Il pasticcio su FlixBus

Renzi ha detto che l'emendamento per far chiudere la società di autobus low cost sarà eliminato, ma non si capisce ancora chi lo abbia voluto e come mai il PD lo abbia inizialmente votato

(Flixbus)

Questa mattina, il segretario del PD Matteo Renzi ha detto durante una diretta video su Facebook che il Partito Democratico è contrario alla chiusura di FlixBus, la società tedesca di autobus low cost che opera in Italia dal 2015. Renzi ha detto che l’emendamento approvato sabato scorso nella commissione Bilancio della Camera, che rischia di costringere la società a chiudere entro il prossimo ottobre, sarà corretto con un nuovo provvedimento in futuro. Renzi ha commentato l’episodio dopo aver letto un articolo del Foglio durante la prima puntata di una rassegna stampa quotidiana in diretta su Facebook che sarà condotta ogni giorno da vari dirigenti del PD. Anche il Post ieri si era occupato dalla vicenda, una storia complicata di manovre parlamentari non ancora del tutto chiara.


La parte su FlixBus inizia al minuto 23

L’emendamento che rischia di far chiudere FlixBus era stato approvato sabato scorso durante la discussione sulla “manovrina“, la manovra fiscale preparata per andare incontro alle richieste della Commissione europea di aggiustare i conti pubblici italiani. All’inizio della discussione, il testo non conteneva alcun accenno all’emendamento anti-FlixBus.

Nel corso della riunione (qui potete leggerne il resoconto), qualcuno – non è ancora chiaro chi – ha proposto di modificare un emendamento che proponeva maggiori tutele per i dipendenti delle società che lavorano per conto di FlixBus. Lo scopo della modifica era trasformarlo in un emendamento anti-FlixBus (qui trovate il testo: è l’emendamento 27.24): in sostanza, stabilisce che si possono assegnare licenze per trasporto passeggeri soltanto alle società che possiedono degli autobus, mentre FlixBus si affida a società di trasporto locali e non ha autobus di proprietà. La norma, quindi, costringerebbe FlixBus a cessare l’attività nel nostro paese entro il prossimo ottobre.

La modifica dell’emendamento è stata prima approvata dalla maggioranza PD in Commissione e l’emendamento così modificato è stato inserito nella cosiddetta manovrina. Il presidente della Commissione, il deputato del PD Francesco Boccia, pugliese e molto critico nei confronti delle società che si occupano di nuove tecnologie, come Uber, AirBnB e Google, ha detto al Post che tutte le procedure corrette sono state seguite: «Le riformulazioni [degli emendamenti] sono sempre proposte dal relatore, con parere favorevole del governo e accettate dal deputato se presente o dal gruppo di appartenenza. Va sempre così ed è andata così anche in quel caso».

In sostanza, sostiene Boccia, la modifica è stata proposta dal relatore della “manovrina”, cioè il deputato incaricato dal suo gruppo di seguire l’approvazione di una legge, in questo caso il deputato Mauro Guerra del PD. Boccia ha anche aggiunto che la modifica ha avuto il parere favorevole del viceministro dell’Economia Enrico Morando, anche lui del PD.

Ieri, però, il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha detto che il governo non era favorevole al nuovo emendamento e oggi, il segretario del PD Matteo Renzi ha detto che anche il suo partito è contrario alla norma anti-FlixBus.

Il Post ha provato a contattare il viceministro Morando, il relatore Guerra e il capogruppo del PD alla Camera, Ettore Rosato, ma nessuno di loro è risultato immediatamente disponibile per parlare della vicenda.

Già lo scorso febbraio un gruppo di senatori pugliesi del centrodestra era riuscito a infilare in un altro provvedimento una norma del tutto simile all’emendamento approvato sabato. Dopo la sua approvazione ci furono molte proteste sia sui giornali che da parte di numerosi esponenti della maggioranza e nel giro di poche settimane il governo aveva cancellato l’emendamento anti-FlixBus.

All’epoca, diversi giornalisti ed esperti di trasporti scrissero che dietro il primo emendamento anti-FlixBus c’era probabilmente la richiesta da parte di alcune società di trasporto pugliesi, secondo le quali FlixBus mette in atto una concorrenza scorretta. Michele De Vitis aveva spiegato sul giornale Strade che il primo emendamento era stato proposto dai senatori Lucio Tarquinio, Francesco Bruni, Luigi Perrone e Luigi D’Ambrosio Lettieri, tutti pugliesi e tutti iscritti al gruppo Conservatori e Riformisti, che avrebbe agito anche su richiesta della famiglia Vinella, che controlla alcune importanti società di autobus pugliesi che sarebbero state danneggiate dalla concorrenza di FlixBus.

Il nuovo emendamento anti-FlixBus ricorda per certi versi l’episodio di febbraio: anche in questo caso, infatti, l’emendamento è stato inserito in un provvedimento in maniera improvvisa e senza grande dibattito. Ieri, il governo ha annunciato di aver messo la fiducia sulla “manovrina” che lo contiene, quindi non sarà più possibile modificarlo. La norma anti-FlixBus entrerà in vigore dopo il voto del Parlamento, ma governo e Parlamento avranno tempo fino ad ottobre per modificarla ed evitare la chiusura della società.

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