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  • martedì 30 maggio 2017

Gucci ha fatto Gucci, ed è stato un successo

All'ultima sfilata tra affreschi rinascimentali a Palazzo Pitti c'erano anche Jared Leto tra il pubblico e Francesco Bianconi in passerella

La sfilata cruise di Gucci a Palazzo Pitti a Firenze, 29 maggio 2017 (ANSA/ MAURIZIO DEGL'INNOCENTI)

Come tutte le sfilate di Gucci da quando Alessandro Michele ne è diventato il direttore creativo, anche quella di ieri alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze è stata un grande evento: per il mondo della moda, dell’arte, del cinema, del lusso e di chi ci gravita attorno. La terza collezione cruise di Michele è stata presentata in una cornice scenografica quanto quella dell‘abbazia di Westminster dell’anno scorso: c’erano modelle e modelli bianchi, neri e asiatici, tra cui il musicista Lucio Corsi e Francesco Bianconi dei Baustelle, che nell’ultimo tour ha sempre indossato Gucci e ha scritto la colonna sonora del suo ultimo video. Hanno sfilato in sette sale ricoperte da affreschi con in ognuna un musicista che suonava l’arpa.

#Repost @franciosa73 ・・・ Love & Renaissance. #guccicruise18 #lamoreelaviolenza

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Gli ospiti – tra cui Jared Leto, Elton John, Beth Ditto, Kirsten Dunst e Dakota Johnson – sedevano su sgabelli color arcobaleno con sopra ricamata una strofa di Il Trionfo di Bacco e Arianna, scritta da Lorenzo de’ Medici nel 1475: «Quant’è bella giovinezza / che si fugge tutta via / chi vuol essere lieto sia / di doman non c’è certezza».

Anche la collezione era ispirata al Rinascimento, un aggettivo usato spesso per descrivere Michele, che nel backstage della sfilata – con addosso un cappellino da baseball, occhiali aviator e una T-shirt con scritto “Guccify yourself” – ha spiegato: «Mi sono sempre sentito legato al Rinascimento perché è un periodo in cui tutto si è trasformato». Lo spunto iniziale erano la Grecia e la Roma antiche, ma dopo che il governo greco non aveva concesso di allestire la sfilata al Partenone, Michele si è spostato sul «grande passo successivo nella storia della civiltà, il Rinascimento: così siamo venuti qui a Firenze, l’affascinante metropoli del passato, il posto in grado di fare tanti soldi come oggi la Silicon Valley»; come la California di oggi, la Firenze del Rinascimento «era gonfia di bellezza, creatività, energia e capacità di dar forma al futuro, tutto grazie al denaro». Gucci ha anche promesso che stanzierà due milioni di euro in tre anni alla Galleria degli Uffizi per restaurare i Giardini di Boboli.

Tutta questa abbondanza, stravaganza e cacofonica bellezza si riflettono, come al solito, nella collezione di Gucci: 115 capi – estivi e invernali – che mescolano in modo eccentrico e raffinato richiami classici – come tiare di allori d’argento e ghirlande dorate, elementi esotici come turbanti leopardati e veli – e strabordanti pellicce, occhialoni nerd e glitterati, spille per capelli medievali e perle sul corpo e a incorniciare il viso. E ancora stampe e ricami rinascimentali e damascati, ricami dorati di teste di tigri e dragoni, bomber di pelle, magliette che giocavano con il logo, con su scritto “Guccify Yourself”, “Guccification” e “Guccy”. «Il passato non c’entra», ha detto sempre Michele, «volevo dipingere un nuovo tipo di Rinascimento. Il Rinascimento di Gucci: iniettato di rock ’n’ roll».

Sarah Mower ha scritto su Vogue: «C’è giocosità e auto-parodia. Quel che gli permette di non scadere è la stravaganza di fondo: c’è qualcosa di spiazzante, quasi vampiresco, in questa strana razza di ragazze senza sopracciglia e ragazzi geek. […] Non ci saranno grossi messaggi politici ma c’è un sottotesto che gli ospiti non hanno visto perché ci erano seduti sopra», la strofa del poema di Lorenzo de’ Medici: «Carpe diem. È una morale sufficientemente adeguata per la maggior parte di noi».

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