È legale che Trump blocchi qualcuno su Twitter?

Secondo un gruppo di avvocati americani è incostituzionale: il presidente non può impedire ad alcuni cittadini di leggere e commentare quello che scrive

Martedì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ricevuto una lettera da un gruppo di avvocati in cui gli veniva ingiunto di sbloccare immediatamente da Twitter una serie di persone che nei mesi scorsi lo avevano preso in giro o insultato sul popolare social network. Secondo gli avvocati la Costituzione americana vieta a Trump si bloccare chiunque, almeno fino a che si troverà in carica come presidente. Bloccare qualcuno su Twitter significa impedirgli di interagire con un account in alcun modo: la persona bloccata non può nemmeno vedere i tweet di chi lo ha bloccato.

Nella loro lettera, gli avvocati scrivono: «L’account Twitter del presidente funziona come un luogo pubblico di discussione per quanto concerne il Primo emendamento [la parte della Costituzione americana che garantisce la libertà di parola], bloccare i nostri clienti solo per il fatto di aver espresso un’opinione, quindi, è incostituzionale. Le chiediamo di sbloccare i nostri clienti e tutti coloro che sono stati bloccati per ragioni simili». Secondo il New York Times la formulazione della lettera indica che gli avvocati sono pronti a fare causa al presidente Trump se le loro richieste non saranno accolte.

Le persone bloccate da Trump – non è chiaro quante siano in tutto – sono rappresentate dal Knight First Amendment Institute della Columbia University, un istituto privato senza scopo di lucro che tramite la ricerca, l’istruzione e l’attività nei tribunali ha lo scopo di difendere la libertà di parola negli Stati Uniti. Secondo la lettera spedita dagli avvocati, il blocco eseguito da Trump non solo danneggia la libertà di parola dei loro clienti, ma diminuisce anche la loro possibilità di accedere ad informazioni che dovrebbero essere pubbliche e quindi disponibili per tutti. Trump usa spesso Twitter per comunicare e spiegare le sue decisioni politiche: impedire a qualcuno di fruire di queste informazioni sarebbe quindi in parte un atto di censura.

Tra le persone che sono state bloccate da Trump, racconta il New York Times, c’è Holly O’Reilly, il cui account Twitter è @AynRandPaulRyan. Lo scorso 28 maggio, Trump ha postato un messaggio su Twitter in cui parlava delle fughe di notizie causate probabilmente dai servizi di intelligence americani sugli autori dell’attacco di Manchester. O’Reilly gli ha risposto iniziando a prenderlo in giro e a insultarlo, scrivendo cose come: «Sei tu la fonte della fuga di notizie, stupido idiota. Gesù, sei imbarazzante».

Nella lettera, gli avvocati che rappresentano O’Reilly hanno scritto: «Naturalmente è facile comprendere che lei e i suoi consiglieri possiate aver ritenuto spiacevoli i post dei nostri clienti. Ma anche se quei messaggi sono aspri e sgradevoli, nondimeno sono protetti dal Primo emendamento». In un’altra parte della lettera, gli avvocati hanno aggiunto: «La protezione di chi critica i funzionari di governo è forse il punto principale del Primo emendamento, perché la possibilità di ogni individuo di godere di questo tipo di libertà di parola è cruciale per consentire l’auto-governo».

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