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  • lunedì 15 maggio 2017

Edouard Philippe è il nuovo primo ministro della Francia

Macron ha scelto l'attuale sindaco di Le Havre, che ha cominciato nel Partito Socialista ma poi si è avvicinato al centrodestra

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Edouard Philippe (CHARLY TRIBALLEAU/AFP/Getty Images)

Emmanuel Macron, il nuovo presidente della Francia che ha giurato domenica 14 maggio e che ha vinto le elezioni con il 66 per cento dei voti, ha nominato il suo primo ministro: Edouard Philippe. Ha 46 anni, è avvocato, è l’attuale sindaco di Le Havre eletto con il partito di centrodestra Les Républicains, in passato ha militato nel Partito Socialista e poi si è avvicinato ad Alain Juppé, importante esponente di LR sconfitto alle scorse primarie da François Fillon.

Philippe è nato a Rouen, nel nord della Francia, capoluogo del dipartimento della Senna Marittima e della regione della Normandia, è cresciuto in un ambiente piuttosto di sinistra. Ha studiato nel prestigioso istituto di studi politici di Parigi Sciences Po, poi all’École nationale d’administration (Scuola nazionale di amministrazione, ENA) con sede a Strasburgo e dal 1997 ha cominciato a lavorare al Consiglio di Stato francese come esperto di diritto in appalti pubblici. Philippe ha iniziato la sua carriera politica con il Partito Socialista, ma dopo due anni si è avvicinato alla destra francese e in particolare ad Antoine Rufenacht, sindaco di Le Havre tra il 1995 e il 2010, direttore della campagna presidenziale di Jacques Chirac nel 2002 e consigliere politico di Nicolas Sarkozy durante le primarie del centrodestra nel 2016.

Philippe è diventato sindaco di Le Havre nel 2010 (rieletto nel 2014) ed è deputato dal 2007 come sostituto e poi dal 2012 come eletto con l’UMP, partito ha cambiato nome in Les Républicains. Philippe è considerato molto vicino ad Alain Juppé, sindaco di Bordeaux, primo ministro della Francia tra il 1995 e il 1997 ed esponente di una destra moderata: è stato membro del gabinetto di Alain Juppé al Ministero dell’Ecologia, dello Sviluppo Sostenibile e della Pianificazione e nel 2007 (e fino alla sua elezione a sindaco) è entrato a far parte come dirigente del gruppo Areva, una multinazionale francese che opera nel campo dell’energia. Philippe ha sostenuto Juppé alle primarie del centrodestra per le ultime presidenziali e dopo la sua sconfitta ha sostenuto Fillon, facendosi però da parte quando Fillon è stato coinvolto nelle inchieste sui lavori fittizi della moglie e dei figli. Per rispettare la legge sui due mandati Philippe aveva annunciato qualche giorno fa che non si sarebbe ricandidato alle elezioni legislative del 2017.

I giornali francesi definiscono Philippe un “gran lavoratore” e scrivono che ha un profilo politico molto compatibile con quello di Macron: è considerato un vero centrista, con legami con personalità sia di destra che di sinistra. Ricordano poi che nel 2013 al momento della votazione della legge francese per legalizzare il matrimonio e l’adozione per le coppie dello stesso sesso lui si astenne. I suoi critici lo definiscono un uomo molto freddo e molto ambizioso. Le Monde scrive che la nomina di Edward Philip rientra nel processo di rinnovamento voluto da Emmanuel Macron: Philippe è poco conosciuto nonostante faccia politica da molti anni e appare ai più come un volto nuovo. Il nuovo primo ministro fa soprattutto parte della strategia di Macron di mettere in crisi la destra e attirare nuovi elettori. Dal momento della sua elezione, Macron ha infatti continuato a inviare messaggi e a parlare direttamente a questa area politica e in particolare a quella dei cosiddetti “juppéistes”, rappresentanti di una destra moderata. L’obiettivo di Macron è quello di riuscire ad ottenere, anche grazie ai voti della destra e alla crisi del partito dei Repubblicani, una maggioranza parlamentare alle legislative del prossimo giugno.

Pierre Laurent, segretario del Partito Comunista francese, ha reagito alla nomina di Philippe dicendo che quella di Macron è una «scelta chiara, né di sinistra né di sinistra», riprendendo una celebre frase di François Mitterrand («le centre c’est ni de gauche, ni de gauche», “il centro non è né di sinistra né di sinistra”). L’altro nome che circolava da giorni per la carica di primo ministro era quello di Sylvie Goulard, eurodeputata liberaldemocratica eletta con il Movimento Democratico, partito politico centrista, figura probabilmente più accettabile per la sinistra rispetto a un esponente dei Repubblicani. Jean-Luc Mélenchon, leader del movimento La France Insoumise, che al primo turno delle presidenziali aveva ottenuto circa il 19 per cento dei voti, ha spiegato che «Il vecchio mondo è tornato»: «Emmanuel Macron ha preso il controllo di tutta la classe politica del paese. La destra sta per essere annessa con la nomina di Edouard Philippe. Il Partito Socialista è già stato assorbito». Mélenchon ha poi aggiunto che «per il bene della democrazia» francese non resta che un’unica «forza coerente e unita», quella che lui rappresenta: «Non date pieni poteri a Macron, lasciate che un’alternativa possa vivere nel nostro paese». La nomina di Philippe è stata invece accolta con soddisfazione dai partiti di centro destra, dai Repubblicani e dall’Unione dei Democratici e degli Indipendenti, di orientamento liberale.

Il primo ministro uscente Bernard Cazeneuve, del Partito Socialista, si era dimesso dopo l’ultima riunione di gabinetto avvenuta lo scorso mercoledì e oggi, dopo la nomina di Philippe, c’è stato il formale passaggio di poteri. Philippe ha parlato dopo Cazeneuve, lo ha ringraziato e nel suo breve discorso, piuttosto formale, ha ricordato di essere «un uomo di destra».

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(Il primo ministro uscente Bernard Cazeneuve e il nuovo primo ministro Edouard Philippe all’Hôtel Matignon, residenza ufficiale del primo ministro del governo francese a Parigi, 15 maggio 2017 – GEOFFROY VAN DER HASSELT/AFP/Getty Images)

Domani, martedì 15 maggio intorno a mezzogiorno, il nuovo primo ministro nominerà il governo. Nel frattempo, il giorno del suo insediamento, Macron ha scelto i membri del suo gabinetto: 5 uomini. Alexis Kohler è il nuovo segretario generale dell’Eliseo, ha 43 anni ed è stato capo di gabinetto di Macron quando era ministro dell’Economia nel governo Valls; Patrick Strzoda, 64 anni, ex prefetto della regione della Bretagna, è stato scelto come capo di gabinetto; Ismaël Emelien, 30 anni, stratega politico di Macron già durante la campagna elettorale, vicino a Dominique Strauss Kahn nella campagna elettorale per le primarie dei socialisti del 2006, è stato nominato consigliere speciale; Sylvain Fort, 45 anni, si occuperà infine della comunicazione.

 

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