Robert Mueller visits AU
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  • giovedì 18 maggio 2017

Sarà un procuratore speciale a indagare su Trump e la Russia

Il dipartimento della Giustizia ha ceduto alle richieste dei Democratici e ha scelto un procuratore di grande credibilità e indipendenza

Robert Mueller visits AU
Robert Mueller. (AP photo/The Herald Bulletin, Don Knight)

Il dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti ha nominato Robert S. Mueller III, un ex direttore dell’FBI, come procuratore speciale dell’indagine sui presunti legami tra il comitato elettorale di Donald Trump, oggi presidente, e l’intelligence del governo russo. Mueller avrà il compito di guidare e supervisionare l’indagine, al termine della quale potrà sporgere accuse formali contro i collaboratori di Trump ed eventualmente anche contro lo stesso Trump (anche se potrebbero volerci mesi o addirittura anni). Mueller è una persona di grande credibilità, molto stimata sia dai Democratici che dai Repubblicani e nota per la sua indipendenza di giudizio.

La decisione del dipartimento di Giustizia asseconda le richieste dei parlamentari Democratici e anche di alcuni Repubblicani, che soprattutto dopo i guai degli ultimi giorni avevano chiesto che l’indagine sulla Russia fosse affidata a un procuratore speciale. Nonostante abbia acconsentito alla nomina di Muller, Trump l’ha commentata spiegando che «l’indagine confermerà quello che sappiamo già, cioè che non c’è stata nessuna collaborazione tra il mio comitato elettorale ed entità straniere». Trump si è anche lamentato su Twitter che nei suoi confronti è in corso «la più grande caccia alle streghe a un politico nella storia americana». Infine poco prima, Trump aveva criticato – senza fornire prove – il fatto che non fosse stato nominato un procuratore speciale per indagare l’amministrazione Obama o il comitato elettorale di Hillary Clinton.

Le pressioni sulla Casa Bianca e l’amministrazione Trump erano cresciute soprattutto dopo la decisione del presidente Trump di licenziare il capo dell’FBI, James Comey, e le notizie secondo cui Trump a febbraio avrebbe chiesto a Comey di rinunciare al filone dell’indagine su Michael Flynn, ex consigliere della sicurezza nazionale e amico personale di Trump, indagato per i suoi legami – che ha nascosto – con la Russia e la Turchia.

Ieri i parlamentari Repubblicani che presiedono le commissioni Giustizia e Intelligence della Camera e del Senato hanno convocato a testimoniare James Comey, l’ex capo dell’FBI, e hanno chiesto all’FBI di consegnare tutti i documenti su cui Comey ha trascritto le sue conversazioni con Trump durante questi cinque mesi.

Mueller ha 72 anni e risponderà al dipartimento della Giustizia – non al suo capo, Jeff Sessions, che ha rinunciato alla supervisione dell’indagine perché a sua volta aveva nascosto i suoi incontri con i russi – ma avrà molta autonomia investigativa rispetto a un normale procuratore, e non sarà obbligato a rendere conto al dipartimento della Giustizia sui progressi dell’indagine. Mueller è stato capo dell’FBI con presidenti Democratici e Repubblicani: nominato da George W. Bush nel 2001, appena una settimana dopo gli attentati dell’11 settembre, è considerato la persona che ha rimesso in piedi la credibilità dell’agenzia dopo gli attacchi; Barack Obama nel 2011 – cioè alla fine del suo incarico decennale – gli chiese di restare altri due anni, per la prima volta nella storia dell’FBI. Mueller e Comey si conoscono molto bene.

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