Votare a settembre non servirà a evitare le pensioni dei parlamentari

Il Movimento 5 Stelle dice che il voto anticipato impedirà ai parlamentari di maturare la pensione, ma in realtà ormai è troppo tardi

(ANSA/FABIO FRUSTACI)
(ANSA/FABIO FRUSTACI)

Il Movimento 5 Stelle dice di aver accettato di trattare con il Partito Democratico su una nuova legge elettorale allo scopo di andare a votare il prossimo 10 settembre, in modo da impedire ai parlamentari di maturare la pensione, cosa che scatterebbe secondo loro il prossimo 15 settembre. Non è vero: anche votando il 10 settembre gli attuali parlamentari resterebbero probabilmente in carica abbastanza tempo da arrivare comunque alla scadenza necessaria a ottenere la pensione.

Facciamo un passo indietro. Da questa legislatura, iniziata dopo le elezioni del febbraio 2013, i parlamentari non godono più del vitalizio ma maturano una pensione di tipo contributivo, calcolata in maniera molto simile a quella di tutti gli altri impiegati pubblici (nonostante le polemiche dei mesi scorsi, quindi, i vitalizi hanno già cessato di esistere). I parlamentari, quindi, ricevono una pensione proporzionata ai contributi che hanno versato. Secondo alcuni, però, il loro trattamento è comunque privilegiato, poiché possono andare in pensione a 65 anni contro i 67 della gran parte degli altri lavoratori e, in alcuni casi, possono andare in pensione anche a 60 anni.

Per questa ragione il Movimento 5 Stelle ritiene che si debba in ogni modo impedirgli di maturare la pensione, facendogli così perdere i contributi che hanno versato fino a ora. L’unico modo per ottenere questo risultato è far finire in anticipo la legislatura. Secondo i regolamenti parlamentari, infatti, una legislatura deve durare almeno quattro anni e sei mesi per far maturare la pensione a deputati e senatori. Visto che l’attuale legislatura è iniziata il 15 marzo 2013, significa che per maturare la pensione i parlamentari devono restare in carica fino al 15 settembre 2017.

Il problema è che, anche votando il 10 settembre, con ogni probabilità i deputati resteranno in carica oltre il 15 settembre. Come dicono i precedenti e come ha fatto notare il capo dell’ufficio stampa della Camera, Stefano Menichini, la legge stabilisce che il nuovo Parlamento ha 20 giorni di tempo per insediarsi dopo le elezioni, 20 giorni in cui i vecchi parlamentari continuano a rimanere in carica.

Questo tempo serve a permettere l’esecuzione di tutta una serie di comunicazioni e altri adempimenti burocratici. In passato sono quasi sempre passate due o più settimane dal momento dell’elezione all’insediamento del nuovo Parlamento. Le elezioni del 2013, per esempio, si sono svolte tra il 24 e il 25 febbraio, ma il Parlamento si insediò solo il 15 marzo. Le elezioni del 2009 si svolsero il 13 e 14 aprile ma la legislatura iniziò quindici giorni dopo. Anche se si votasse il 10 settembre, quindi, è molto probabile che i nuovi parlamentari si insedino due settimane dopo, cioè dopo il 15 settembre. Votare il 10 settembre quindi non servirà a impedire che i parlamentari maturino le loro pensioni: probabilmente è oramai troppo tardi per organizzare elezioni che arrivino così in anticipo da impedire che questa legislatura arrivi al 15 settembre.