverse perdite causate dagli attacchi aerei mirati degli Stati Uniti. Tuttavia, molti suoi combattenti riuscirono a riorganizzarsi in alcune zone del deserto libico e sulle colline rocciose a sud-est della capitale Tripoli. Secondo l’Economist, oggi in Libia ci sono ancora mezzo migliaio di miliziani, quindi molti meno delle migliaia stimati lo scorso anno; ma c’è anche una situazione molto fluida e una forte presenza di vari gruppi jihadisti da cui lo Stato Islamico riesce a ottenere appoggi occasionali.

Un altro problema che non è ancora stato risolto, e che preoccupa soprattutto gli stati vicini alla Libia, è quello dei campi di addestramento e di “smistamento” dei miliziani. Sfruttando il grande caos libico – per esempio la mancanza di un governo centrale forte e i continui scontri tra fazioni e milizie – lo Stato Islamico è riuscito a tenere in piedi i centri usati per addestrare i terroristi e per favorire il movimento dei suoi miliziani dentro e fuori i confini nazionali (succede così per esempio vicino alla città di Sabrata, nel nord-ovest della Libia). Alcuni paesi, come la Tunisia e il Ciad, hanno preso delle contromisure: il governo tunisino ha ordinato la costruzione di una barriera lunga 200 chilometri al suo confine, mentre quello del Ciad ha chiuso la frontiera. Per ora comunque lo Stato Islamico è stato in grado di non farsi sconfiggere del tutto, mantenendo un basso profilo, e questo ha permesso al gruppo di continuare ad avere una certa libertà nell’organizzare gli attentati all’estero.

Chi è il gruppo che addestra i terroristi
Il New York Times ha scritto che Abedi, l’attentatore di Manchester, prima di compiere l’attacco al concerto di Ariana Grande aveva fatto un viaggio in Libia, sia a Tripoli che a Sabrata. Abedi aveva un pezzo della sua famiglia proprio a Tripoli, dove tempo prima si erano trasferiti il fratello più piccolo e il padre, entrambi poi fermati dalle autorità locali con l’accusa di terrorismo. Sembra che Abedi si fosse incontrato con gli uomini di Katibat al Battar al Libi proprio a Sabrata.

Il gruppo Katibat al Battar al Libi fu creato in Siria nel 2012, diversi mesi dopo l’inizio delle proteste anti-governative contro il presidente siriano Bashar al Assad, da foreign fighters libici provenienti principalmente dalla città di Derna. Invece che unirsi subito allo Stato Islamico o a Jabhat al Nusra, la divisione siriana di al Qaida che ora si chiama in un modo diverso, Katibat al Battar al Libi cominciò a combattere nella guerra in maniera indipendente; solo in un secondo momento i suoi membri giurarono fedeltà ad Abu Bakr al Baghdadi, il leader dello Stato Islamico. Katibat al Battar al Libi fu anche il gruppo di riferimento per tanti “foreign fighters” europei che volevano combattere il jihad in Siria insieme allo Stato Islamico. Al gruppo si unirono soprattutto europei francofoni, tra cui Abdelhamid Abaaoud, considerato l’organizzatore degli attentati di Parigi di novembre 2015 e ucciso dalla polizia francese nei giorni successivi all’attacco.

Con la nascita del Califfato Islamico, nell’estate 2014, Katibat al Battar al Libi fu sciolto, perché la leadership dello Stato Islamico voleva evitare l’emergere di gruppi basati sulla nazionalità, ma i suoi miliziani rimasero comunque piuttosto compatti. Nel 2015 lo Stato Islamico cominciò a espandersi anche in Libia e molti membri di Katibat al Battar al Libi tornarono indietro, soprattutto verso le città di Derna e Sirte, dove fu annunciata la nascita di una nuova “provincia” del gruppo. Secondo una ricostruzione fatta dal sito Bellingcat nel febbraio 2016, i miliziani dell’unità Katibat al Battar al Libi si occupavano soprattutto di tre cose: proteggere i leader dello Stato Islamico, assassinare chi rifiutava di dichiarare fedeltà a Baghdadi e addestrare i cosiddetti “inghimasi”, cioè i terroristi in grado di usare sia armi leggere che esplosivi e pronti a uccidere fino alla fine delle munizioni disponibili. In Libia, inoltre, lo Stato Islamico mise in piedi dei centri di addestramento usati anche per organizzare attentati all’estero: sembra per esempio che gli attentatori di Susa e del museo del Bardo (in Tunisia, nel 2015) fossero stati addestrati in un campo dello Stato Islamico a Sabrata.

Gli attentati compiuti in Europa per i quali gli investigatori hanno poi trovato legami di qualche tipo con la Libia sono diversi. Sembra che tra quelli diretti dallo Stato Islamico (diretti, quindi non solo ispirati), due potrebbero essere stati organizzati e guidati direttamente dalla Libia, e non dalla Siria. Uno è l’attentato di Manchester, su cui gli investigatori stanno ancora indagando. L’altro sarebbe l’attentato di Berlino dello scorso 19 dicembre, quando il 23enne Anis Amri investì la folla di un mercatino di Natale in centro città uccidendo 11 persone. Le autorità tedesche trovarono sul telefono di Amri dei numeri libici e dei messaggi scambiati su Telegram con questi numeri, che l’intelligence tedesca ha poi collegato allo Stato Islamico. Peter Neumann, direttore dell’International Center for the Study of Radicalization and Political Violence al King’s College di Londra, ha detto: «Anis Amri, l’attentatore di Berlino, ricevette istruzioni dalla Libia, non dalla Siria. Chiaramente ci sono diversi centri di gravità».

Il New York Times ha scritto che non è chiaro se lo Stato Islamico abbia spostato dalla Siria alla Libia l’organizzazione degli attentati, o semplicemente se i combattenti di Katibat al Battar al Libi abbiano acquisito da soli le capacità per dirigere un attentato in Europa. Se fosse confermato il coinvolgimento dei miliziani libici dello Stato Islamico nell’attentato di Manchester, non sarebbe una buona notizia per nessuno: significherebbe che lo Stato Islamico è in grado di organizzare attentati all’estero anche usando come base un posto al di fuori di Siria e Iraq, due paesi nei quali sta subendo una sconfitta militare dietro l’altra, e nonostante in Libia sia stato cacciato dalle principali città che controllava fino a un anno fa.

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