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  • mercoledì 24 maggio 2017

La rivendicazione dell’ISIS per l’attentato di Manchester è stata inusuale

L'ha spiegato in un video Rukmini Callimachi del New York Times: ci sono stati tre comunicati diversi, ciascuno con la sua versione sull'attacco

Rukmini Callimachi, giornalista del New York Times esperta di terrorismo e Stato Islamico, ha spiegato in un video il significato e la particolarità della rivendicazione diffusa dallo Stato Islamico per l’attentato di Manchester. Il video dura tre minuti e mezzo ed è stato pubblicato sul sito del New York Times. Callimachi racconta che il gruppo ha diffuso tre comunicati diversi – uno immediatamente cancellato – fornendo diverse versioni di quello che era successo alla fine del concerto di Ariana Grande all’Arena di Manchester. È stata una cosa inusuale e di cui non è ancora chiaro il significato.

Callimachi spiega che nella prima rivendicazione diffusa dallo Stato Islamico si diceva che l’attacco era stato compiuto in risposta alle «trasgressioni contro le case dei musulmani», probabilmente in riferimento alla guerra combattuta dalla coalizione anti-ISIS, nella città irachena di Mosul per esempio. C’era anche scritto che «uno dei soldati del Califfato» aveva messo dei dispositivi esplosivi – dispositivi al plurale – nella città inglese di Manchester. In realtà la bomba esplosa è stata soltanto una. La rivendicazione è stata diffusa da Nashir, organo ufficiale di comunicazione dello Stato Islamico, una cosa piuttosto inusuale negli ultimi tempi.

Come spiega Callimachi, era già successo in passato che lo Stato Islamico rivendicasse i suoi attentati tramite Nashir, per esempio nel caso delle bombe di Bruxelles, ma più di recente la procedura per le rivendicazioni era cambiata: il primo canale con cui lo Stato Islamico ha rivendicato gli attacchi è diventato Amaq, considerata l’agenzia stampa semi-ufficiale del gruppo.

Pochi minuti dopo il primo comunicato su Nashir, lo Stato Islamico ne ha diffuso un secondo, questa volta tramite Amaq, che però è stato cancellato quasi immediatamente, come se fosse stato pubblicato per errore. Questo comunicato non parlava più di «uno dei soldati», ma di «distaccamento di sicurezza» (tradotto letteralmente), un’espressione che lo Stato Islamico usa per indicare un attentato compiuto da più di una persona. Lo Stato Islamico ha poi diffuso, sempre tramite Amaq, un terzo comunicato, nel quale è stata invece usata l’espressione «un combattente dello Stato Islamico», cioè una persona sola, lasciando quindi aperta la possibilità che l’attacco potesse essere stato un attentato suicida.

Non si conosce il motivo di tutte queste contraddizioni. Potrebbero essere state causate dal fatto che anche l’apparato media dello Stato Islamico, prima particolarmente efficace, si sia indebolito e sfaldato a causa delle sconfitte militari subite dal gruppo in Iraq e in Siria. Callimachi dice che per il momento non è possibile stabilire con certezza se sia stato un attacco “ispirato” o “diretto” dallo Stato Islamico; si può dire però che lo Stato Islamico voleva far sapere di essere stato coinvolto nella sua organizzazione.

Callimachi conclude con un’osservazione: lo Stato Islamico è molto prudente nelle sue rivendicazioni, ovvero non rivendica attacchi che non ha commesso, perché facendo il contrario perderebbe credibilità.

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