Quando arrivò la fotografia a colori

Una mostra a Londra sul grande fotografo statunitense Joel Meyerowitz, che fu tra i primi ad abbandonare il bianco e nero

Camel coats, New York City, 1975 © Joel Meyerowitz courtesy Beetles + Huxley

Joel Meyerowitz è un fotografo statunitense conosciuto per essere stato tra i primi a utilizzare e valorizzare la fotografia a colori. Una nuova mostra alla galleria Beetles+Huxley di Londra espone i suoi lavori realizzati tra il 1963 e il 1978: cioè dai primi scatti in bianco e nero per le strade di New York con Garry Winogrand e Tony Ray-Jones, alle foto del suo primo libro, Cape Light, insieme a fotografie scattate in Florida, in New Mexico e nel suo viaggio in Europa del 1966, tra Francia, Spagna e Grecia.

Meyerowitz, nato nel 1938, cominciò a fotografare nel 1962 ispirato dalle fotografie di Robert Frank, dopo un’esperienza come art director in un’agenzia di pubblicità. Nonostante il colore nelle fotografie fosse comparso già nella seconda metà dell’Ottocento, circolava ancora molta diffidenza sul tema: le difficoltà tecniche e gli anni trascorsi a scattare in bianco e nero avevano abituato la visione alla scala di grigi, sia da parte delle persone comuni che tra gli addetti ai lavori. Meyerowitz comprese però la potenza comunicativa dei colori e trasformò il colore in linguaggio fotografico, abbandonando definitivamente il bianco e nero nel 1973.

Tra i suoi lavori più conosciuti c’è Cape Light (1978), che raccoglie le foto che scattò a Cape Code, Massachusetts, ed è ormai considerato un classico tra i libri di fotografia. Meyerowitz fu anche l’unico autorizzato a fotografare da vicino Ground Zero subito dopo gli attentati dell’11 settembre: molte di quelle fotografie sono poi state raccolte nel volume Aftermath: World Trade Center Archive.

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