Trump ha negato di aver chiesto a Comey di smettere di indagare su Flynn

«No. No. Prossima domanda», ha detto a un giornalista che chiedeva se l'accusa formulata nei giorni scorsi fosse vera

(Mark Wilson/Getty Images)

Durante una conferenza stampa alla Casa Bianca con il presidente colombiano Juan Manuel Santos, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha negato di aver chiesto all’ex capo dell’FBI James Comey di smettere di indagare su Michael Flynn, ex consigliere per la sicurezza nazionale, e sui suoi rapporti con alcuni funzionari russi. Quella di aver fatto pressioni su Comey perché chiudesse l’indagine è un’accusa molto pesante, arrivata martedì sera dopo la diffusione da parte dei media statunitensi di un memo personale di Comey. Rispondendo a un giornalista che gli ha chiesto se l’accusa fosse vera, Trump ha detto:

No. No. Prossima domanda.

(la risposta di Trump è intorno al minuto 1.18.00)

A dare la notizia delle presunte pressioni di Trump è stato il New York Times, che ha detto di aver ottenuto informazioni su un memo scritto da Comey nel quale l’ex direttore dell’FBI – licenziato la settimana scorsa da Trump – riportava che Trump gli avesse detto: «Spero che tu possa lasciar perdere questa cosa, e liberare Flynn. È un brav’uomo. Spero che tu possa lasciar perdere». Il New York Times non ha visto il documento, che è stato letto al telefono a un giornalista da una fonte vicina a Comey; altre testate americane, consultando altre loro fonti, hanno confermato l’esistenza e il contenuto del documento.

Michael Flynn è un ex generale, amico personale e stretto collaboratore che Trump aveva scelto come consigliere per la sicurezza nazionale subito dopo il suo insediamento, nonostante certe sue idee estremiste e nonostante lo stesso ex presidente Barack Obama lo avesse invitato informalmente a evitare. Flynn, che si era poi dimesso, è sotto indagine per aver parlato al telefono con l’ambasciatore russo negli Stati Uniti, Sergey Kislyak, discutendo con lui le sanzioni contro la Russia prima che Trump si insediasse da presidente, di aver nascosto quelle telefonate all’FBI e a Mike Pence, di aver ricevuto – senza dichiararli, come avrebbe dovuto – un pagamento in denaro da RT, una televisione controllata dal governo russo, e un incarico di lobbying per conto del governo turco.

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