Le maratone possono uccidere (chi non le corre)

Lo dicono le statistiche, e il motivo è che il blocco del traffico fa ritardare le ambulanze che trasportano le persone con un attacco cardiaco

Maratoneti sul Tower Bridge durante la Virgin Money London Marathon, il 23 aprile 2017, a Londra (Jack Taylor/Getty Images)

Le maratone organizzate nelle città sono pericolose per chi non le corre e ha problemi di cuore, secondo uno studio della Harvard Medical School pubblicato sul New England Journal of Medicine. Le persone che hanno bisogno di essere portate in ospedale per un arresto cardiaco nel giorno in cui si svolge una maratona spesso ci arrivano con un po’ di ritardo perché le ambulanze devono aggirare i blocchi del traffico e questo ha una ripercussione sull’efficacia del loro ricovero. Lo studio è stato fatto raccogliendo dati sui pazienti ricoverati in ospedale per un infarto nei giorni delle 11 principali maratone cittadine americane – tra cui quella di Boston e quella di New York – dal 2002 al 2012. I ricercatori hanno osservato la percentuale di persone morte nel giro di trenta giorni dopo essere state portate all’ospedale durante una maratona e l’hanno confrontata con quella delle persone ricoverate negli stessi ospedali per lo stesso tipo di problema nelle cinque settimane precedenti e nelle cinque settimane successive alla maratona.

In media non c’erano differenze significative di età, etnia, genere e problemi di salute precedenti tra le persone ricoverate durante le maratone e quelle ricoverate negli altri giorni, e anche il numero di pazienti portati in ospedale era analogo nei giorni con maratona e in quelli senza. Ovviamente non sono state considerate le persone portate in ospedale dopo essersi sentite male mentre correvano la maratona in questione.

Il risultato dello studio è che i pazienti ricoverati in un giorno in cui si svolge una maratona hanno il 28,2 per cento di probabilità di morire nel mese successivo al ricovero; la percentuale per chi viene ricoverato in un giorno normale è del 24,7 per cento. Si tratta di una differenza significativa e pare che sia dovuta al ritardo nei tempi di trasporto verso gli ospedali.

In media i tempi di trasporto delle ambulanze nei giorni delle maratone esaminati erano più lunghi di 4,5 minuti, nonostante la lunghezza dei percorsi scelti dagli autisti fosse la stessa: questo perché i blocchi lungo il percorso delle corse causano maggiore traffico nelle altre strade.. Per i pazienti che sono andati negli ospedali con mezzi propri il ritardo era anche maggiore. Non sono comunque solo le maratone a causare questo genere di problemi, visto che tutti gli eventi per cui è necessario chiudere una parte consistente delle strade di una città possono causare ritardi nei trasporti in ambulanza.

Aaron Carroll del New York Times ha scritto sullo studio ricordando che in generale le tempistiche sono fondamentali quando c’è bisogno di aiutare una persona con un arresto cardiaco. Chi viene assistito con le tecniche di primo soccorso da personale medico specializzato per le emergenze già prima di entrare in ospedale ha il doppio delle probabilità di essere ancora vivo dopo trenta giorni. Anche negli ospedali la velocità è importante: un paziente sottoposto a una procedura di defribillazione con un minuto di ritardo ha il 20 per cento in meno di probabilità di sopravvivere. In generale per ogni minuto di ritardo le probabilità di sopravvivenza diminuiscono del 10 per cento. Secondo Carroll per questa ragione sarebbe molto importante che il numero di persone capaci di praticare tecniche di primo soccorso di base – quelle che anche chi non è medico può imparare a fare, la Croce Rossa Italiana ad esempio ha dei programmi per insegnarle – fosse maggiore.

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